Durante la pandemia da Covid si dibattè a lungo, e accanitamente, sulla sua potenziale utilità nel contrasto al virus. Più in generale, anche oggi c’è chi la sottostima, declassandola ad una sorta di inutile “moda”, e chi la metterebbe anche nel caffè. In entrambi i casi, un errore. Mentre le Asl, a loro volta pressate dalla Regione, sembrano soprattutto preoccupate dei costi, come dimostrano le circolari diramate anche in questi giorni ai medici ospedalieri, di famiglia e ai pediatri piemontesi. Una cosa è certa: sulla Vitamina D la confusione continua a regnare sovrana. «E’ un vero e proprio farmaco, non un semplice integratore», comincia con il precisare il professor Gianluca Aimaretti, direttore Endocrinologia universitaria alla Città della Salute.

Aumenta la spesa farmaceutica, le Asl invitano i medici alla “prescrizione consapevole”.
«Giusto che gli organi di controllo verifichino se ci sono eccessi e, nel caso, esercitino una moral suasion, fatta salva la libertà e la responsabilità del medico di prescrivere secondo scienza e coscienza».

In sintesi: nelle circolari si invita a prescrivere le formulazioni a minor costo in gocce rispetto a quelle ad alto costo in flaconi monodose.
Non mi risulta un beneficio comprovato delle gocce piuttosto che dei flaconcini».

Probabilmente il punto sono i costi, di imballaggio e di spedizione.
«Sì, è possibile».

I direttori della farmaceutica delle aziende ribadiscono «l’importanza di una scelta terapeutica con costo/terapia anno più favorevole, laddove clinicamente possibile».
«Nulla in contrario alla prescrizione di prodotti equivalenti a minor costo, se certificati rispetto agli originali».

Ma?
«Ma di queste e altre cose bisognerebbe discutere con i medici, coinvolgendoli attivamente».

Invece?
«Si procede per “a silos”».

Per compartimenti stagni?
«Con una gestione rigidamente frammentata, in cui i singoli reparti, uffici o tetti di spesa operano in modo isolato, senza comunicare né integrarsi gli uni con gli altri».

Professore: la Vitamina D serve, quanto serve, e per chi?
Serve ai bambini e agli adolescenti, per lo sviluppo metabolico, così come agli anziani, variamente affetti da osteoporosi più e meno avanzata».

Insomma: è utile per i bambini, gli anziani di dopodomani, e per gli anziani di oggi?
«Esatto. La popolazione invecchia costantemente, una dinamica ormai nota e con cui la Sanità deve fare i conti, significa che spenderemo sempre più per le malattie croniche: il risparmio nel presente sarà un aggravio di costo nel futuro. In Francia, per esempio, ci sono prodotti fortificati con Vitamina D fin dalla nascita».

I nostri nonni propinavano l’olio di fegato di merluzzo.
«Contro il rachitismo, i trigliceridi elevati e per l’effetto metabolico generale: contiene una elevata concentrazione di Vitamina D».

Ma terribile.
«Da allora gli studi sono progrediti, per fortuna disponiamo di altre formulazioni».

Il nostro organismo non produce già Vitamina D?
«Sì, a livello della cute: ma è inattiva».

In che senso?
«Si attiva con l’esposizione alla luce, ovviamente non basta che l’esposizione non sia limitata al volto».

I benefici?
«Diversi: agisce sul tratto iniziale dell’intestino, favorendo il riassorbimento di calcio dagli alimenti, sulle ossa, ma anche a livello renale».

Quanto incide su questo aspetto il cambiamento delle nostre vite?
«Incide eccome: una volta larga parte della popolazione viveva e lavorava nelle campagne, oggi passiamo gran parte, se non l’intera giornata, negli uffici, sotto la luce artificiale. E l’esposizione solare, nei mesi più caldi, non è sempre agevole».

Perché?
«Perché senza protezioni l’esposizione solare diretta può innescare tumori cutanei, e perché con il cambiamento climatico si associa a temperature sempre più alte e sempre meno sopportabili».

Lo smog? C’entra qualcosa?
«Incide anche quello, perché filtra i raggi solari».

Insomma: con la vita moderna è aumentato il bisogno di Vitamina D?
«Il che non significa abusarne, considerato che può portare ad una eccessiva presenza di calcio nell’organismo, con effetti anche pericolosi. Di sicuro, ragionare solo in termini di costi rischia di essere fuorviante».