Il blocco dei tir rischia di mandare in tilt l’Italia e il governo è corso ai ripari con un decreto ad hoc. La prima conseguenza è stata la rimozione dei blocchi stradali, ma non ovunque. L’agitazione non è rientrata subito del tutto ed è intervenuta la commissione di Garanzia per gli scioperi chiedendo la precettazione. Come funziona e cosa sta succedendo.
Gli aiuti
Con un decreto legge varato d’urgenza dal Consiglio dei ministri, l’esecutivo ha messo sul piatto un pacchetto complessivo da 175 milioni di euro destinato ad autotrasporto, agricoltura e pesca, con i tir che fanno la parte del leone con 105 milioni. Il decreto inoltre, a sorpresa, ha fatto slittare la tassa sui minipacchi al primo gennaio 2027.
Dove la protesta continua
La situazione si è così sbloccata quasi ovunque a stretto giro. Sicilia, Puglia, Basilicata, Molise e Calabria hanno revocato i blocchi subito, mentre in Campania diversi autotrasportatori hanno mantenuto i presidi fuori dai caselli autostradali e li hanno rimossi solo in nottata.
“Il governo ascolta chi manifesta pacificamente”, ha sottolineato la premier Giorgia Meloni. Poi l’avvertimento: “In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade e non si fermano lì. Minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi. Questa non è protesta, è intimidazione e l’intimidazione non la tolleriamo. Useremo tutti gli strumenti che la legge ci offre, comprese le norme del decreto sicurezza che hanno reso reato il blocco stradale”.
Poco dopo è arrivata la richiesta di precettazione per i camionisti per garantire “l’immediata ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali per il Paese”.
La precettazione
La richiesta di precettazione degli autotrasportatori da parte della commissione di Garanzia sugli scioperi è arrivata con una nota ufficiale. La commissione prende atto “del senso di responsabilità e della collaborazione dimostrati da alcune sigle dell’autotrasporto”, ma sottolinea che i blocchi stradali rimasti “prolungano criticità ormai insostenibili negli approvvigionamenti dei beni di prima necessità” e si svolgono “in palese violazione delle regole di settore e del Codice di autoregolamentazione”.
Da qui la richiesta di adottare “le misure e i provvedimenti necessari a garantire l’immediata ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali per il Paese”.
Come funziona la precettazione per i camionisti
La precettazione non è un “consiglio amichevole”, tutt’altro. Si tratta di un ordine formale e vincolante con cui l’autorità pubblica blocca, riduce o rinvia uno sciopero se ritiene che l’agitazione possa ledere i diritti fondamentali dei cittadini.
La decisione spetta alle massime autorità amministrative dello Stato, a seconda della rilevanza dello sciopero. Può essere firmata da un ministro, ma anche da un prefetto se la protesta ha una rilevanza locale o provinciale. Queste autorità intervengono generalmente su segnalazione della commissione di Garanzia per gli scioperi, un organo indipendente che valuta se lo sciopero rispetta o meno le regole.
La precettazione può scattare solo se lo sciopero mette a rischio i servizi pubblici essenziali e pregiudica i diritti costituzionali dei cittadini come la libertà di circolazione e movimento, la tutela della salute, la sicurezza. Chi ignora l’ordine di precettazione e sciopera rischia pesanti conseguenze con multe salate, di importo diverso a seconda che a violare la precettazione siano singoli lavoratori, sindacati o dirigenti aziendali.
Nel caso dei camionisti autonomi o delle imprese di trasporto si parla di “fermo dei servizi”. Dal momento che il blocco dei tir rischia di paralizzare l’intera catena di distribuzione, la legge applica le stesse regole a tutela dei servizi pubblici essenziali. Il Codice di autoregolamentazione del 2001 stabilisce alcune condizioni per il fermo del settore dell’autotrasporto. In sostanza i camionisti possono decidere di non far circolare i propri mezzi, anche se ciò provoca ritardi nelle consegne e difficoltà nei rifornimenti, ma devono rispettare le regole previste e garantire i trasporti indispensabili. Se però la protesta non si limita al fermo dei propri mezzi, ma impedisce oppure ostacola la circolazione degli altri veicoli, allora scattano anche le leggi sul blocco stradale.