di
Barbara Codogno

La Fondazione tra via Dante e i 2.500 metri quadri di Palazzo Lanza: la collezione conta oltre 180 opere raccolte a partire dalla fine degli anni Ottanta

Padova non ha conquistato il titolo di capitale italiana dell’arte contemporanea, ma c’è chi, nei fatti, lavora perché la città ne diventi un punto di riferimento anche oltre i confini nazionali. È Alberto Peruzzo, che in via Dante a Padova sta costruendo, tappa dopo tappa, un polo dedicato all’arte. 

Gli editori indipendenti

Un progetto che non ha precedenti in città: dal recupero dell’ex chiesa di Sant’Agnese al bookshop Dante61, fino a Palazzo Lanza, la cui apertura promette di segnare una nuova fase per il panorama culturale padovano. Peruzzo sta ridisegnando la geografia culturale della città all’insegna dell’arte. Il progetto inserisce oggi Palazzo Lanza, ma ha una storia che comincia qualche anno fa, con una scommessa: restituire alla contemporaneità un luogo antico senza cancellarne la memoria. La prima tappa è stata l’ex chiesa di Sant’Agnese, in via Dante 63. Un edificio medievale, a lungo sottratto alla vita pubblica, recuperato dalla Fondazione Alberto Peruzzo. Un luogo dalla forte identità, nel quale le opere contemporanee si confrontano con la stratificazione storica dell’edificio. Nel maggio 2025, a pochi passi di distanza, al civico 61, è arrivato «Dante61», il bookshop della Fondazione. Qui trovano spazio editori indipendenti, cataloghi, libri in tiratura limitata, pubblicazioni d’artista. Adesso la prospettiva si allarga con Palazzo Lanza, lo storico Palazzo Rusconi, Sacerdoti–Lanza, destinato a diventare la nuova sede dell’intera collezione Alberto Peruzzo e il fulcro di una fase più ambiziosa. L’edificio ottocentesco, il cui progetto di riedificazione è attribuito a Giuseppe Jappelli, conserva al piano nobile ambienti di grande fascino, impreziositi dagli affreschi di Giovanni De Min realizzati tra il 1821 e il 1824.



















































Uno spazio ritrovato

Oltre 2.500 metri quadrati, attualmente interessati da un intervento di restauro la cui conclusione è prevista per la fine del 2027, permetteranno di ripensare in maniera sostanziale la presenza della Fondazione a Padova.
Uno spazio nel quale custodire ed esporre l’intera collezione, organizzare mostre temporanee, sviluppare progetti concepiti per gli ambienti, promuovere residenze d’artista, incontri, workshop e attività formative rivolte a scuole. La collezione di Peruzzo, con oltre 180 opere raccolte a partire dalla fine degli anni Ottanta, è pensata dall’imprenditore come una risorsa da condividere. Il nuovo Comitato scientifico, annunciato dalla Fondazione, dovrà accompagnare questo percorso, rafforzandone la programmazione espositiva e la ricerca. La qualità della collezione ha già offerto indicazioni concrete. Nel 2023, con Uno spazio ritrovato, l’ex Sant’Agnese ha inaugurato la sua nuova vita mettendo in dialogo una pala d’altare di Giandomenico Tiepolo e opere di artisti come Jannis Kounellis, Antoni Tàpies, Jean Dubuffet, Piero Manzoni, Lucio Fontana, Emilio Vedova e Hermann Nitsch. Da allora il programma si è sviluppato grazie al confronto con tante personalità di primo piano. Nel 2024 ad esempio è arrivata Plessi. Nero Oro, la grande personale dedicata all’artista recentemente scomparso. Installazioni, video e disegni hanno esplorato il rapporto fra materia, luce e tecnologia, attraverso il contrasto fra il nero e l’oro, due elementi centrali nella ricerca dell’autore. La mostra si inseriva nel lungo rapporto fra Plessi e Peruzzo, iniziato nel 2011 con Mari Verticali al Padiglione Venezia della Biennale.

«Lasciarsi sorprendere dall’arte»

La nuova fase si accompagna anche a un importante ampliamento della collezione. Tra gli ingressi più recenti figurano opere di Anselm Kiefer, Jannis Kounellis, Robert Longo e Carl Andre. In particolare, le due opere di Kiefer recentemente acquisite saranno al centro della mostra primaverile annunciata dalla Fondazione a cura di Riccardo Caldura. Kiefer, con la sua riflessione sulla storia, sulla memoria e sulle ferite del Novecento, è una presenza di grande peso in una collezione che intende misurarsi con i protagonisti internazionali dell’arte contemporanea.
Alberto Peruzzo spiega: «Per me collezionare significa continuare a cercare e a lasciarsi sorprendere dall’arte. Vorrei che questa passione potesse tradursi sempre di più in occasioni di confronto e di condivisione con artisti, collezionisti, con le fondazioni e le istituzioni. Continuare a collezionare, fare mostre, esporre le opere e metterle in relazione con altre esperienze: è il percorso che vorrei continuare a costruire».


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27 ottobre 2026