L’arrivo in Europa nell’estate 2026
Il salto geografico è molto recente. Nel giugno 2026 alcuni allevamenti di bovini da latte dell’est della Francia hanno registrato episodi di febbre, diarrea, letargia e forti riduzioni della produzione di latte. Le analisi metagenomiche hanno permesso di identificare un Orthobunyavirus riconducibile a una nuova linea europea di Shamonda. Lo studio che ha descritto questi casi, pubblicato ad agosto su Eurosurveillance, ha rappresentato una delle prime identificazioni molecolari del virus in Europa.
Da quel momento il quadro si è allargato rapidamente. Secondo l’ECDC, nel 2026 il virus è stato individuato negli animali di allevamento in Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svizzera oltre che a Jersey. Le analisi genomiche hanno inoltre distinto almeno due varianti europee, denominate SHAV-EU1 e SHAV-EU2.
Il virus Shamonda in Italia
La circolazione ha interessato come detto anche l’Italia. Già a settembre il ministero della Salute aveva richiamato l’attenzione sulla presenza del virus in Europa e sui primi riscontri negli allevamenti italiani, invitando a rafforzare la sorveglianza veterinaria. La presenza italiana è ora compresa anche nell’elenco dei paesi europei interessati pubblicato dall’ECDC.
La questione è soprattutto quella di intercettare tempestivamente la circolazione di un patogeno nuovo per il continente. Gli studi indicano infatti la necessità di integrare sorveglianza veterinaria, controllo degli insetti vettori, analisi genomiche e monitoraggio degli eventuali casi insoliti secondo un approccio One Health, che considera insieme salute umana, animale e ambientale.
Quanto è pericoloso per l’uomo
Il caso francese modifica un dato importante: fino a oggi non era mai stata documentata un’infezione umana da Shamonda nonostante il virus circoli da decenni in certe regioni dell’Africa e dell’Asia. Un singolo episodio non consente però di concludere che il virus abbia acquisito una capacità significativa di infettare l’uomo o di diffondersi nella popolazione. Tutto è insomma da chiarire meglio.
L’ECDC sta infatti seguendo il caso insieme alle autorità francesi e ai partner europei e sta lavorando per rafforzare la capacità diagnostica dei paesi membri. Le temperature autunnali stanno inoltre riducendo l’attività di molte specie di Culicoides in Europa, come capita d’altronde con altre specie di insetti. Sulla base delle informazioni disponibili, le autorità francesi non identificano attualmente un rischio sanitario per la popolazione generale. Il primo caso umano rappresenta quindi soprattutto un segnale da approfondire attraverso la sorveglianza epidemiologica, veterinaria ed entomologica, non l’indicazione dell’inizio di una nuova epidemia umana.
FONTI SCIENTIFICHE E ISTITUZIONALI CONSULTATE
ECDC – Severely ill patient in France becomes first ever human infected with Shamonda virus
Inserm – Virus Shamonda : une première détection chez l’être humain
PubMed – Detection of a novel Shamonda Orthobunyavirus in dairy cattle, France, June 2026