GOMBITO – Le chiama ‘forme naturali’, perché pur intervenendo artificialmente da esperto scultore, ogni incisione che pratica è minima e non altera troppo ciò che già si vede: tempo, forza dell’acqua e dell’aria bastano per trasformare vecchie radici e tronchi in animali o volti. Anche se, a dare il tocco finale è la mano dell’uomo. Stiamo parlando delle opere, uniche e senza dubbio originali, del 92enne Giuseppe Ravanelli. Che da decenni coltiva la sua passione per il collezionismo e l’arte, partendo da tutto ciò che trova lungo Serio e Adda. Proprio passeggiando lungo i due corsi d’acqua che bagnano i territori a cavallo fra Cremonese e Cremasco, dove quando capita si reca anche a pescare, trova infatti le sue fonti di ispirazione. Radici e tronchi – nei quali vede dinosauri, uccelli, insetti, personaggi dell’immaginazione, scene e tanto altro – vengono poi portati nel suo laboratorio-museo di Gombito dove ancora oggi, a dispetto dell’età, si reca quasi ogni giorno per creare.

Dopo l’intuizione iniziale dettata puramente da ciò che ha fatto e mostrato la natura, la forma viene lievemente plasmata per assomigliare ancora di più a quello che è stato intravisto. E lì a fare la differenza è la mano esperta di chi sa intagliare e lavorare il legno, unendo talvolta anche altri materiali. Poi scattano l’eventuale verniciatura con impregnante o l’arricchimento con oggetti utili per il quadro finale. Il risultato? Sculture non replicabili, per la realizzazione delle quali Ravanelli ha avuto un aiutante davvero inesauribile: la natura, appunto.
Ma il 92enne, che di professione era professore di matematica e scienze, ha altre due passioni legate alla scultura: realizza galletti e uccelli portafortuna, rispettivamente con la forcella di robinia e con le bacche della proboscidea della Louisiana, una pianta erbacea i cui frutti hanno un caratteristico guscio legnoso con lunghe appendici ricurve a forma di zanna. Autore di diverse mostre e invitato ad eventi coi ragazzi come la ‘Festa dell’albero’, mostra volentieri il suo tesoro. Fatto di centinaia di creazioni: quelle più grandi (come i maxi tronchi) sono all’esterno della sua cascina di Gombito, altre sono conservate in casa o nel magazzino-laboratorio. Ci sono insetti e rettili, lune e soli, vere e proprie statue ma anche grotte nelle quali ha ricavato piccoli e dettagliati presepi. Perché anche le natività sono una delle sue passioni. E ancora: gufi sui rami, maschere e profili, fiori e nidi.
Ma ovviamente c’è anche spazio per l’immaginazione di chi osserva, perché alcune delle opere – in primis le radici – non hanno un’identificazione né una forma certa. Ed è anche questo il bello della natura.
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