di
Giorgia Aurora Monaco e Manuela Perrone

Sono quasi 500 mila gli stranieri nella città metropolitana. Sono quella romena, egiziana e marocchina le comunità più numerose in città

Sono 610mila i lavoratori e 240mila gli studenti. E, complessivamente, alla fine del 2025 i residenti stranieri in Lombardia erano 1.257.557, il 12,5 per cento della popolazione, contro una media nazionale del 9,4%. In un solo anno, quindi, sono aumentati di oltre 36 mila unità, con una crescita del 3%, il doppio rispetto al 2024. È quanto emerge dal Dossier Statistico Immigrazione 2026.

La città metropolitana, da sola, concentra quasi 500mila residenti stranieri, quasi il 40% del totale regionale. In città gli stranieri corrispondono al 15,4%, la percentuale più alta della Lombardia. In generale, le comunità più numerose sono quella romena, egiziana e marocchina. «I dati del dossier confermano che l’immigrazione è una componente strutturale della società e dell’economia lombarda — spiegano i segretari di Cgil, Cisl e Uil Lombardia Ivan Comotti, Dino Perboni ed Eleonora Di Prisco — e sconfessano la falsa rappresentazione per cui gli immigrati delinquono più degli italiani». Certo è che il lavoro, come strumento per l’integrazione sociale, non è sufficiente: «Servono politiche che garantiscano accesso alla casa, ai servizi, al credito, alla formazione, alla lingua italiana e alla piena partecipazione alla vita delle comunità».



















































Una forza lavoro che in Lombardia conta sempre di più: gli occupati stranieri nella regione sono circa 610 mila, il 13,4% del totale. Il tasso di occupazione degli stranieri risulta comunque inferiore rispetto a quello italiano: il 65,3%, contro il 70,3% . Mentre la disoccupazione raggiunge il 5,5%, più del doppio del 2,5% degli italiani.

La loro presenza, però, è per lo più limitata ad alcuni settori, tra cui quello domestico, di cura, ristorazione, edilizio e agricolo. «Un tema molto significativo è quello dello spreco del capitale umano qualificato, ovvero i giovani stranieri ben istruiti, con un percorso formativo di un certo livello, che non trovano sbocchi lavorativi dignitosi e all’altezza delle loro competenze», commenta Maurizio Bove, presidente di Anolf Lombardia e Referente Immigrazione Cisl. Da qui, la loro decisione di abbandonare il paese e di andare all’estero, la stessa scelta di molti giovani italiani. E, tornando ai numeri, si parla del 29,5 per cento dei lavoratori stranieri sovraistruiti rispetto alla mansione che svolgono.

La trasformazione della Lombardia si vede anche nelle aule. Nell’anno scolastico 2024/25 gli studenti con cittadinanza non italiana erano quasi 240mila, il 17,9% degli iscritti nella regione. Di questi, circa 159mila sono nati in Italia: il 67% del totale.

Il dato acquista ancora più rilievo se confrontato con l’andamento generale della popolazione scolastica. Nell’arco di dieci anni, gli alunni complessivi sono diminuiti del 6,5%, mentre quelli con cittadinanza straniera sono aumentati del 17,2%. Una crescita ancora più significativa è quella degli studenti stranieri nati in Italia che corrisponde al 29,5%. Un dato che si inserisce nel dibattito di questi giorni scatenato dal ddl 170 del Ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara sul tetto massimo del 30% degli studenti stranieri nelle classi. «Inoltre — sottolinea Bove — spesso si parla impropriamente di stranieri, riferendosi a ragazzi che sono nati e cresciuti in Italia e soprattutto culturalmente e socialmente inseriti nella nostra comunità».


Vai a tutte le notizie di Milano

28 ottobre 2026 ( modifica il 28 ottobre 2026 | 14:19)