Valeria Golino incanta ancora una volta al Festival di Venezia 2025, portando sul red carpet una presenza che non ha bisogno di clamore: una femminilità intensa e raffinata, frutto di un percorso costruito con coerenza e profondità nel corso degli anni.
Valeria Golino
Francesca Vieceli / ipa-agency.net
Photo in esclusiva – Maddalena Petrosino per EP Suite19pr
Valeria Golino: «La Gioia è stato un film liberatorio. La recitazione? Può essere terapeutica»
Nella vita artistica di Valeria Golino la parola “Gioia”, soprattutto negli ultimi tempi, ricorre in maniera importante. Prima attraverso il meraviglioso lavoro di regia nella miniserie L’arte della gioia, tratto dal romanzo di Goliarda Sapienza (che lei stessa ha poi interpretato in Fuori di Mario Martone) e ora nel film diretto da Nicolangelo Gelormini, La Gioia, presentato nella sezione “Giornate degli Autori” alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 (e distribuito prossimamente da Vision, ndr). Il titolo si riferisce al nome del personaggio, una donna della provincia torinese, la cui vita scorre in maniera ripetitiva, noiosa, lavorando come docente di francese al liceo, vive ancora coi genitori anziani e senza veri attimi di felicità (fatta eccezione per la Juventus). Un’esistenza letteralmente sconvolta tragicamente da un suo alunno (interpretato da Saul Nanni) che, seducendola, la inganna e manipola, fino ad illuderla, per poi ucciderla. Un caso di cronaca realmente accaduto nel gennaio del 2016, parliamo dell’omicidio di Gloria Rosboch, l’insegnante 49enne ritrovata morta in una vasca di scolo, per mano di Gabriele Defilippi. «È stato liberatorio potersi trasformare» ci racconta la Golino. «Mettere una maschera, in qualche modo, il che potrebbe sembrare coprirsi, invece è un modo per svelare delle cose, ma è più difficile farlo quando sei più te stessa. Qui semmai è stato un modo per liberarmi da me stessa, avvicinandomi ad una donna, Gioia, una persona così complicata, non necessariamente attraente, e non dico solo dal punto di vista estetico, ma anche una donna molto complessa e con dei complessi, molto protetta da genitori opprimenti, da una vita che è passata senza che nulla succedesse, senza mai essere desiderabile. Sono entrata in questo mondo di invisibilità, in questi sentimenti, ma si riesce allontanandosi dall’idea di te stessa, da quello che tu vorresti essere. Questo film me lo ha permesso».