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Valentina Iorio

Meloni: «Ora dobbiamo concentrarci sul ceto medio». Tajani (Fi): «Riflettere anche sugli stipendi più poveri, decontribuzione per chi guadagna 9 euro l’ora»

Dal palco del Meeting di Rimini la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che una delle priorità per la prossima Manovra è il taglio dell’Irpef per il ceto medio con la riduzione dell’aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33%. «Abbiamo avviato la riforma dell’Irpef», ha detto la premier, adesso «è tempo di fare di più e concentrare la nostra attenzione sul ceto medio». La misura era stata già promessa per la precedente legge di Bilancio, ma poi è stata rimandata per mancanza di risorse.

Di riduzione della pressione fiscale sul ceto medio ha parlato anche il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, in un punto stampa davanti a Palazzo Chigi, che però ha aggiunto: «Poi si può cominciare a riflettere sugli stipendi più poveri. Tra quelli che guadagnano tra i 7,50 euro l’ora e i 9 euro l’ora, si può togliere la parte di contributi che versano questi lavoratori». Per fare in modo che «chi è sotto la soglia della povertà possa diventare ceto medio». Le leve possono essere «la riduzione della tassazione degli straordinari dei festivi e dei premi di produzione».



















































Cosa prevede il taglio dell’Irpef per il ceto medio

La riforma dell’Irpef prevista dalla legge delega sul fisco finora è stata attuata solo in parte. Dal 2024 le aliquote sono passate da quattro a tre per l’accorpamento dei primi due scaglioni in un’aliquota unica al 23% per i redditi fino a 28 mila euro. La seconda parte della riforma prevede la riduzione della seconda aliquota dal 35 al 33% e l’aumento della fascia di reddito a cui si applica da 50 mila a 60 mila euro lordi.

Bisogna trovare 4 miliardi

Il costo di questa misura si aggira attorno ai 4 miliardi l’anno. Come ha ricordato Enrico Marro sul Corriere, inizialmente il governo puntava sul concordato preventivo biennale per le partite Iva,  a cui però ha aderito solo una minoranza dei potenziali interessati. L’aumento delle entrate, che anche quest’anno sono al di sopra delle previsioni, potrebbe contribuire a sbloccare delle risorse che però dovranno essere usate per la riduzione del disavanzo pubblico. Ragione per cui il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ribadito che non c’è alcun «tesoretto».

Le posizioni nella maggioranza

A questo si aggiunge il fatto che non tutti i partiti della maggioranza puntano sul taglio dell’Irpef. Questa misura è la priorità per Forza Italia e Fratelli d’Italia, mentre la Lega chiede una nuova rottamazione delle cartelle e l’estensione della flat tax del 15% alle partite Iva fino a 100 mila euro. 

Le simulazioni

Secondo le stime della Fondazione nazionale dei commercialisti, con un taglio di due punti dell’aliquota (dal 35% al 33%), il risparmio sarebbe di oltre 627 euro per chi ha una reddito di 40 mila euro lordi. Sarebbe invece di circa 348 euro per chi arriva a 50 mila euro lordi e di 440 euro per chi arriva a 60 mila euro.

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28 agosto 2025 ( modifica il 28 agosto 2025 | 17:40)