di
Giulio Sensi

Cattolici, valdesi, buddisti, musulmani: cresce l’impegno delle varie religioni in campo sanitario, educativo, assistenziale. L’indagine di Secondo welfare e Statale:«Compensano i vuoti lasciati alle famiglie»

Anche se la pratica religiosa in Italia è in costante calo, gli enti religiosi sono ancora, e sempre più, in prima fila per fronteggiare i rischi sociali e porre rimedio alle carenze del welfare. Le risorse che vanno a finanziare questi interventi sociali provengono dall’8 per mille, dalle donazioni dei fedeli, dai lasciti testamentari, dai proventi di alcune attività economiche e dai contributi degli enti locali. Secondo gli ultimi dati riportati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze più di 17 milioni di contribuenti (il 40%) hanno indicato una scelta valida di ripartizione dell’8 per mille del reddito.

Le radici

La Chiesa cattolica è destinataria della maggioranza delle scelte dei contribuenti, 66,16%, allo Stato va invece la restante quota più alta (27,73%), il 6,11% è ripartito fra le diverse altre confessioni ammesse. Nel 2024 la Cei ha rendicontato la provenienza e l’utilizzo dei suoi proventi: 1,4 miliardi di euro arrivano da attività istituzionali e 911 milioni di euro dall’8 per mille. Circa 275 milioni sono stati destinati a interventi caritativi in Italia e all’estero. La seconda confessione per dimensioni è quella evangelica valdese che ogni anno pubblica dettagliati resoconti sui fondi utilizzati in grande maggioranza per progetti sociali e culturali (31 milioni di euro nel 2022). Percorsi di Secondo Welfare ha analizzato il ruolo di queste e altre organizzazioni nel nostro sistema sociale, offrendo un contributo alla lettura del tema in una recente giornata di studi promossa dalla Fondazione Culturale San Fedele e dal Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università di Milano. 



















































Le radici dell’impegno sociale religioso si trovano nel corso dei secoli. «I cosiddetti “Santi sociali” come San Vincenzo de’ Paoli, San Giovanni Bosco e San Leonardo Murialdo si sono sporcati le mani e già nel passato – spiega Franca Maino, direttrice scientifica di Percorsi di Secondo Welfare e docente dell’Università degli Studi di Milano – sono stati accanto agli ultimi. Alcune personalità emerse all’interno della Chiesa hanno capito che le persone vanno aiutate in modo capacitante, sostenendole a partire dal loro potenziale inespresso».
L’Italia pullula di centri religiosi che offrono un secondo welfare a chi ne ha bisogno: assistenza sanitaria con ospedali, ambulatori, strutture sociosanitarie gestite da ordini religiosi; servizi educativi per la prima infanzia, scuole, corsi di formazione, supporto all’istruzione per i più vulnerabili; assistenza ai bisognosi tramite programmi di distribuzione alimentare, rifugi per le persone senza dimora, assistenza alle famiglie in difficoltà economiche. Solo per citarne uno più attuale: l’estate di molti bambini e ragazzi è stata animata dai Gruppi Estivi Ricreativi, i Grest, presenti a migliaia nella penisola. 

«Gli oratori della chiesa cattolica – sottolinea Maino – oggi sono punti centrali per affrontare le fragilità dei giovani e supportare le famiglie, perché hanno costi accessibili e investono su giovani e volontariato. In ambito assistenziale c’è poi la Caritas che opera in 217 diocesi attraverso circa 3000 centri di ascolto a sostegno degli indigenti, in molti casi l’unico punto di riferimento per gli ultimi». Una vera e propria spina dorsale dell’assistenza religiosa, che vede attive anche le altre confessioni, in particolare la Chiesa Evangelica Valdese, ma anche le Unioni Buddhiste, gli Ortodossi, le Comunità Ebraiche e altri culti minori. I musulmani ancora non beneficiano dell’8 per mille, ma sono comunque molto presenti sul fronte del welfare integrativo. «C’è un fermento interessante – commenta Maurizio Ambrosini, sociologo all’Università degli Studi di Milano – e si guarda alle religioni in modo diverso. Anche i valdesi sono molto attivi e fanno molto rete, così come le comunità musulmane sono protagoniste di molte iniziative. Il ruolo della Chiesa cattolica è storicamente egemone, ma negli ultimi anni sia per l’arrivo degli immigrati sia per la diffusione di nuove religioni il welfare religioso si sta sviluppando in modo plurale. 

L’8 per mille ha favorito una forma di welfare “mix” e sprigionato proposte innovative anche perché le religioni hanno la capacità di attrarre finanziamenti e donazioni da parte dei fedeli». Secondo Ambrosini la contrazione di servizi pubblici lascia spazio alle parrocchie e alle altre strutture religiose sui territori. La solitudine, l’isolamento, la perdita di relazioni stanno crescendo soprattutto nelle grandi città e non esiste welfare pubblico che possa riuscire a compensare queste carenze. «Ci sono risorse di prossimità e di vicinato – conclude Ambrosini – che possono compensare i vuoti lasciati dalla famiglia, dalle reti parentalie da altre forme di aggregazione. E le religioni sono risorse fondamentali in questo senso». La religione continua a umanizzare i territori in cui viviamo, anche se con modi forse un po’ diversi rispetto al passato.

28 agosto 2025