di
Fausta Chiesa
L’annuncio di Palazzo Chigi. L’Italia notificherà le misure temporanee alla Commissione. L’obiettivo è di limitare l’effetto dell’aumento dei prezzi del gas sul prezzo dell’energia elettrica per le famiglie e le imprese
Il governo italiano e la Commissione europea hanno raggiunto un’intesa comune sulle misure previste dal Decreto Bollette. Lo riferisce una nota di Palazzi Chigi. Ciò fa seguito, viene spiegato, a intensi e costruttivi scambi tra i servizi della Commissione e le autorità italiane, con l’obiettivo comune di attenuare l’impatto dei costi energetici e limitare l’effetto dell’aumento dei prezzi del gas sul prezzo dell’energia elettrica per le famiglie e le imprese, preservando al contempo la parità di condizioni nel mercato interno minimizzando le distorsioni. Su questa base, l’Italia notificherà le misure temporanee alla Commissione ai sensi delle norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato e la Commissione le valuterà in via prioritaria. La premier Giorgia Meloni in riferimento alle bollette ha dichiarato: «Sono molto contenta dell’accordo Ue, le abbasserà».
Il tetto al prezzo del gas
La misura riguarda la possibilità di mettere un tetto temporaneo al prezzo del gas quando è usato per produrre energia elettrica come aveva fatto la Spagna nel 2022 con il «Tope». La misura, ha dichiarato un portavoce della Commissione, «contribuirà a ridurre i costi energetici sia per le famiglie che per le imprese. Sarà di natura temporanea e concepita in modo da ridurre al minimo le distorsioni nel mercato dell’elettricità dell’Ue, preservando al contempo gli incentivi agli investimenti a lungo termine nell’energia pulita. Compenserà esclusivamente l’aumento dei costi del gas, senza coprire i costi legati al sistema di scambio di quote di emissione (Ets), e garantirà che i benefici siano interamente trasferiti ai consumatori finali. Inoltre, al finanziamento della misura contribuiranno soltanto i consumatori che ne traggono beneficio». Nel 2022, la Commissione ha approvato «un meccanismo volto a ridurre i prezzi all’ingrosso dell’elettricità nel mercato iberico (Mibel), agendo sui costi di approvvigionamento delle centrali elettriche alimentate a combustibili fossili. Sebbene in questa fase non sia stata ancora adottata alcuna decisione formale, l’accordo di massima dovrebbe consentire all’Italia di notificare alla Commissione la propria misura di aiuto di Stato. È nostra intenzione valutare la misura e approvarla quanto prima, una volta ricevuta la notifica formale».
L’effetto sul prezzo dell’energia
Ma perché abbassare il prezzo del gas abbassa il prezzo dell’energia? Perché l’Italia produce energia sia con il gas sia con le rinnovabili, ma nel 70% del tempo il prezzo in Borsa lo fa il gas. Abbassando il prezzo del gas termoelettrico si abbassa di conseguenza il prezzo dell’energia elettrica che si forma sul mercato italiano all’ingrosso. Il tetto negoziato, è trapelato due giorni fa, si aggira indicativamente tra i 55 e i 65 euro per megawattora a fronte di prezzi di mercato superiori. Oggi, il prezzo del gas sul Psv (il mercato italiano all’ingrosso gestito dal Gme) è di 88,75 euro al megawattora. Sarà poi lo Stato a coprire la differenza tra il costo reale del gas e il tetto stabilito per i produttori di energia ed è questo su cui occorreva l’ok di Bruxelles.
Di quanto scenderà il prezzo dell’energia?
Di quanto calerà il prezzo dell’energia elettrica? L’energia prodotta con il gas costa due volte il prezzo del gas (le centrali termoelettriche hanno un’efficienza media del 54%, alcune sono più efficienti e arrivano al 57%) più il costo della Co2 perché si applica l’Ets. Oggi con il gas a circa 90 euro/MWh le centrali a gas offrono almeno a un prezzo pari al loro costo di produzione pari a circa 180 euro (90×2) più il costo dell’Ets che è di circa 33 euro al MWh. Quindi il costo di produzione di un megawattora elettrico è di circa 213 euro/MWh. Applicando un tetto al prezzo del gas di 60 euro/MWh il costo di produzione si abbasserebbe a 153 euro (60×2+33). Questo è il costo di produzione. Poi in Borsa l’energia è offerta a un prezzo un po’ più alto rispetto al costo (cosiddetto «spread»). Quindi in Borsa il prezzo marginale fatto dalle centrali a gas il prezzo finale sarebbe di circa 153 euro/MWh di costo più uno spread, solitamente di 20-25 euro, quindi a circa 175 euro/MWh. Oggi, 16 ottobre, il Pun è di 232,4 euro al megawattora. I prezzi offerti in Borsa dagli impianti a gas si abbasserebbero di quasi 60 euro/MWh, quindi la misura si tradurrebbe in un calo del prezzo di oltre un quarto. Ma si avrebbe anche un effetto indiretto perché si abbasserebbero di tale valore anche le offerte delle fonti in competizione con il gas.
Pichetto: confronto intenso e costruttivo
«È un primo passo importante – ha commentato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto – frutto di un confronto intenso e costruttivo, che consente di perseguire il nostro obiettivo prioritario: attenuare l’impatto dei costi energetici su famiglie e imprese, limitando gli effetti dell’aumento del prezzo del gas sul costo dell’elettricità. In una fase ancora caratterizzata da forti incertezze sui mercati energetici, continuiamo a lavorare con pragmatismo per contenere i costi dell’energia e sostenere la competitività del nostro sistema produttivo. A breve notificheremo alla Commissione Ue un nuovo testo della norma coerente con il quadro temporaneo di aiuti di stato per la crisi in Medioriente (Metsaf), al fine di finalizzare l’accordo formale».
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16 ottobre 2026 ( modifica il 16 ottobre 2026 | 19:39)
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