Il Commissario straordinario della Figc parla a “La Repubblica” e si mostra convinto di poter essere rieletto alla guida del calcio italiano. Poi ripercorre l’estate tribolata che ha riportato Mancini sulla panchina della Nazionale

Il Commissario straordinario della Figc non molla. Anzi, rilancia. In attesa delle elezioni federali fissate per il 14 dicembre e nonostante tra i club di Serie A sia spuntata l’idea Galliani come alternativa, Giovanni Malagò non si aspetta sorprese. “Dopo la mia elezione non mi sono mai sentito abbandonato dalla maggioranza. Né mi abbatto se ci sono rumors su questo, che sono anche magari corrispondenti alla verità – racconta in un’intervista esclusiva a La Repubblica – . Prendo atto che ci siano delle resistenze, da parte di soggetti che hanno storie importanti alle spalle, ma con il dialogo si può creare persino condivisione”.

malagò e la scelta di mancini ct—  

Concordia e unione sono i concetti cardine su cui l’ex numero uno del Coni punta. “L’auspicio è che la mia candidatura continui a compattare, come è stato a giugno, un mondo che per anni ha vissuto di divisioni, anche molto forti – aggiunge -. Sto chiamando tutti i presidenti di Serie A uno per uno: ne ho sentiti già tredici e tutti mi garantiscono il loro sostegno”. Malagò, poi, torna anche sulla scelta di Mancini ct della Nazionale e sul caos scatenatosi dopo la rottura con Maldini e Leonardo. “Che io volessi Roberto dall’inizio non c’è ombra di dubbio e lo confermo anche qui. Credo di capire di calcio, ma il segnale che volevo dare era lasciare la responsabilità del Club Italia e occuparmi di organizzazione, gestione delle risorse, sponsor, canali diplomatici, temi istituzionali, politici – ripercorre quei giorni il numero uno del calcio italiano -. Ho pensato a un nome che mi desse garanzie e ho scelto Maldini, pensando che con lui si arrivasse alla stessa conclusione sul ct. Paolo avrebbe diviso il percorso con Leonardo anche sotto il profilo economico e non mi sono sentito di dirgli di no. Poi, io non ho mai parlato con Guardiola, ma Maldini e Leonardo sono rimasti da lui tutta una sera. Pep è stato onesto. Ha preso un sabbatico, per temi anche familiari, ma se avesse fatto qualcosa l’avrebbe fatto con noi. A quel punto, Maldini voleva un vincente del 2006, uno di quella generazione. Né io né lui sapevamo del contratto di Pirlo come ambasciatore di una società di scommesse russa. A quel punto ho detto: “fermiamoci qua”. Se mi sono disperato per questo? No, affatto. Però fino a quel momento ero stato leale con Maldini, anche se speravo lui convergesse sulla mia scelta. Arrivati a un certo punto non puoi che dire: grazie e arrivederci. Io sono fatalista”. In ogni caso, nessun rancore: “Ho sentito Maldini qualche giorno dopo la rottura, poi non più. Andrò a trovarlo a Milano, se avrà voglia, dopo il voto”, conclude Malagò.