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Dal 16 ottobre 2026 su Prime Video è disponibile in streaming Masterplan, film diretto da Thomas Vincent (Reacher, Gioco di Ruolo, Bodyguard, Versailles) e con protagonisti la star italo-americana Stanley Tucci, il figlio (di Paul) e nipote (di Jean Paul) d’arte francese Victor Belmondo e la magnetica italiana Simona Tabasco, che in precedenza abbiamo apprezzato in Luna Park e in The White Lotus 2.
Girato tra Roma, lago di Como e Parigi, Masterplan è un heist movie che sembra voler sfidare le enormi difficoltà di raccontare una storia su un furto o una rapina negli iper tecnologici tempi attuali, mettendo in scena il furto dell’opera d’arte più conosciuta e più controllata al mondo, la Gioconda di Leonardo Da Vinci dal Louvre di Parigi. E nonostante la complessità proibitiva, e pur con qualche ammaccatura, la sfida alla fine si può dire vinta. Prima di spiegarci meglio, riassumiamo senza spoiler la trama del film (il trailer, come sempre, è a fondo recensione).
Di cosa parla Masterplan: famiglia di ladri si riunisce per rubare la Gioconda
Chiara Ferraro (Tabasco) è una (bellissima) ladra italiana esperta di sistemi informatici. Jeremie Mercie detto Jay (Belmondo) è un (bellissimo) ladro francese esperto di esplosivi.
Un giorno ricevono un’offerta di “lavoro” su una specie di app per lavoretti occasionali, solo che l’app in questione è specializzata in attività illegali (chissà come ha passato i controlli di Apple e Google) e il lavoro offerto è l’irruzione in una villa sul lago di Como.
Una volta sul posto, i due “colleghi” si mettono all’opera, ma presto scoprono di essere stati incastrati e sottoposti a un test da Roger Cavendish (Tucci), ladro inglese che da tempo è in pensione ma che vuole fare un ultimo grande colpo: rubare il ritratto della Monna Lisa dal museo della capitale transalpina. Per convincere i riluttanti convocati, Roger spiega perché li ha convocati, mostrando loro gli spazzolini che credevano di aver perso tempo prima e due test del Dna che dimostrano il fatto che sia Chiara sia Jay sono figli di Roger.
I tre si trasferiscono quindi a Parigi come una famiglia riunita, per perfezionare in pochi giorni il piano messo a punto da Roger, ognuno con le proprie competenze. Ma ovviamente, le cose non sono affatto semplici, e bisognerà porre estrema attenzione a ogni dettaglio.
Pregi e difetti di Masterplan: hanno faticato più gli autori degli attori
Per abitudine personale prima ancora che per deformazione professionale, tendiamo a notare e a soffermarci anche più del dovuto sui dettagli di trama poco scorrevoli, se non proprio forzati o del tutto sbagliati. E nei film di questo genere, le forzature sono solitamente l’ingrediente principale della trama. Dobbiamo invece dare atto a Giacomo Durzi, Alessandro Fabbri e Alberto Vignati, che hanno scritto la storia poi sceneggiata da David Wolstencroft con lo stesso Vincent, di essersi districati più che bene tra le insidie di cui è, per forza di cose, piena la narrazione del furto del quadro più noto al mondo.
Perché, diciamocelo, l’idea di rubare la Gioconda dal Louvre 115 anni di innovazioni alla sicurezza dopo il mitico colpo di Vincenzo Peruggia è un progetto tanto azzardato quanto stupido, dall’inizio (la pianificazione) alla fine (la vendita).
Ma come Roger, Chiara e Jay, anche gli autori di Masterplan hanno affrontato questa impresa impossibile curando nel miglior modo possibile ogni particolare.
Certo, qua e là inevitabilmente c’è qualche sbavatura (tipo il software informatico che, va bene, consente a Chiara di conoscere la posizione di ogni file e di ogni filo, ma che non si capisce come le permette anche di azionare pesanti leve fisiche da remoto), ma quasi sempre i presunti buchi si rivelano trappole in cui anche gli spettatori più scettici finiranno per cadere.
Così, al termine del film, abbiamo immaginato gli autori (che nella nostra fantasia hanno le fattezze degli sceneggiatori di Boris) uscire dagli studios di Amazon con l’espressione soddisfatta e la stessa stupenda tuta indossata da Tucci nel finale del film. Con qualche graffio e qualche livido, certo, ma anche con la consapevolezza di aver fatto di un’impresa irrealizzabile un film godibile come quegli spaghetti alla ladra che il buongustaio Tucci assaggia in una scena.
Voto: 7.2
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