Il padre dello juventino, grande ex della Lazio, domani sarà allo Stadium per vedere il big match
17 ottobre – 08:30 – TORINO
Ventotto anni fa, fu proprio uno Juventus-Lazio a far conoscere all’Italia il nome Conceiçao. Fine agosto del 1998, sotto la Mole si giocava la Supercoppa italiana. E Sergio, papà del Francisco oggi bianconero, debuttava segnando il gol decisivo nella vittoria per 2-1 dei capitolini. Il racconto di Conceiçao senior, diventato poi allenatore (anche in Serie A con il Milan) e ospite in una puntata speciale del podcast della Gazzetta “La Tripletta”, parte da qui.
Un esordio con i fiocchi, no?
“Lo ricordo come fosse ieri. In ritiro avevo avuto qualche problema fisico e sentivo che su di me c’erano dei dubbi. Normale: ero giovane, arrivavo dal Portogallo e da un campionato che era lontano dal livello eccezionale della Serie A di allora”.
Quella era una super squadra, la Lazio di oggi meno, ma è lassù in cima alla classifica con l’Inter.
“Una sorpresa, anche per il clima che si respira a Roma. So dei problemi coi tifosi. Gattuso, però, è stato bravissimo a dare da subito una grande energia. Basti guardare come sta giocando Tavares, tornato a livelli da nazionale. E Frattesi è stato un gran colpo. Alla Lazio sono molto legato, spero riesca a mantenersi nelle zone alte fino alla fine”.
Intanto domani c’è la sfida contro la Juve di suo figlio Chico.
“Certo, sarò allo stadio a vedere la partita”.
“Fossi a casa, per Francisco, perché la famiglia è la famiglia. Ma allo stadio chissà (ride ndr)”.
A proposito di Chico, che ne pensa dello sfogo al cambio contro il Celta in Europa League?
“Partiamo da un principio chiaro: l’allenatore ha sempre ragione. Se Spalletti ha pensato che fosse meglio fare quella sostituzione, avrà avuto i suoi motivi. Però va anche capita la frustrazione di un calciatore che voleva dare di più”.
Sta parlando il Sergio tecnico o il Sergio padre?
“No, no è il mio pensiero da allenatore. Nella mia squadra voglio sempre un giocatore che ha personalità e si arrabbia per una sostituzione piuttosto di uno a cui non importa nulla. Sono episodi che si vedono spesso nel calcio, magari non bellissimi, ma non vanno nemmeno ingigantiti”.
Un gol e un assist per Francisco in stagione: si poteva fare di meglio?
“Su Chico c’è una narrativa che non mi piace: è un’ala, mica un centravanti. Tutto il lavoro che fa sia a livello offensivo che difensivo per i compagni non viene valorizzato: crea superiorità, corre, dribbla, apre spazi… Quando gioca bene o fa gol si dice sempre che può dare di più, mentre se non segna giù critiche. Ok il bastone, ma ogni tanto non farebbe male pure un po’ di carota”.
Ecco, qui è papà Conceiçao che parla.
“Ancora? No, è il mio giudizio da tecnico e badate bene che l’ho anche allenato. Perché da padre, invece, mi arrabbio con lui ogni volta che tira e non fa gol (ride ndr)”.
Allargando il discorso a tutta la Juve, Spalletti viaggia sempre tra alti e bassi.
“Credo che Luciano sappia di avere un gruppo di qualità, ma ancora giovane. Per questo prova a variare spesso, per cercare di dare identità ed equilibrio alla squadra. Poi ci vogliono i risultati, naturalmente. Ma Spalletti a me piace molto: è un tipo metodico, sa lavorare con i giovani, far capire loro cosa significa giocare alla Juve”.
Lei ha provato a farlo al Milan un anno e mezzo fa?
“Sì, ma purtroppo ogni allenatore ha bisogno di una struttura societaria di un certo tipo alle spalle, altrimenti diventa difficile avere credibilità di fronte ai giocatori. Diciamo che al Milan allora non c’erano le condizioni ideali. Non mi pento di quei sei mesi, vincere la Supercoppa e raggiungere la finale di Coppa Italia battendo Roma e Inter è stato fantastico. Anzi, ancora mi brucia aver perso quella finale con il Bologna”.
Oggi sulla panchina rossonera c’è un altro portoghese, Ruben Amorim, ma la vera differenza sta nella presenza costante di Gerry Cardinale al fianco della squadra.
“Quando c’ero io, Cardinale non venne mai a Milanello. Pensi che mi mandò un messaggio per complimentarsi dopo la Supercoppa, ma io non risposi perché non avevo nemmeno il suo numero e lo lessi solo tempo dopo. Amorim, invece, lo conosco bene: abbiamo vissuto sfide accese in Portogallo, io da allenatore del Porto e lui dello Sporting. Gli auguro di fare bene a Milano”.
Lo scudetto lo vince ancora l’Inter?
“Sì, perché è la squadra più rodata, con una base che da anni fa la differenza”.
Facciamo un giochino. Ali portoghesi: meglio Sergio o Francisco Conceiçao?
“Sergio (ride ndr). Ma il migliore resta Luis Figo”.
Anche più del Cristiano Ronaldo che a inizio carriera giocava esterno d’attacco?
“Ahi, questa è dura. Però da ala forse scelgo ancora Figo, un vero fuoriclasse”.
A proposito, da portoghese sta con CR7 o Jorge Jesus?
“È un tema sensibile nel mio paese. Cristiano è una leggenda, uno dei cinque migliori calciatori di sempre. Mentre Jesus è il ct, un tecnico stimato e di grande esperienza. Davvero, non mi sembra giusto prendere le parti di uno o dell’altro”.
Ultima domanda: dopo l’Arabia, Conceiçao potrebbe tornare ad allenare in Italia?
“Perché no, mi piacerebbe. In passato oltre al Milan già c’erano state altre opzioni (Napoli e Lazio ndr)”.
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