Mentre viene presentato come film di apertura alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 il suo nuovo film La Grazia, torna a galla un video caricato da Netflix su Youtube qualche tempo fa, in occasione dell’uscita di È stata la mano di Dio, in cui Paolo Sorrentino racconta i film che lo hanno segnato. Una piccola antologia personale di immagini, emozioni e svolte interiori, non tanto da cinefilo quanto da regista che risale alla scintilla della sua ispirazione.
Le prime rivelazioni: Tornatore e Truffaut
Nel video, Sorrentino accenna con gratitudine a due titoli leggendari: Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, e Effetto Notte di François Truffaut. Due film molto diversi, ma uniti da un filo rosso: entrambi raccontano il dietro le quinte del cinema, l’amore per le immagini, la tensione tra vita vissuta e vita rappresentata.
Ivan Romano//Getty Images
Sono film che parlano di cinema attraverso la lente dell’emozione, e che – non a caso – hanno ispirato centinaia di registi in tutto il mondo. Ma per Sorrentino, il vero punto di svolta arriva con un altro titolo.
Il titolo che ha fatto scattare tutto
Poi Sorrentino il film a cui deve tutto: 8½ di Federico Fellini, nella definizione del regista napoletano: «un film più puntuale degli altri in relazione alla difficoltà di stare al mondo».
Ecco il video:
Cos’è davvero 8½, e perché conta ancora
Uscito nel 1963, 8½ è il film che Fellini girò quando si trovò in una profonda crisi creativa. Racconta la storia di Guido Anselmi (Marcello Mastroianni), regista di successo alle prese con un nuovo film che non riesce a realizzare, intrappolato tra pressioni produttive, donne del passato, sogni infantili e ossessioni personali.
È un film sul blocco dell’artista, ma anche sull’uomo che non sa più chi è. Un’opera metacinematografica, ironica, visionaria, profondamente malinconica. È considerato ancora oggi una delle vette del cinema mondiale, e ha influenzato tutto – dalla Nouvelle Vague a Hollywood.
Sorrentino e Fellini: la parentela è evidente
Che Paolo Sorrentino abbia trovato in Fellini un punto di riferimento profondo è evidente a chiunque abbia visto La grande bellezza. Ma i richiami sono ovunque nel suo cinema, da Il divo a The Young Pope: la Roma notturna, il sacro e il profano che si mescolano, i personaggi grotteschi e poetici, la contemplazione estetica che convive con la nausea esistenziale.
Nato a Genova nel giorno in cui a Bel Air morì Truman Capote, dopo un lungo percorso di autocoscienza si è rassegnato all’idea che si tratta solo di una coincidenza. Laureato in Relazioni Internazionali e diplomato alla Holden ha lavorato a lungo nelle istituzioni europee, scrivendo nel tempo libero per L’Ultimo Uomo, Minima et Moralia, Pandora e altre testate. Nel 2018 entra nella redazione di Esquire Italia, di cui oggi è Digital Managing Editor. Ha scritto anche due libri e qualche sceneggiatura.