Nota: Meteo non particolarmente amichevole con nuvole basse e qualche pioggia. Ma la parte bella di questo soggiorno, oltre a non farsi scoraggiare dal meteo, è che se le condizioni dovessero rivelarsi proibitive, le alternative alla bicicletta ci sono e sono numerose.

Accolti dalle pendici morbide ed arrotondate delle colline dell’Appennino Toscano, su cui di tanto in tanto fanno capolino filari di cipressi, spesso singoli ma altrettanto spesso “in duplice filar” (Davanti a San Guido – G. Carducci), abbiamo passato tre giorni alle pendici del Monte Amiata, lato grossetano è bene specificare, perché qui, lo spirito toscano della grande rivalità territoriale, anche se spesso solo goliardica, si sente tutto, in tutte le sue sfumature piacevoli. Abbiamo preso appunti per tre giorni e le cose da dire sono davvero tante. Proviamo a farlo con un po’ di ordine.

Amiata bike tour

A cominciare dalla seconda persona con la quale siamo entrati in contatto, Marco Pavoletti Destination manager dell’Ambito Turistico Amiata, che ci ha accompagnato con tempi alterni per tutte le giornate. Abbiamo detto seconda perché la prima alla quale va dato un doppio ringraziamento è stata l’infaticabile Maria Luisa Lucchesi, che ha organizzato e scandito in maniera quasi certosina le giornate, gli orari e gli appuntamenti. Con il risultato di aver rispettato il programma regalandoci sensazioni indimenticabili.

Possiamo dire che l’Amiata è un mondo un po’ speciale dove in pochi chilometri si entra in contatto con realtà talmente differenti da pensare che sia impossibile che siano tutte in quello spazio. Il vulcano spento dell’Amiata lascia trasparire all’esterno le forze interne, dalle acque termali alle conformazioni rocciose.

Amiata bike tour

Riguardo alla scelta offerta dalla zona del monte Amiata possiamo dire che è veramente ampia. Dai percorsi in bicicletta nelle immense faggete, alle visite strettamente storico culturali a quelle minerarie a quelle da trekking “gastronomico” o semplicemente di curiosità di coltivazioni bio.

Il turismo di massa qui non è ancora approdato e la differenza con molti altri posti particolarmente sfruttati si vede, dalla conformazione dei paesi all’ospitalità delle persone alla presenza di numerose piccole attività di coltivazione locale.

All’Amiata ci arriva un turismo “senza fretta” che pone l’attenzione sulla scoperta della montagna nei suoi aspetti meno visibili. Ma sicuramente non meno intriganti e coinvolgenti.

“A realizzare il progetto è oggi l’Ambito Turistico Amiata, di cui fanno parte otto comuni, distribuiti tra il versante senese e quello grossetano: Abbadia San Salvatore (capofila), Arcidosso, Castel del Piano, Castell’Azzara, Piancastagnaio, Roccalbegna, Santa Fiora e Seggiano.

Otto comuni che, con le loro peculiarità, diventano altrettante tappe di un racconto unitario e identitario che, attraverso un progetto comune e condiviso di sviluppo turistico, trova la sua completezza.”

Per tre giorni abbiamo preso appunti, decine di appunti, segnato nomi, memorizzato volti e luoghi, raccolto testimonianze storiche e la selezione per non dilungarsi eccessivamente è stata severa. Sapendo che raccontare tutto adeguatamente farebbe perdere una parte della curiosità che è rimasta anche a noi.

Amiata bike tour

Ma cos’è l’Amiata?

Geologicamente, il monte Amiata è un vulcano spento, immagine affascinante e potente già di per sé. Dalla terra nel corso dei millenni sono emerse le rocce che hanno dato la forma al territorio. Forma e consistenza. L’Amiata è un vulcano, una definizione che dice molto ma non dice che sulle sue pendici troviamo una biodiversità unica. Immense faggete (una delle più grandi d’Italia), con le essenze che mutano presenza e consistenza col variare della quota. Boschi solcati da sentieri e strade forestali. Castagneti coltivati come giardini che al di là della parte strettamente turistica attuale, per secoli hanno fornito sostentamento alle popolazioni locali.

“L’Amiata sono le sue miniere di cinabro per la produzione di mercurio (visitabili), che per lungo tempo hanno rappresentato il fulcro dell’economia della zona, sono oggi un esempio innovativo di tutela, conservazione e valorizzazione di questo passato, attraverso il quale le comunità possono guardare al futuro. Musei e siti minerari dell’Amiata – ad Abbadia San Salvatore, Castell’Azzara, Piancastagnaio e Santa Fiora – accolgono ogni anno migliaia di visitatori.”

L’Amiata è un monte ricco di sorgenti, dovute all’acqua che permea la pietra locale, la trachite, e che quando incontra uno strato impermeabile come l’argilla, emerge in superficie. Attorno alle acque dell’Amiata sono realizzati percorsi tematici. Oltre al progetto di realizzare un  percorso dedicato per le MTB.

“Dalle viscere dell’Amiata sgorgano, inoltre, acque termali dalle proprietà benefiche, conosciute e utilizzate fin dall’antichità”

L’Amiata è storia antica e meno antica, terra tribolata di battaglie e accordi per la salvezza di territori e proprietà, lotte intestine che hanno dato vita a castelli e fortificazioni. Storie di etruschi che veneravano l’Amiata come la dimora del dio Tinia. Oppure storie come quella di David Lazzaretti, “profeta dell’Amiata”, fondatore del movimento Giurisdavidico, di cui si vede ancora la torre sulla vetta del monte Labbro del quale si trovano ricchissime testimonianze nel centro Studi di Arcidosso, che da solo vale il tempo speso per una visita approfondita, accompagnata da una guida. Storie di Massoni e Templari di cui rimangono testimonianze anche artistiche (bassorilievi) che di tanto in tanto riemergono durante gli interventi di ristrutturazione degli edifici.

Storie di personaggi con nomi che sembrano di fantasia mentre la figura di Ildebrando Aldobrandeschi in questi posti ha avuto un notevole spessore.

L’Amiata infine è un luogo che ha affascinato anche illustri poeti che vi hanno soggiornato per diverso tempo, come Carducci e Montale, che hanno regalato i loro versi d’autore alle sue atmosfere magiche.

Amiata bike tour

Giorno 1

Abbiamo sempre definito la bicicletta il modo migliore (siamo di parte naturalmente) per percorrere i territori e quelli dell’Amiata si prestano in modo particolare. Negli ultimi anni l’occhio di riguardo alla bicicletta si è concretizzato in nuove strutture Bike friendly, bike point, percorsi dedicati, scuole di MTB ed attività come gare di diversi livelli.

Oltre all’afflato storico l’Amiata è noto per la sua “vena sportiva” con le attrezzature naturali ed artificiali per il Trekking, la Mountain Bike, la Gravel ed il Cicloturismo in generale.

Di questo ultimo argomento ce ne parla Monica Fanciulli, direttore dell’Amiata Bike  che ci racconta di come abbiano cominciato nel 2006 con diversi campi scuola e naturalmente diversi tipi di discese. Dal 2016 sono alle Macinaie. Ci racconta della loro attività in giro per i boschi di faggio dell’Amiata. Salite e discese alla portata di tutti per differenza di percorso. Ci sono anche scuola e maestri. Una particolarità interessante sono i sentieri monodirezionali e dedicati esclusivamente alla discesa in bicicletta dalla cima dell’Amiata, pensati per minimizzare il rischio di collisioni fra biker in discesa ed escursionisti in salita. Mentre i sentieri ed i tracciati vari in basso sono bidirezionali e percorribili da chiunque. Tutti i percorsi sono all’ombra della faggeta e questo direi che, specie d’estate, fa una notevole differenza. Come sempre nelle attività sportive “a rischio” Amiata Bike consiglia un’assicurazione infortuni. Opportuna, appunto, ma non obbligatoria.

Amiata Bike ci ha messo a disposizione diverse E-MTB. Io ho pedalato su una Mondraker (vecchia passione sin dalla prima Dune senza motore). Facile da guidare, ben ammortizzata ed ottimamente spinta dal motore Bosch CX che, con un minimo di attenzione, dipana qualsiasi situazione. I tracciati percorsi nelle faggete oppure lungo le strade sterrate interpoderali sono filati via  senza alcun problema.

Nel pomeriggio breve giro in bicicletta nella faggeta con le guide e la serata che comincia a Castel del Piano, dove la sindaca, Cinzia Pieraccini, ci affascina con il racconto dell’edificio che stiamo visitando, riportato alla luce ma non ancora completamente riscoperto. Un edificio storico, in centro paese, adibito attualmente a Museo e spazio espositivo “di gran lusso” [ndr] che precedentemente ospitava una attività commerciale. Quando il comune lo ha rilevato sono cominciati alcuni lavori e sono venuti alla luce altri locali precedentemente “nascosti” ed inutilizzati. Poi ci aspetta una cena fatta di piatti tipici ed ottimi vini della Casa Corsini, in pieno centro storico. La cucina non è mai banale ed occorre apprezzarne le caratteristiche. Ma essere in un posto come turista, richiede di abbandonare quel che si trova ovunque per concentrarsi sui sapori locali che profumano di specificità del territorio. Quasi sempre la cucina è il frutto storico di possibilità materiali quando i tempi erano meno floridi di adesso. Ed ecco quindi numerose ricette fatte con la farina di castagne raccolte numerose nelle coltivazioni locali. E poi le storie di Ugo Quattrini, assessore al comune di Arcidosso al quale andrebbe dedicato un monumento per la passione con cui ci racconta le cose. Domani si ricomincia.

“La storia antichissima di Castel Del Piano è raccontata dai reperti risalenti al Paleolitico, alle civiltàappenninica ed etrusco-romana, ma è il Medioevo che ha lasciato la più vasta impronta nelle fattezze del paese.

Orgoglio del borgo è il Palio, che accende gli abitanti della passione per le contrade e per le tradizioni equestri con colori, costumi e sfilate; il Cinquecentesco Palazzo Nerucci ospita la Pinacoteca e il Museo Civico: quest’ultimo apre al pubblico una collezione d’arte di dipinti pregiati.

Intorno a Castel del Piano, le piccole frazioni che spuntano dal verde contribuiscono ad aumentare il fascino del paesaggio, come Montenero d’Orcia, che dal suo poggio osserva da sempre il panorama, e Montegiovi, citato anche in un sonetto di Cecco Angiolieri.

A coronare il tutto sono i profumi dell’olio e del Montecucco DOC, il vino locale che accompagna i migliori piatti amiatini.”

Amiata bike tour

Giorno 2

Di nuovo meteo leggermente avverso che non scoraggia. Dopo una breve ed interessante colloquio con il dott. Piccini assessore cultura e turismo di Piancastagnaio che ci racconta con conoscenza e profonda passione della Rocca Albobrandesca. Ci racconta ancora che Piancastagnaio è il “Borgo della castagne” con marchio depositato e progetti di economia circolare con l’utilizzo dei ricci per bioplastiche e tessile. Poi ancora curiosità come il faggio bianco usato in edilizia e nautica per l’assenza di curvatura della pianta.

Lasciato Piancastagnaio, ci fermiamo per una sosta al Rifugio La Cipriana, accolti da Rossana Suh, proprietaria dell’azienda Amiata Bio, che ci offre un tagliere di ottimi affettati (tra cui un salume con abbondante presenza di aglio, che comunque non guasta) e fette di pane condite con l’olio locale. Il racconto della sua “avventura” e di come abbia dato forma all’Amiata Bio, di come abbia ristrutturato il rifugio con l’obiettivo di farne un centro per la biodiversità e l’accoglienza per tutto l’anno per viaggi a piedi o in bicicletta, fila via leggero.

Ma la chicca arriva nei minuti dopo la nostra uscita dal rifugio, perché, sempre sotto l’accompagnamento delle guide locali, arriviamo in bicicletta al mirtilleto di Rossana. Ci sono 10.000 piante di mirtilli, fra la varietà locale più piccola e la varietà della “Gigante dell’Oregon”. Produzione di mirtilli che oltre ad essere consumati freschi si prestano al confezionamento delle marmellate.

Amiata bike tour

Dice Rossana, «Coccoliamo i turisti con offerte mirate. Il rifugio La Cipriana è raggiungibile sia dal versante grossetano che senese… Abbiamo 10.000 piante di mirtilli con 200 quintali di raccolto. Nel periodo della raccolta da giugno a settembre se ne vendono quasi 3 quintali al giorno…». L’Azienda coltiva inoltre altre piante di piccoli frutti come fragole, ribes eccetera. Poi marroni e olive, confetture e miele.

Vista la passione ma anche le difficoltà di gestire un’azienda che produce materiale così deperibile le chiediamo le chiediamo:
Rossana… se tornassi indietro, rifaresti lo stesso?… sfodera un bel sorriso e ci risponde
«Si, senza dubbio». Perché chi lavora in Amiata oltre al resto, ci mette la passione.

Finiamo la mattinata a Santa Fiora, per le vie del centro storico. La trachite lavorata forma archi, portoni e mura degli edifici. Il cielo nuvoloso non ne smorza il fascino. Gironzoliamo godendoci l’orario ed il luogo. In basso “sorniona” ci aspetta la “Peschiera”, altro pezzo di storia pregiata del paese:

“Questa grande vasca raccoglie le acque del fiume Fiora ed è stata utilizzata fin dal Medioevo per l’allevamento delle trote. Nel XV secolo, la famiglia Sforza trasformò la peschiera in un giardino nobiliare, e nel XIX secolo divenne un parco all’inglese. Oggi, la peschiera è circondata da una rigogliosa vegetazione, con pini, abeti, cipressi, magnolie, lecci, querce, cedri e castagni. Nella vasca si possono ammirare diverse specie di pesci e uccelli, come trote, germani e cigni. La peschiera è anche vicina alla chiesa della Madonna della Neve, dove si possono vedere reperti archeologici di un antico villaggio sotterraneo legato all’utilizzo dell’acqua.

“La storia di Santa Fiora è antica e ricca di avvenimenti. Il paese fu abitato fin dal Neolitico e successivamente dai popoli etruschi e romani. Nel Medioevo, Santa Fiora divenne il centro più importante della Contea degli Aldobrandeschi, una potente famiglia ghibellina che si oppose al dominio di Siena. Nel 1439, il paese passò agli Sforza, che lo trasformarono in un feudo rinascimentale. Nel 1633, Santa Fiora entrò a far parte del Granducato di Toscana sotto i Medici. Nel XIX secolo, il paese conobbe un periodo di sviluppo economico grazie all’estrazione del mercurio dalle miniere del Monte Amiata.”

Amiata bike tour

Pranziamo nel centro storico del paese, in piazza Garibaldi, di fronte alla possente torre in pietra “Sforza Cesarini”. Si assaggiano piatti come l’acquacotta “zuppa povera maremmana e amiatina per eccellenza, a base di cipolla, verdure, uovo in camicia e pane raffermo” amabilmente preparata e descritta dalla cuoca.

Val la pena di citare una frase della saggezza popolare locale: in inverno era pan di legno e vino di nuvole (farina di castagne e acqua).

Ospite o padrone di casa, il sindaco Federico Balocchi, giovane ma esperto narratore della storia del suo paese che sciorina nomi e date con una memoria formidabile rappresentando tutta quella rete di intrecci ed alleanze anche insospettabili che hanno fatto la storia dell’Italia. 800 anni di storia locale di un paese diviso in tre parti ovvero terzieri.

Rimanere affascinati da questi racconti è sin troppo facile. Si mischiano dinastie inaspettate come gli Sforza ed i Medici. E noi rimaniamo incantati ad ascoltare.

Dopo la visita alla Peschiera si riparte, questa volta di nuovo in bicicletta lungo sterrate immerse nei vigneti e negli oliveti. Le colline offrono un panorama incantevole nonostante o forse anche grazie alle nuvole che fanno da contrasto ad un cielo altrimenti troppo uniforme. Negli ultimi minuti di salita verso la destinazione veniamo battezzati da un discreto acquazzone. La sosta successiva all’agriturismo Vitabella, recentemente ristrutturato e dotato fra l’altro anche di bike-room, è propedeutica prima alla visita serale del museo David Lazzaretti nel Castello Aldobrandesco di Arcidosso, con Ugo Quattrini a farci ancora da guida insieme alla responsabile del Museo. La serata si chiude con una ottima cena all’osteria “Bastarda Rossa” dove piatti prelibati, vini rossi corposi e chiacchiere si mischiano piacevolmente. Per non dare adito a dubbi, la “Bastarda Rossa” è una varietà di castagna locale. assieme a marrone e cecio, riconosciuta all’interno della Castagna del Monte Amiata IGP. Varietà ideale sia per la cucina sia per la produzione della omonima birra.

Amiata bike tour

Amiata bike tour

Giorno 3

Ormai siamo alla fine ma la giornata sarà ancora piena. Salutiamo Franz ed i gestori dell’albergo “le Macinaie” del quale personalmente ricorderò con gran piacere i porcini fritti che non mangiavo da tempo immemore. Scendiamo ad Abbadia San Salvatore dove ci aspetta Massimo Sabatini, Presidente del Consorzio del Parco Museo Minerario, che ci accompagna in giro per il museo e lo stabilimento prima e per le gallerie visitabili poi. Al museo delle miniere Massimo ci racconta con dovizia di particolari tutto il sapere legato alla attività estrattiva del mercurio, un metallo “speciale” che fra le diverse caratteristiche ha un peso specifico di 13.579 kg/mc, che tradotto vuol dire che una bottiglia da 1 litro pesa più di 13 chili. Una attività estrattiva fatta di fatica, alte temperature ma anche di consorzi, sindacati e periodi di guerra. Un mondo affascinante che spesso si conosce solo superficialmente. Compreso la data di apertura della miniera di cinabro nel 1896, perché gli etruschi la usavano già ma solo per il colore della pietra e non per la presenza del mercurio. Una miniera con vicissitudini alterne che chiude definitivamente i suoi battenti ed i suoi 39 km di gallerie nel 1976. Gallerie nelle quali la luce elettrica ha fatto il suo ingresso solo intorno al 1900 mentre prima funzionavano le lampade ad acetilene. Gallerie il cui sostegno e rivestimento era realizzato in “castagno”. Perché il castagno “canta” e quando va in crisi di resistenza comincia a scricchiolare ed avverte i minatori che sta per accadere qualcosa.

Il Museo che fa parte del Parco Nazionale delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata, nel 2025 ha registrato la presenza di circa 18,500 visitatori, di cui il 50 per cento studenti. Per la cronaca, la visita al museo ed alle gallerie accessibili dura circa 2 ore, immersi in un mondo affascinante e sconosciuto.

Amiata bike tour

Terminata la visita della miniera ci spostiamo in un altro gioiello del paese di Abadia San Salvatore: l’Abbazia, fondata dai benedettini nel 743, di cui oggi rimangono solo la la chiesa e la cripta ora officiata dai cistercensi.

“La leggenda narra che il re longobardo Ratchis, nell’VIII secolo, fece costruire una chiesa nel luogo in cui, sopra a un albero, gli era apparso il Salvatore. Intorno all’Abbazia, che visse il periodo di massimo splendore tra il X e il XII secolo e, in particolare, dopo il 1035, quando divenne uno dei principali centri della cristianità nell’area, prese nome anche il borgo, particolarmente caratteristico nel “paese vecchio” ovvero il centro storico.

Al di sotto della chiesa si trova la suggestiva cripta, con le 34 colonne tutte diverse tra loro, le cui origini sono ancora dibattute ma che nel complesso emanano un fascino incredibile.”

Saliamo al piano superiore passando per il chiostro. Laggiù verso est, dalle finestre della parte alta del complesso religioso, si intravede la torre di Radicofani, fortezza storica eretta su una rupe basaltica a 896 metri di altezza. In mezzo, la strettoia della via Francigena e della Cassia.

Abbiamo finito, ci aspetta un rientro in treno carichi di emozioni e grande soddisfazione rispetto a quello che abbiamo visto, ascoltato, assaggiato e pedalato.

Amiata bike tour