Arriva il primo MacBook Pro con schermo touch, una funzione che per anni Cupertino aveva liquidato come poco adatta (o comunque poco adatta ai computer portatili). I nuovi modelli da 14 e 16 pollici possono essere controllati direttamente con le dita, senza rinunciare a tastiera e trackpad: si possono ingrandire immagini, spostare oggetti, intervenire su progetti grafici e sequenze video. Ma c’è anche un ritorno al passato che manda in brodo di giuggiole i fan di lunga data di Cupertino: dopo dieci anni torna la mela illuminata sul retro dello schermo, uno dei segni distintivi dei portatili Apple. Comparso nel 1999 con il PowerBook G3, il logo luminoso era stato eliminato nel 2015 con il MacBook da 12 pollici e, l’anno successivo, definitivamente con il MacBook Pro ridisegnato.
Le dita accanto a tastiera e trackpad
La novità tecnica principale dei nuovi MacBook è lo schermo PROLED XDR con tecnologia Oled tandem, che utilizza due strati luminosi per raggiungere una luminosità di picco di 2.000 nit, un contrasto di 10 milioni a uno e una frequenza di aggiornamento variabile fino a 120 Hz. Debutta anche la Dynamic Island, già vista sugli iPhone, per notifiche e attività in tempo reale. Sotto la scocca ci sono i chip M5 Pro e M5 Max, con fino a 128 GB di memoria unificata e 16 Terabyte di archiviazione. I nuovi MacBook Pro sono anche più sottili e leggeri: circa 1,38 kg per il 14 pollici e 1,82 kg per il 16 pollici. Apple dichiara fino a 24 ore di autonomia. Presenti tre porte Thunderbolt 5, Hdmi, lettore di schede Sd e Wi-Fi 7.
Il tocco si aggiunge ai comandi tradizionali senza sostituirli: tastiera, scorciatoie e gesti sul trackpad restano dove sono, e lo schermo diventa una terza via. I gesti di base sono quelli che chiunque usi un iPad conosce. Si scorre una pagina web con il dito, si ingrandisce una foto allargando due dita, si trascina una slide da una presentazione all’altra. Due tocchi su una finestra la portano a tutto schermo, un colpo laterale la affianca alle altre.
Il sensore è integrato direttamente nel pannello, invece di essere uno strato sovrapposto, per ridurre la latenza tra gesto e risposta. Apple ha ridisegnato anche la cerniera, perché lo schermo non oscilli a ogni pressione, e ha aggiunto una stabilizzazione che compensa i movimenti della fotocamera quando si tocca il display durante una videochiamata.
Il vero banco di prova sarà il software. macOS 27 traduce automaticamente i tocchi in clic, quindi gran parte delle applicazioni risponde fin dal primo giorno, ma premere con il dito un pulsante disegnato per il puntatore resta un compromesso. Le app di Apple sono già adattate: Logic Pro mostra una tastiera polifonica da suonare sullo schermo, con pad per accordi e percussioni, Final Cut Pro consente di selezionare intervalli e posizionare le clip con il dito, Pixelmator Pro trasforma l’intero display in una tela da disegno. Per i programmi di terze parti bisognerà attendere la fine dell’anno, quando arriverà il supporto dedicato in Microsoft Office, Adobe Lightroom, DaVinci Resolve, Blender, Cinema 4D e Zoom.
Il paradosso del chip
All’interno non ci sono novità di generazione. I nuovi MacBook Pro montano gli M5 Pro e M5 Max presentati a marzo. Ne nasce una gamma che può confondere: il MacBook Pro da 14 pollici annunciato ieri, il più economico, ha già il chip M6 di nuova generazione ma conserva lo schermo mini-LED e non supporta il tocco, mentre il modello di punta si ferma all’M5. La ragione sta nel calendario dei processori. Le versioni Pro e Max dell’M6 non sono state presentate, e aspettare la generazione successiva avrebbe significato rinviare il lancio di molti mesi. Cupertino ha quindi separato le due innovazioni, il chip nuovo sul modello d’ingresso e lo schermo nuovo su quello di punta. Sul piano pratico la sigla pesa meno di quanto sembri: secondo Apple gli M5 Pro e M5 Max restano i chip più potenti mai montati su un suo portatile e integrano un acceleratore neurale in ogni core della GPU, pensato per l’intelligenza artificiale. Con l’M5 Max, sostiene l’azienda, si possono eseguire in locale modelli linguistici da centinaia di miliardi di parametri.
Prezzi e disponibilità
I preordini partono il 28 ottobre, con disponibilità dal 6 novembre. Prezzi italiani a partire da 3.399 euro (versione da 14 pollici) e 3.999 euro (versione da 16 pollici), decisamente elevati anche per gli standard Apple. È lo scotto della crisi delle memorie e di uno prodotto che, almeno per la Mela, è decisamente nuovo e ricco di soluzioni inedite.
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28 ottobre 2026 ( modifica il 28 ottobre 2026 | 18:42)
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