Diecimila passi al giorno. Per anni ci è stato ripetuto che questo fosse il traguardo da raggiungere per mantenerci in salute. Ma dobbiamo davvero camminare così tanto? E soprattutto, quanti passi servono per proteggere il nostro cervello?

Una nuova ricerca americana suggerisce che non esiste un numero magico e che già intorno agli 8.000 passi quotidiani si osservano differenze interessanti nella salute neurologica. Chi camminava meno di 5.000 passi, invece, presentava una frequenza di nuove diagnosi di demenza, Parkinson e ictus quasi doppia rispetto alle persone più attive.

Lo studio, presentato nell’ottobre 2026 al congresso dell’American Neurological Association, ha coinvolto oltre 22.500 persone di almeno 40 anni, monitorando la loro attività fisica attraverso dispositivi indossabili e seguendone le condizioni di salute per circa cinque anni.

I ricercatori hanno confrontato tre gruppi: persone che percorrevano mediamente 4.800 passi al giorno, altre che arrivavano a 8.300 e quelle più attive, con circa 12.600 passi.

Tra coloro che camminavano meno sono state registrate 3,8 nuove diagnosi neurologiche ogni 1.000 persone per anno. Il numero scendeva a 2,7 tra chi percorreva circa 8.000 passi e a 2,1 nel gruppo più attivo.

Complessivamente, durante il periodo di osservazione, 343 partecipanti hanno ricevuto una diagnosi di demenza, Parkinson, ictus o attacco ischemico transitorio, una temporanea interruzione della circolazione sanguigna cerebrale.

La differenza tra chi camminava meno e chi camminava di più corrispondeva a circa l’80%.

Ma perché camminare potrebbe essere importante per il cervello?

Il primo collegamento riguarda la circolazione sanguigna. L’attività fisica contribuisce a controllare pressione arteriosa, glicemia e peso corporeo, fattori che influenzano la salute dei vasi sanguigni e, di conseguenza, anche quella cerebrale. Muoversi regolarmente può inoltre favorire il sonno e il benessere psicologico.

Nello studio, però, le persone meno attive presentavano più frequentemente condizioni che possono incidere sulla salute neurologica.

Nel gruppo sotto i 5.000 passi, il 5,6% aveva il diabete, contro il 2% delle persone più attive. L’ipertensione riguardava il 13,4% dei partecipanti meno attivi, rispetto al 9,2% di quelli che camminavano maggiormente. Anche obesità e depressione risultavano più frequenti.

Quando i ricercatori hanno tenuto conto di queste differenze, l’associazione tra numero di passi e nuove diagnosi neurologiche si è attenuata, fino a non risultare più statisticamente significativa.

Il numero di passi potrebbe quindi essere anche un indicatore delle condizioni generali di salute, non soltanto un’abitudine che le influenza. Inoltre, alcune malattie neurologiche possono ridurre il movimento già prima della diagnosi. Lo studio non permette dunque di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto.

E qui torniamo alla domanda iniziale: quanti passi dovremmo fare?

Per chi oggi ne percorre 3.000, arrivare gradualmente a 5.000 può essere un primo obiettivo. Per chi ne fa 5.000, puntare a 7.000 o 8.000 può rappresentare un traguardo realistico, compatibilmente con età e condizioni fisiche.

Non è necessario percorrerli tutti in una sola passeggiata. Camminare per andare a fare la spesa, scendere una fermata prima dai mezzi pubblici, uscire dopo pranzo o interrompere le ore trascorse seduti sono modi semplici per aumentare il movimento quotidiano.

Anche venti o trenta minuti di cammino possono contribuire al totale della giornata.

Naturalmente, i passi non sono l’unico parametro importante: contano anche l’intensità dell’attività e il mantenimento della forza muscolare. Le raccomandazioni generali per gli adulti prevedono almeno 150 minuti alla settimana di attività aerobica moderata, adattata alle condizioni individuali.

Un aspetto originale della ricerca riguarda il metodo utilizzato. Gli scienziati hanno analizzato per dodici mesi i dati registrati dai dispositivi indossabili, anziché affidarsi soltanto ai ricordi dei partecipanti.

Questo approccio potrebbe rendere gli smartwatch utili anche per riconoscere cambiamenti persistenti nelle abitudini di movimento che meritano attenzione.

La conclusione più utile è che non dobbiamo considerare i 10.000 passi un obbligo, né i 5.000 una soglia oltre la quale il cervello è in pericolo.

Per chi trascorre gran parte della giornata seduto, il consiglio resta semplice: cominciare a camminare di più, con regolarità, senza aspettare di poter raggiungere un traguardo perfetto.

Fonti:

  • American Neurological Association, Year-Long Fitness Tracker Data May Offer Clues About Future Brain Health, Study Suggests, comunicazione scientifica del 19 ottobre 2026.
  • Kachhadia M.P. e colleghi, Wearable-Derived Physical Activity Trajectories and Incident Neurological Disease: A Longitudinal Cohort Study of 22,518 Adults from the NIH All of Us Research Program, abstract presentato al 151° Congresso annuale dell’American Neurological Association, ottobre 2026.
  •  National Institutes of Health, All of Us Research Program.