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Lara Sirignano

All’ospedale San Giovanni Di Dio 100 impianti in 5 anni. Tra i medici indagati l’urologo e chirurgo Gabriele Antonini, pioniere di questo tipo di operazioni. «Danno ingente, ogni protesi è costata in media 8mila euro»

Per anni avrebbero effettuato indebitamente interventi a carico del Servizio Sanitario impiantando protesi al pene a pazienti che per la legge avrebbero dovuto pagarsele di tasca propria. Peculato, falso e truffa aggravata sono solo alcuni dei reati che la Procura di Agrigento contesta a cinque medici tra i quali uno dei pionieri di questo genere di operazioni, l’urologo e chirurgo Gabriele Antonini. 

Il caso, che vede coinvolto l’ospedale San Giovanni Di Dio, è scoppiato quando l’ex commissario del nosocomio ha segnalato alla magistratura il boom di impianti: 100 in 5 anni. Un record sospetto visto che le protesi sono pagate dal pubblico solo in casi specificamente previsti: malattie oncologiche, perdita dell’organo, deviazioni congenite.



















































L’inchiesta, aperta dai pm della Città dei Templi, avrebbe invece accertato che gli interventi a cui i pazienti si sono sottoposti non apparterrebbero a queste categorie e che quindi il personale sanitario coinvolto e probabilmente anche i pazienti (ma le singole posizioni sono ancora sotto esame) hanno commesso una truffa aggravata.

Scavando, gli investigatori hanno scoperto che gli impianti avvenivano indebitamente nelle sale operatorie del nosocomio, così sottratte ad altri interventi chirurgici (da qui l’accusa di peculato) e che la presenza di Antonini non sarebbe stata segnalata nelle cartelle (per questo la contestazione di falso). Diversi i testimoni sentiti dai carabinieri: alcuni sanitari hanno raccontato di medici esterni all’ospedale, mai visti prima, impegnati in operazioni di impianto, raccontando di essersi rifiutati di prendere parte alle operazioni. 

Il danno per il sistema sanitario sarebbe ingente se si pensa che ciascuna protesi è costata alla sanità pubblica mediamente 8mila euro e che l’esborso per operazioni simili viene quantificato in circa 30mila euro. Il tutto moltiplicato per cento.

E mentre l’Asp annuncia che si costituirà parte civile in un eventuale processo, i magistrati si apprestano a notificare l’avviso di conclusione dell’inchiesta, atto che solitamente precede il processo. Il caso Agrigento, però, potrebbe non essere isolato. Cioè pazienti privati potrebbero essere stati dirottati in altre strutture pubbliche per caricare sul sistema sanitario costi indebiti.

14 ottobre 2026 ( modifica il 14 ottobre 2026 | 20:27)