A soli 23 anni, subito dopo la laurea alla Minerva University di San Francisco, Hilary Tang ha ridefinito il concetto di anno sabbatico. Insieme a un gruppo di sette amici ha acquistato un’akiya – una delle tipiche case abbandonate giapponesi – a Hiroshima, spendendo poco più di 11.000 dollari (quasi 10mila euro) per l’immobile e rimanendo sotto il budget complessivo di 20.000 dollari (circa 17mila euro) per l’intera operazione.

La scalta: una akiya a Hiroshima

L’idea è nata per caso durante l’estate, su suggerimento di un amico giapponese del gruppo. Come raccontato a Business Insider, la decisione è stata presa in tempi record: l’accordo è stato concluso a fine luglio e le chiavi sono state consegnate il 6 agosto, nonostante le iniziali difficoltà nel trovare investitori disposti a rischiare su un progetto così insolito. La scelta è ricaduta su Hiroshima per criteri puramente strategici: la vicinanza a un aeroporto internazionale per i membri stranieri del gruppo, un clima favorevole e un minor rischio di calamità naturali rispetto ad altre aree. La struttura si è rivelata un vero affare: circa 315 metri quadrati di abitazione, comprensivi di nove stanze in stile tradizionale con pavimento in tatami e due in stile occidentale, circondati da quasi 500 metri quadrati di terreno.

L’affare

Il prezzo d’acquisto finale è stato negoziato a 1,8 milioni di yen (circa 11.371 dollari), ai quali si sono aggiunte le commissioni d’agenzia e le tasse, per un totale di 2,3 milioni di yen. I lavori di ristrutturazione non hanno richiesto interventi strutturali drastici. Il precedente proprietario, deceduto cinque anni prima, aveva mantenuto la casa in condizioni impeccabili. Il gruppo si è limitato a piccoli interventi di manutenzione, come l’imbiancatura, la riparazione di luci e tende e l’installazione essenziale di un allarme antincendio e dell’aria condizionata. I mesi di lavori si sono trasformati in un’esperienza di convivenza e scoperta. «Si scoprono lati delle persone che non si conoscevano», ha spiegato la ragazza. «Ognuno ha delle competenze da offrire. Un nostro amico ci ha aiutato a dipingere la parete del bagno: voleva dipingere il Monte Fuji, ma nessuno di noi sapeva dipingere. Quindi sono davvero contento che sia venuto ad aiutarci». Al gruppo si è unita anche un’amica esperta d’arte che ha aiutato a catalogare gli oggetti lasciati nella casa.

Il progetto

L’obiettivo a lungo termine dei ragazzi è la creazione di uno spazio di decompressione collettivo. Anche se valutano la possibilità di inserire la struttura su Airbnb per coprire i costi di gestione annuali, la priorità resta l’utilizzo personale. Il gruppo si ritrova regolarmente a Hiroshima una volta al mese. «Volevamo creare un luogo in cui potessimo sempre tornare quando la vita si faceva un po’ troppo opprimente», ha concluso Tang. «Un posto dove ognuno di noi potesse prendersi una pausa, avere un po’ di spazio per sé e dedicare del tempo a elaborare ciò che stava accadendo nella vita».


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