di
Piero Di Domenico
L’etolie omaggia il pittore all’EuropAuditorium con musiche di Monteverdi e un corpo di ballo composto da 30 danzatori
Roberto Bolle, che nel 2027 si vedrà dedicata una stella sulla Hollywood Walk of Fame, torna a Bologna per presentare, all’interno della stagione di danza del Teatro Comunale, il balletto «Caravaggio». Ispirato al tormentato e rivoluzionario pittore del Cinquecento e creato nel 2008 dal coreografo Mauro Bigonzetti per lo Staatsballet Berlin. All’EuropAuditorium di piazza della Costituzione da giovedì 8 ottobre alle 20,30, fino a sabato (doppio spettacolo alle 16 e alle 20,30) con musiche di Monteverdi e un corpo di ballo composto da 30 danzatori.
Bolle, che cosa rappresenta Caravaggio per lei?
«Un grande genio che ha rivoluzionato il modo di concepire un dipinto e di realizzarlo. Le sue intuizioni sulla luce e sull’ombra sono stati elementi che hanno segnato un prima e un dopo. Un punto di riferimento per tutti i pittori, e non solo, venuti dopo di lui. Un artista che andava giustamente omaggiato con un balletto, che ben si presta a portare in scena gli elementi della luce e dell’ombra perché in questo ritroviamo una grande teatralità».
Come sono stati tradotti questi elementi nella coreografia di Bigonzetti?
«Le tre ballerine con cui mi interfaccio rappresentano proprio l’Ombra, la Luce e la Bellezza, elementi che Bigonzetti ha scelto per interagire con Caravaggio. E’ un balletto non narrativo, ma che evoca un immaginario. Con il passo a due della bellezza o con quello dell’ombra, che suscita i tormenti che poi lo porteranno all’omicidio».
Bigonzetti ha raccontato di avere lavorato molto sulla tensione dei corpi.
«C’è una grande ricerca sulla plasticità dei corpi che vengono segnati e plasmati dalla luce, che richiama molto le composizioni di Caravaggio. Uno degli elementi principali di questa produzione è l’attenzione a come viene messa in scena la luce, ricreando a volte dei quadri, altre volte delle suggestioni. Il corpo parla nella sua essenzialità, anche perché i costumi sono molto minimali».
In questi anni lei sta cercando di ampliare sempre più il pubblico della danza. La scelta di un personaggio popolare come Caravaggio va in questa direzione?
«Il fatto che io abbia scelto di portare in Italia “Caravaggio” è anche legato alla sua fama. È una produzione di grande italianità ma mai eseguita in Italia fino allo scorso anno. C’è molto dell’eccellenza del nostro Paese e non mi spiegavo perché un balletto così bello e di successo a Berlino non fosse ancora arrivato da noi».
Come si è accostato a Caravaggio?
«E’ un personaggio che mi dà la possibilità di esprimere non un solo lato, quello estetico. Nel balletto classico spesso il principe è quello buono, bravo e bello, poi abbiamo il cattivo dall’altra parte. Tutto è semplificato. Questo personaggio ha invece più sfaccettature e mi dà la possibilità di esprimere diverse emozioni, dalla goliardia al tormento, per arrivare al suicidio finale. L’ho proposto anche a Buenos Aires tre anni fa, al Colón, e da lì ho deciso di portarlo in Italia. Ma con alcune novità».
Quali?
«Intanto con noi ci sarà l’orchestra dal vivo mentre finora, a Milano, Firenze e Torino, avevamo sempre musica registrata. Un elemento di grande pregio che impreziosisce lo spettacolo».
Caravaggio è stato un rivoluzionario nel suo campo. Nella danza di oggi che cosa la intriga per la sua carica di novità?
«Nella danza contemporanea una chiave di cambiamento è l’inserimento della tecnologia. Di anno in anno, facendo anche tanti spettacoli teatrali o tv per Rai 1, ho cercato di sperimentare con le nuove tecnologie che, se usate in modo intelligente, possono amplificare ciò che viene portato in scena dalla danza. Possono essere le luci, i laser, i grand ledwall, che visivamente hanno un impatto potente. Di recente all’Opéra di Parigi c’erano i cameraman che entravano in scena, con i ballerini ripresi in primo piano da una prospettiva diversa e mostrati su grandi ledwall».
Non teme che così la danza possa snaturarsi?
«Sono elementi che possono dare qualcosa in più, senza snaturare la qualità della danza ma aumentando quello che può essere il risultato. Anche per attirare un pubblico giovane, abituato dai grandi concerti a installazioni, droni, mapping e tanto altro, A volte è bello riproporre spettacoli del repertorio ottocentesco, in altre occasioni è bello vedere ciò che può scaturire dall’abbinamento tra danza classica o contemporanea ed effetti tecnologici».
Lei a Bologna è ormai di casa, visto che per esempio torna puntualmente con il suo Gala.
«Il mio rapporto con Bologna risale a tantissimi anni fa. Il mio primo fan club, i ‘Bollerini’, è nato a Bologna più di 25 anni fa. Negli ultimi 15 anni sono tornato con il mio ‘Bolle and Friends’, c’è un pubblico che mi accoglie sempre con grande calore e affetto. Per me è sempre una grande festa, è come ritrovare persone che ti stimano e ti vogliono festeggiare. E’ un luogo vicino al mio cuore, a cui tengo sempre particolarmente».
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8 ottobre 2026
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