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Redazione Salute
La salute respiratoria dell’adulto comincia nei primi anni di vita. Il progresso della pneumologia pediatrica punta sulla prevenzione che in bambini e giovani passa anche da una stretta sull’uso della nicotina, anche nelle sue nuove forme, perché associata a infiammazione delle vie aeree
Trent’anni hanno cambiato profondamente il modo di curare i polmoni dei bambini. Malattie che un tempo accompagnavano i pazienti per tutta l’infanzia oggi possono essere diagnosticate prima e trattate con terapie mirate; alcune infezioni respiratorie possono essere prevenute nelle forme più gravi. Ma il progresso della pneumologia pediatrica ha portato anche a una scoperta destinata a cambiare il modo di intendere la prevenzione: la salute respiratoria dell’adulto comincia molto prima dell’età adulta, nei primi anni di vita e, in alcuni casi, già nel grembo materno.
È questo il tema al centro del XXX Congresso nazionale della Società italiana per le malattie respiratorie infantili (SIMRI), in corso a Roma con il tema «30 anni di pneumologia pediatrica: radici profonde, sguardi lontani».
Un bilancio di tre decenni di ricerca e pratica clinica che guarda però soprattutto al futuro: perché accanto ai risultati ottenuti stanno emergendo nuovi fattori di rischio, dal vaping ai prodotti contenenti nicotina, dall’inquinamento atmosferico agli effetti delle temperature estreme e del cambiamento climatico.
«Trent’anni di SIMRI raccontano una trasformazione profonda della pneumologia pediatrica. Abbiamo imparato a conoscere meglio le malattie respiratorie, a diagnosticarle più precocemente e a curarle con strumenti sempre più efficaci e mirati», sottolinea Stefania La Grutta, presidente SIMRI e del Congresso. Ma, aggiunge, è cambiato soprattutto il modo di guardare alla salute respiratoria: «Proteggere il polmone significa cominciare dai primi anni di vita», tenendo conto non solo della malattia, ma anche dell’ambiente e degli stili di vita che possono condizionare lo sviluppo polmonare nel tempo.
La medicina, intanto, è diventata sempre più precisa. Oggi la funzione polmonare e l’infiammazione possono essere valutate con strumenti più sofisticati e, nei casi più complessi, le informazioni genetiche e molecolari contribuiscono a definire la malattia. Nell’asma grave, per esempio, biomarcatori e caratteristiche individuali possono orientare la scelta dei farmaci biologici.
«Siamo passati dal curare una malattia respiratoria al prenderci cura di quel bambino con quella specifica malattia», spiega Enrico Lombardi, vicepresidente SIMRI. L’obiettivo non è più soltanto controllare i sintomi, ma preservare la funzione polmonare e, quando possibile, modificare la storia naturale della malattia.
La prevenzione inizia prima della nascita
La nuova frontiera della ricerca porta però ancora più indietro l’orologio. La traiettoria della salute respiratoria può infatti iniziare durante la vita fetale. È il tema della relazione internazionale «Early origins of chronic lung disease», affidata a Stefano Guerra, professore alla University of Arizona di Tucson.
«Per molto tempo abbiamo pensato alle malattie respiratorie croniche dell’adulto soprattutto come conseguenza di esposizioni accumulate negli anni, a cominciare dal fumo», spiega Guerra. «Oggi sappiamo che, per una parte delle persone, la traiettoria può iniziare molto prima: sviluppo e funzione del polmone si costruiscono già durante la vita fetale e l’infanzia».
A sostegno di questa prospettiva ci sono anche i risultati di uno studio longitudinale condotto su tre coorti di nascita e pubblicato su The Lancet Respiratory Medicine. Chi era sottopeso durante l’infanzia ha mostrato un rischio circa tre volte maggiore di sviluppare in età adulta una funzionalità polmonare con quadro restrittivo. Lo studio ha inoltre individuato un’associazione tra una crescita non ottimale già in epoca fetale e la funzione polmonare nell’età adulta.
La prevenzione respiratoria, dunque, non può più essere pensata soltanto come intervento sulla malattia già comparsa. Significa proteggere lo sviluppo del polmone, ridurre le esposizioni dannose e intervenire sui comportamenti a rischio fin dall’adolescenza.
Emergenza vaping
Tra le nuove emergenze c’è quella della nicotina che sta cambiando forma e sta entrando nella vita dei ragazzi attraverso prodotti che spesso non vengono percepiti come sigarette. Sigarette elettroniche, pod-mod, prodotti a tabacco riscaldato e nicotine pouches hanno moltiplicato le modalità di esposizione. Secondo i dati 2026 dell’Istituto superiore di sanità, il 37,1% degli studenti tra i 14 e i 17 anni, circa 851 mila ragazzi, ha utilizzato nell’ultimo mese almeno un prodotto contenente tabacco o nicotina.
Il rischio, spiegano gli esperti della SIMRI, è che si sviluppi una “dipendenza mascherata”. Nell’adolescente il consumo può essere intermittente, sociale, legato agli aromi e ai dispositivi elettronici e quindi apparentemente lontano dall’immagine tradizionale del fumatore. Ma quantità modeste di nicotina non significano necessariamente una dipendenza modesta: il cervello ancora in maturazione è particolarmente vulnerabile ai suoi effetti.
«Siamo di fronte a una vera epidemia di nuovi prodotti tra i più giovani», avverte Michele Ghezzi, pediatra pneumologo dell’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano. Il problema è anche la percezione del rischio: questi dispositivi vengono spesso considerati un’alternativa meno pericolosa alla sigaretta tradizionale, mentre espongono comunque a nicotina e ad altre sostanze potenzialmente dannose per le vie respiratorie.
L’utilizzo di sigarette elettroniche è stata associata a infiammazione delle vie aeree, iperreattività bronchiale, riduzione delle difese contro le infezioni respiratorie, tosse, dispnea e riacutizzazioni dell’asma. Sono stati descritti anche quadri acuti gravi come l’EVALI, una forma di danno polmonare associata all’uso di sigarette elettroniche e prodotti da vaping.
Il pediatra come sentinella
Di fronte a questa trasformazione cambia anche la prevenzione. Il position paper congiunto SIP-SIMRI raccomanda di iniziare a indagare l’uso della nicotina già dagli 11 anni, senza limitarsi alla domanda tradizionale “Fumi?”.
Il pediatra dovrebbe chiedere anche se il ragazzo utilizza sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato o altri dispositivi, con quale frequenza e se siano già comparsi segnali di dipendenza.
La SIMRI indica inoltre una serie di interventi di sanità pubblica: maggiore protezione dei minori dal marketing sui social e dagli influencer, ambienti completamente liberi da fumo e svapo, una regolamentazione più stringente dei prodotti contenenti nicotina, compresi aromi e confezioni attrattive per i più giovani, informazione sui rischi in gravidanza e programmi di prevenzione nelle scuole.
Dalla vita fetale all’infanzia, dall’adolescenza all’età adulta, sviluppo, ambiente, stili di vita e qualità delle cure concorrono a determinare quella che sarà la traiettoria respiratoria di una persona.
Ed è su questa idea di prevenzione lungo tutto l’arco della vita che oggi si incontrano medicina di precisione, terapie biologiche, nuove strategie preventive, tecnologie digitali e intelligenza artificiale. Con una consapevolezza che trent’anni fa era ancora lontana: per curare il futuro dei polmoni bisogna cominciare a proteggerli nel presente, quando sono ancora in formazione.
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9 ottobre 2026
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