Eisenkot: «Non si strumentalizzino politicamente accuse di ingerenza straniera in elezioni»
Il leader di Yashar, Gadi Eisenkot, mette in guardia dallo strumentalizzare politicamente le accuse di ingerenza straniera nelle elezioni di martedì per ritardare l’insediamento della prossima Knesset, il parlamento unicamerale israeliano di 120 seggi. Israele, spiega Eisenkot, in un messaggio apparentemente rivolto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e ai suoi alleati, dopo che il presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice della Corte Suprema Noam Sohlberg, ha incaricato lo Shin Bet di indagare sui sospetti di finanziamento e corruzione elettorale da parte di entità straniere, «deve fare tutto ciò che è in suo potere per salvaguardare l’integrità delle elezioni da qualsiasi tentativo di interferenza, manipolazione o distorsione dei fatti, e indagare a fondo su ogni denuncia. Allo stesso tempo, non si deve permettere agli attori politici di sfruttare la situazione per influenzare la data del giuramento della 26 Knesset», sottolinea Eisenkot secondo quanto riferisce `The Times of Israel´. Il ministro della Sicurezza nazionale, esponente dell’estrema destra, Itamar Ben Gvir, chiede allo Shin Bet di arrestare i leader dei partiti arabi sospettati di essere coinvolti nella vicenda dei finanziamenti provenienti dal Qatar, insieme ad altre persone, tra cui figure legate ai Fratelli Musulmani, purché sussistano i presupposti giuridici per procedere agli arresti. Secondo quanto riportato dai media israeliani in lingua ebraica, il Likud di Netanyahu ritiene che il Qatar e la Turchia siano all’origine dei presunti finanziamenti destinati a organizzazioni impegnate ad aumentare l’affluenza alle urne tra gli elettori arabi. Finora non sono state presentate pubblicamente prove a sostegno di queste accuse né elementi che coinvolgano i leader dei partiti arabi. Nel frattempo, Avigdor Liberman, leader del partito Yisrael Beytenu, definisce la lettera inviata da Sohlberg allo Shin Bet uno «sviluppo clamoroso e senza precedenti» e sollecita le autorità competenti a «agire rapidamente per fare piena luce sulla vicenda il prima possibile». Le accuse si inseriscono in una più ampia campagna del Likud volta a contestare i risultati elettorali nelle comunità arabe, dopo che il blocco politico di Netanyahu ha perso la maggioranza parlamentare. Nella giornata di oggi, la polizia ha respinto le affermazioni del partito secondo cui le elezioni sarebbero state «rubate» dai partiti arabi, dichiarando che «non vi sono prove a sostegno» di queste accuse.