Dopo l’Opera House di Oslo, che ha fatto la storia dell’architettura contemporanea con la sua copertura calpestabile e il rapporto diretto con l’acqua, lo studio norvegese ritorna al “tetto pubblico” e al dialogo con il paesaggio circostante, questa volta in un altro continente e in un contesto completamente diverso. A Shanghai, la scala a spirale collega il piano terra alla copertura e trasforma il collegamento tra le due quote in un’esperienza architettonica autonoma. È questo il concept che muove l’intervento: non è necessario assistere a uno spettacolo per vivere l’edificio, pensato anche per accogliere la vita quotidiana della città.
Kjetil Trædal Thorsen, socio fondatore di Snøhetta, e Robert Greenwood, socio e direttore d’architettura, raccontano a Domus come il progetto sia cambiato nel corso di dieci anni e quali idee siano rimaste centrali: il movimento, l’appartenenza e la possibilità di concepire un’istituzione culturale come parte integrante della vita pubblica.