di
Gennaro Scala

Nel quartiere Fuorigrotta accerchiato da una dozzina di minori. Il professionista era tornato nella sua città per le vacanze, dal letto del Cardarelli racconta: «Ho vissuto un incubo davanti ai miei figli piccoli»

Una serata in famiglia a Napoli che si è trasformata in una notte di terrore. È accaduto a Fuorigrotta, intorno alle 23 di martedì 26 agosto, quando un uomo è stato assalito e pestato a sangue da un branco di giovanissimi, solo per aver cercato di soccorrerne uno caduto da uno scooter. «Un vero incubo. Mi trovavo in città come turista – racconta dal letto dell’ospedale Cardarelli in cui è ricoverato – perché non vivo più a Napoli da molti anni. Ero a Fuorigrotta, poco dopo il commissariato di polizia e poco prima del McDonald’s». 

La dinamica

Raffaele Di Giacomo, 47 anni, è un ingegnere che vive e lavora a Milano. Era in città per incontrare la famiglia a cui è legatissimo. In particolare, la madre e il fratello. Avevano scelto una pizzeria a Bagnoli per trascorrere un’ultima serata insieme. Poi i saluti e tutti in macchina. Raffaele, o Lello, come lo chiamano tutti, si era offerto per accompagnare la madre a casa. «È pensionata e con problemi di salute – spiega –. Con me c’erano i miei due figli di 10 e 14 anni». Alcuni passanti hanno attraversato la strada, così Di Giacomo si è visto costretto a rallentare e ad arrestare l’auto. «Proprio in quel momento, dietro di me sopraggiungevano alcuni scooter guidati da giovani senza casco — continua nel suo ricordo —. Avevano un comportamento spericolato, tanto che non sono riusciti a fermarsi in tempo e uno di loro è caduto». L’incubo è iniziato in quel momento. «Spinto dall’istinto e dal senso civico, sono sceso dall’auto per prestare soccorso. Ma invece di ricevere gratitudine mi sono trovato aggredito con violenza da lui e da un gruppo di suoi amici, che hanno iniziato a colpirmi con calci, pugni e persino con i caschi» spiega Di Giacomo. Una scena che si è svolta «davanti a numerosi testimoni, tra cui i clienti del McDonald’s, alcuni dei quali hanno cercato di aiutarmi, mentre altri ragazzi — incredibilmente — hanno intensificato l’aggressione». 



















































La violenza, poi il ricovero

I giovanissimi da sei sono diventati almeno una dozzina: tutti ad infierire contro l’ingegnere ormai a terra. «Mia madre, terrorizzata e con i bambini in macchina, ha chiamato la polizia» racconta ancora la vittima dell’aggressione. Purtroppo, il branco è riuscito a defilarsi. «Ora sono ricoverato con il naso rotto in più punti, ho dolori diffusi, nausea e sono in attesa di ulteriori accertamenti ma sono vivo. E mi domando con amarezza — riflette ancora Di Giacomo —: cosa racconterò ai miei figli riguardo al valore del soccorso e della legalità? Come spiegare che chi presta aiuto viene punito? È possibile che in una città come Napoli, che da anni difendo dai pregiudizi vivendo ormai a Milano, episodi del genere possano accadere sotto gli occhi delle istituzioni? Ringrazio di cuore le poche persone che hanno avuto il coraggio di intervenire in mia difesa. La mia speranza — aggiunge — è che le autorità individuino e perseguano i colpevoli e che da questo episodio possa nascere un reale rafforzamento dei controlli in zone così delicate. Non so se domani — conclude — avrò ancora la forza di fermarmi ad aiutare uno sconosciuto in difficoltà, ma so che oggi devo spiegare ai miei figli perché il bene, in certe circostanze, sembra punito invece che tutelato». 

Il fratello consigliere di circoscrizione

Raffaele Di Giacomo è il fratello di Sergio Lomasto, consigliere della X Municipalità in quota Cinquestelle: «Ci eravamo salutati da pochi minuti, poi ho ricevuto la telefonata di mia madre che mi diceva “hanno aggredito Lello” dicendomi di recarmi sul posto. Lì ho trovato due auto della polizia e un’ambulanza. Mi sono reso conto che quello che ha vissuto mio fratello è in linea con quanto ho denunciato più volte al prefetto, chiedendo più controlli. Quella davanti allo stadio che non è una zona periferica».
Il riferimento è a una serie di episodi di violenza criminale che hanno rischiato di portare a morti innocenti, emblematico il caso della cinquantenne colpita da un proiettile vagante mentre era alle giostrine con il figlio nell’aprile del 2024. Come hanno vissuto questa vicenda i figli di suo fratello? «Sono scossi, così anche mia mamma. Il più piccolino non smetteva di piangere. C’era una donna che cercava di consolarlo. Certo, vedere il proprio padre a terra colpito a calci e pugni… Mio fratello ha il naso con tre fratture scomposte e uno zigomo lesionato. Non sa ancora se riuscirà a conservare la vista all’occhio destro. Il paradosso è che dobbiamo dirci fortunati che non sia andata peggio. Che non sia spuntato fuori un coltello. E se fosse intervenuto il figlio più grande? Ha 14 anni, quasi coetaneo di queste bestie. Poteva andare peggio. Ma è inimmaginabile — conclude — che i cittadini debbano temere di uscire dopo le 21, quasi costretti a vivere sotto “coprifuoco” imposto dalle baby-gang». 
Le indagini sono affidate alla polizia e sono partite dall’acquisizione dei video delle telecamere di sorveglianza installate all’esterno del McDonald’s. Il primo passo per cercare di dare un volto e un nome al branco.


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28 agosto 2025