Meloni oggi al Meeting dopo le tensioni tra alleati (e quelle con la Francia). E c’è anche Salvini

(Paola Di Caro) Sarà la sua prima volta al Meeting di Rimini da presidente del Consiglio, e parlerà a mezzogiorno. Questa è l’unica certezza di una giornata che segna di fatto la ripresa dell’attività politica su un palcoscenico da sempre adatto a lanciare messaggi, si pensi solo a quello di Mario Draghi qualche giorno fa sull’irrilevanza politica dell’Europa in un momento tanto difficile sul piano internazionale. Ieri, da quel palco, anche Roberta Metsola ha condiviso quell’allarme: «Lo status quo non può bastare. Siamo davanti a un bivio: o cambiamo o siamo destinati all’irrilevanza», pur precisando che «l’Ue non è mai stata spettatrice».

Ed è probabile che Giorgia Meloni, che a Rimini l’ultima volta arrivò nel 2022 in piena campagna elettorale, assieme agli altri competitor, proprio sul contesto internazionale si soffermi ampiamente nel suo discorso che ieri stava preparando, e che dovrebbe essere piuttosto ampio, avendoci lavorato da mattina a sera.

Dopo di lei, nel pomeriggio, toccherà a Matteo Salvini intervenire, nelle vesti di ministro dei Trasporti, con un tempismo che secondo alcuni avrebbe irritato la premier ma che in verità lei nemmeno conosceva, avendolo appreso solo dai giornali. E’ possibile anche i due si incrocino per qualche minuto tra chi riparte e chi arriva, ma anche se a distanza il tema del rapporto con l’alleato non potrà non fare capolino dopo giorni in cui lo scontro tra il leader della Lega e l’Eliseo è stato durissimo. Uno scontro a senso unico in verità, perché il vice premier se ne è uscito con un ben poco diplomatico «si attacchi al tram» rivolto a Macron che tra i Volenterosi il più disposto ad inviare truppe in Ucraina, e da Parigi hanno richiamato per spiegazioni l’ambasciatore.

Ha replicato il ministro degli Esteri Tajani: «La politica estera la fanno la premier e io», e anche ieri la Farnesina ha ribadito che l’accordo tra Francia e Italia su una mediazione di Usa e Ue ed della crisi ucraina è totale. Ma Meloni non si è minimamente esposta, almeno in pubblico.

Dovrebbe farlo oggi, con ogni probabilità spiegando che l’Italia è disposta a fare la sua parte, ma solo quando il bilaterale o trilaterale sarà stato fatto – e siamo ancora lontani -, l’accordo pure, come la tregua, e comunque solo nell’ambito di una missione internazionale magari sotto egida Onu. Sostanzialmente, la posizione di tutta la maggioranza è simile, ma i toni diversi stanno a significare che con le Regionali alle porte ciascuno cerca di ritagliarsi uno spazio. In attesa peraltro che, a breve, si trovi la quadra sulle candidature ancora in sospeso, Veneto e Campania in primis.

E dunque – oltre ad un passaggio prevedibile sulla crisi israelo-palestinese – ci saranno i temi della ripresa politica interna. E sono tanti. In primo luogo la manovra. Vista la sede, quella di Comunione e liberazione, Meloni dovrebbe mettere al centro gli aiuti alle famiglie e ai lavoratori più in difficoltà, pur rivendicando la crescita dell’occupazione negli ultimi mesi del suo governo. Un ulteriore abbassamento delle aliquote dovrebbe essere previsto in manovra a favore del ceto medio, mentre è difficile che si possa affrontare il tema della rottamazione, tanto caro alla Lega. E quindi detassazione o allargamento dell’aliquota del 33% anzichè del 35 per i redditi fino a 60mila euro (richiesta forte di FI), e magari attenzione specifica ai settori maggiormente colpiti dai dazi: acciao, agro-alimentare e vini.

Certamente il suo è un intervento molto atteso, visto il sostanziale silenzio tenuto in estate, che ha lasciato il campo soprattutto alle esternazioni di Salvini. Sarà da vedere se il leader della Lega rilancerà su altri temi forti o rinfocolerà polemiche come sulla commissione per la Sanità o appunto sulle Regionali, oltre che sui rapporti con la Francia. Polemiche alle quali in teoria non ha alcun interesse di prendere parte Meloni, che semmai vuole concentrare i suoi sforzi mediatici per contrattaccare l’opposizione che sta costruendo quasi ovunque alleanze di campo largo. Rivendicando la durata del suo governo, il quarto di sempre, e i risultati ottenuti. Oltre quelli che verranno: riforma della giustizia, premierato, autonomia, riforma fiscale. Come da programma. L’applausometro, sempre calcolato a Rimini, dirà quanto è stata convincente per la base cattolica del Meeting.