New Delhi – Fa caldo e all’Imperial Hotel ci si ferma volentieri nelle verande, tra palme, colonne e tappeti nell’albergo fondato nel 1936 che conserva tracce visibili di lusso coloniale: c’è ancora il tavolo a cui sedettero Nehru e Jinnah, dove si decise di tagliare in due un subcontinente. Siamo qui per il lancio del Calendario Pirelli 2027 e per incontrare Freida Pinto, una delle nove protagoniste fotografate da Sølve Sundsbø.
Fuori, intanto la città protesta: due leader del Cockroach Janta Party, scarcerati il 21 ottobre, il 22 sono stati di nuovo arrestati. Il movimento ha fatto propria la definizione di “scarafaggi” pronunciata dal presidente della Corte suprema Surya Kant. Nelle rivolte giovanili, Pinto vede una promessa. “Scendere in strada fa parte della democrazia. Le rivoluzioni e i cambiamenti avvengono in momenti come questi”. E. M. Forster scriveva in “Passaggio in India”, nel 1924: “L’India, cento Indie, sotto la luna indifferente”.

Freida Pinto nel calendario Pirelli 2027
Il Calendario Pirelli 2027, familiarmente The Cal, abbreviazione di Calendar, accoglie questa pluralità. Dal 1964 riflette la società attraverso donne, desideri, gerarchie, libertà ed esclusioni. La 53esima edizione, la prima tutta fotografata in India, ha tre autori e due percorsi: il norvegese Sølve Sundsbø desiderava affiancare al proprio uno sguardo dall’interno del Paese.
Raghu Rai, maestro del fotogiornalismo indiano, aveva pensato di accostare le foto del suo archivio all’India contemporanea, ma è mancato in aprile. La figlia Avani ha portato l’idea nelle strade di Delhi, fotografando le stampe paterne insieme alla vita attuale dei luoghi. Sundsbø firma i ritratti, realizzati in Rajasthan, delle star indiane: le attrici Aditi Rao Hydari, Avantika Vandanapu e Freida Pinto, la musicista Anoushka Shankar, la poetessa Rupi Kaur, le modelle Lakshmi Menon e Bhavitha Mandava, l’autrice Padma Lakshmi e la stessa fotografa Avani Rai.
Pinto ha compiuto 42 anni: è nata il 18 ottobre 1984 a Bombay, oggi Mumbai, vive negli Stati Uniti e ha casa a Los Angeles. Esordisce come Latika in “The Millionaire” nel 2008, poi recita con Woody Allen, Julian Schnabel e Terrence Malick. Oggi è anche produttrice; il 17 dicembre arriverà su Netflix “Unaccustomed Earth” dai racconti di Jhumpa Lahiri, dove interpreta Parul, una donna che ritrova un amore del passato. Nel Calendario posa fra le bougainvillee, i suoi fiori preferiti, presenti anche nella casa americana. Parla con la franchezza di chi ha imparato a intervenire sulle storie, comprese quelle che gli altri raccontano di lei.
Che cosa aggiunge il Calendario Pirelli alla sua carriera?
“Un’immagine che durerà. Quando il 2027 sarà finito, il Calendario continuerà a essere collezionato. Questa rappresentazione dell’India aggiunge un passo al lavoro che desidero fare su una scena internazionale: raccontare le diverse facce del mio Paese”.

Freida Pinto nel calendario Pirelli 2027
Quale personaggio interpreta davanti all’obiettivo?
“Me stessa. Mi hanno invitata per la mia identità e per il mio lavoro. Essere parte di qualcosa di così riconoscibile mi fa sentire onorata”.
Fra le bougainvillee del ritratto, quale India riconosce?
“Quella che ho visto per tutta la vita. A Delhi ci sono rampicanti sulle pareti esterne delle case. So che queste piante crescono in tanti Paesi, anche in Italia; quando le vedo, ritrovo qualcosa con cui sono cresciuta”.
La sua infanzia comprende Bombay e le estati nella fattoria di suo zio, nel Sud. Che cosa le hanno lasciato?
“In campagna c’erano alberi, risaie, carri trainati dai buoi, i cugini che andavano a prendere l’acqua al pozzo. Mia sorella e io volevamo partecipare a tutto. Vorrei offrire a mio figlio Rumi esperienze così ricche”.

Freida Pinto nel calendario Pirelli 2027
“The Millionaire” le ha cambiato la vita. Quanto deve ancora a quell’esordio?
“Sono grata a quell’inizio: senza sarebbe stato difficile. E sono grata anche alla capacità di resistere che mi ha dato Bombay”.
Ha detto che l’India è un Paese per chi ha fegato. Sul set le è mai mancato?
“Mai. Sono cresciuta qui. Gli anni della formazione lasciano una parte della personalità che rimane, anche vivendo altrove. Quello che ad altri sembra eccessivo o travolgente mi è familiare”.
Ha cominciato come modella. Che cosa cambia, oggi, nel farsi fotografare?
“Quel lavoro mi ha insegnato poco e non mi piaceva: intervenire era sgradito. Mi veniva chiesto di posare e basta. Oggi mi chiamano per la mia personalità, per il percorso di attrice. Questo cambia il mio rapporto con la fotografia”.
Con Sundsbø ha trovato spazio per le opinioni opinioni?
“Sølve propone, poi ti lascia libera ed è aperto alle idee. Nell’ultimo scatto ho suggerito di sollevare le gambe contro il muro. Lavorare insieme è stato naturale”.
Nove donne e tre fotografi bastano a raccontare l’India?
“Dell’India ci sarà sempre altro da raccontare. Ma è un inizio. Lo stesso vale per ‘Unaccustomed Earth’; raccontiamo una precisa comunità bengalese indoamericana. Un film, una serie, un calendario parte di realtà più vasta”.
Guardando il Paese da lontano, dove vede il cambiamento?
“Nei giovani. Hanno un futuro e portano idee. Conta che abbiano lo spazio dove esprimersi. Vede cosa succede qui, negli Stati Uniti, in Brasile, in Italia? È così che prende forma la storia”.
Il desiderio di produrre nasce dalla voglia di avere più voce in capitolo?
“Riunire le persone mi piaceva già da bambina. Raccontare storie, lavorare con le persone giuste, sentire il legame che nasce facendo arte: in un certo senso producevo già allora”.
Approfondisci:
Chi le ha mostrato come si esercita il potere senza arroganza?
“Michelle Obama. Ha fatto tanto come First Lady e continua a farlo. Esercita il proprio potere senza rimpicciolirsi. Ho lavorato con lei a una campagna e ho visto da vicino la precisione con cui parla e il suo rapporto con le persone”.
Cosa perdiamo delle donne quando pretendiamo siano irreprensibili?
“Sono stanca di donne perfette. Tutti abbiamo contraddizioni, dilemmi morali, decisioni difficili. La perfezione mi annoia”.
