di
Davide D’Attino

Pioggia di dichiarazioni del centrodestra per quanto appeso in Comune. La coppia: «Non abbiamo mai voluto chiedere ad Aronne di decidere se essere maschio o femmina»

«Nostro figlio non ha ancora due settimane. E non avremmo mai immaginato di dover impiegare questo tempo prezioso, intenso e bellissimo sommersi da una polemica nazionale sulla nostra famiglia». Mercoledì pomeriggio, travolti da quanto forse avevano messo in conto ma di certo non in tale misura, i coniugi Margherita Colonnello e Cosimo Cacciavillani, lei 33 anni e assessora al Sociale del Pd in Comune a Padova, lui 34 e assistente dell’europarlamentare Cristina Guarda di Europa Verde, pubblicano sui social una nota per provare a contenere quello che sta loro piovendo addosso da lunedì. Cioè da quando, per festeggiare la nascita del primogenito Aronne («È il nome del bis-bisnonno, che partecipò alle barricate antifasciste dell’Oltretorrente a Parma», aveva raccontato Colonnello il 14 agosto), l’assessora ha appeso sul portone d’ingresso del suo ufficio in municipio cinque fiocchi arcobaleno.

«I leoni da tastiera hanno distorto il nostro discorso»

E due disegni con la classica cicogna, mantenendo la promessa fatta il 31 maggio al termine del corteo del Padova Pride: «Cara bambina, caro bambino — aveva scandito al sesto mese di gravidanza, senza aver voluto conoscere in anticipo il sesso del figlio — quando verrai al mondo non ti regalerò il fiocco rosa né azzurro, ma te lo regalerò arcobaleno, perché i colori sono tutti bellissimi. E poi deciderai tu». Ma se queste parole, pronunciate in un determinato contesto da una donna da sempre in prima linea nella difesa dei diritti civili, non avevano destato chissà quale meraviglia, i fiocchi arcobaleno affissi a Palazzo Moroni hanno invece scatenato, non solo sui social, un’onda di indignazione. Talvolta condita da irripetibili offese a livello personale. «I leoni da tastiera — denuncia ora la coppia presa di mira — ci hanno riempiti di odio, distorcendo il nostro discorso contro gli stereotipi di genere di tre mesi fa e rendendolo macchiettistico proprio per alimentare la violenza verbale. Nell’augurare a nostro figlio di scegliere l’arcobaleno come simbolo di amore e di pace, non gli abbiamo chiesto di decidere se essere maschio o femmina, ma gli abbiamo promesso che saremo sempre al suo fianco, chiunque sceglierà di essere da grande».



















































Salvini: «Ma era proprio necessario?»

Impossibile però arginare lo sdegno del centrodestra. «Congratulazioni e auguri a mamma, papà e bimbo — interviene il vicepremier e segretario federale della Lega, Matteo Salvini — ma era proprio necessario tutto questo?». E il suo vice, il generale Roberto Vannacci, gli fa eco: «Si tratta dell’ennesimo esempio dei danni arrecati alle menti più fragili da un’ideologia malsana, che fa a pugni con la natura e nega la realtà. E la principale vittima, in questo caso, è un povero bambino innocente». Quindi la senatrice di «Noi Moderati», Mariastella Gelmini: «Alla nascita siamo maschi o femmine. Punto. È la biologia a deciderlo, negarlo è come sostenere che la terra è piatta. Nessuno vuole mettere in discussione i diritti della comunità Lgbt, ma posizioni come questa rischiano di rappresentare una deriva estremista che può portare all’effetto opposto».

Zan: «Atto vergognoso»

In linea il vicepresidente del Consiglio regionale Enoch Soranzo (Fratelli d’Italia): «Spiace constatare come l’evento più importante nella vita di un uomo e di una donna, la nascita di un figlio, venga trasformato in un’occasione di propaganda». E se per l’assessore padovano alla Scuola, Cristina Piva, quindi collega di giunta di Colonnello, «i bambini vanno sempre protetti, soprattutto dalle strumentalizzazioni della destra», l’europarlamentare del Pd, Alessandro Zan, accusa: «La splendida famiglia di Aronne sta subendo un attacco vergognoso, alimentato dalla narrazione d’odio della destra. Che tristezza, non si fermano nemmeno davanti a una nuova vita». Infine, il consigliere regionale del «Veneto che Vogliamo», Elena Ostanel, avverte: «Quello di Salvini e compari è l’astio di chi non sa accettare un’idea di un mondo diverso, nel quale non è tutto bianco o nero, ma può essere appunto arcobaleno. Un mondo aperto, senza imposizioni né gabbie».


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28 agosto 2025