Una via per il padre di Biagio Antonacci a Rozzano, la città in cui ha alimentato il sogno della sua famiglia e dei suoi figli: la dedica più bella per Paolo

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Sabato 10 ottobre, a Rozzano, una targa nuova ha dato un nome a una strada di Valleambrosia e una voce a un ricordo lungo dodici anni. Adesso esiste via Paolo Antonacci, dedicata al papà di Biagio Antonacci proprio nel giorno del suo compleanno: avrebbe compiuto 92 anni.

Lo aveva anticipato lo stesso cantautore, commosso, a Domenica In da Mara Venier. Per l’occasione ha scritto al padre una lettera che è una poesia per la famiglia che l’ha sempre sostenuto. Da lì, un viaggio all’indietro fino a una cameretta all’ottavo piano e una chiusa destinata a restare: “Sei in ogni forma d’amore possibile“.

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Chi era Paolo Antonacci, il papà di Biagio amato da tutta Rozzano

Nato a Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, Paolo Antonacci ha trovato a Rozzano la sua seconda casa e l’ha ricambiata con anni di impegno civico. È stato assessore ai servizi sociali, poi prosindaco e assessore all’edilizia privata.

Il suo nome resta legato soprattutto al volontariato. Tra i fondatori della Croce Viola e presidente di Ageha, si è speso per i diritti delle persone più fragili e con disabilità, con una generosità che in città ricordano in tanti. Un legame che anche Biagio, nei primi anni di carriera, ha voluto sostenere più volte.

Il sindaco Mattia Ferretti ha ricordato che la data è stata scelta apposta: il 10 ottobre Paolo veniva al mondo. “Celebrare la sua nascita intitolandogli questa via è un atto di gratitudine che supera il tempo”, ha detto. Accanto alla moglie Ornella e ai familiari c’erano le autorità civili e militari, mentre il Corpo Musicale di Rozzano accompagnava i momenti più intensi. Paolo se n’è andato il 20 maggio 2014, a 79 anni.

La lettera di Biagio Antonacci al padre: dalla Puglia alla fabbrica dei sogni

Nella lettera al padre, Biagio riavvolge il nastro fino ai tre anni, quando con mamma e papà lascia la casa dei nonni a Milano. Grazie alla tenacia di Ornella, l’Istituto Case Popolari assegna alla famiglia un appartamento all’ottavo piano di via Fiordalisi. Lui ricorda una strada stretta, la nebbia, una Milano che sembrava lontanissima. Proprio lì, in periferia, i sogni hanno cominciato a prendere forma.

Poi arriva il fratello Graziano e la cameretta diventa “ancora di più una fabbrica di sogni“. Lui stesso ha raccontato che a dieci anni suonava lì una batteria usata comprata dal padre, tra le proteste dei vicini. Da bambino lo chiamavano Mustang Rozzano, per quella testa sempre altrove, e il soprannome oggi riecheggia nel suo nuovo album.

Oltre all’educazione, Paolo ha lasciato ai figli l’esempio. A Passa dal BSMT, il podcast di Gianluca Gazzoli, Biagio aveva confessato di non essere mai riuscito a dire “ti voglio bene” a suo padre, nemmeno alla fine.

A festeggiarlo, la famiglia al completo: i suoi fratelli Franco e Rosetta, i nipoti Paolo, Giovanni e il piccolo Carlo, nato quando il nonno se n’era già andato. E una frase che chiude il cerchio meglio di qualsiasi ritornello: “Oggi una strada porta il tuo nome, proprio tu che la strada la cercavi”. E l’uomo partito dalla Puglia adesso abita per sempre su una targa di Rozzano, tra le persone che ha aiutato.

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