La Grazia, recensione del film di Paolo Sorrentino che ha aperto il Festival di Venezia 2025: un’esplorazione umana di un Presidente della Repubblica, diviso tra i dilemmi morali e i propri pregiudizi
L’esercizio del dubbio è una delle qualità, seppur poco frequentate, che invece dovremmo inseguire di più. Non solo nella politica, ma anche nella quotidianità, perché di presunte certezze forse ne abbiamo troppe. Paolo Sorrentino col suo cinema non ci vuole insegnare qualcosa, cerca semmai di provocare una reazione emotiva, personale, universale anche, ma senza mai l’arroganza narrativa di elevarsi a migliore più degli altri.
La Grazia (uscirà al cinema il 15 gennaio 2026 distribuita da PiperFilm, ndr), il suo ultimo lavoro, in concorso al Festival di Venezia 2025, ci mostra un Sorrentino al solito ironico, inventivo, più sobrio, ma non per questo meno efficace nel veicolare i propri personaggi e la storia che ci vuole raccontare ora.
Andrea Pirrello
La Grazia, recensione del film
Sui titoli d’apertura vediamo passare nel cielo le Frecce Tricolori, a scorrere passaggi dell’art. 87 della Costituzione, ben noti, come “Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unita nazionale”. È l’intro del racconto, per introdurre il protagonista, un immaginario (ognuno ritroverà elementi dei veri, passati e attuali) Presidente della Repubblica Italiana (interpretato da Toni Servillo, settima collaborazione con Sorrentino), che al Quirinale vive gli ultimi giorni del suo mandato, e nei quali deve necessariamente prendere oltremodo delle decisioni importanti.
L’uomo, Mariano De Santis, vive e guarda al presente con responsabilità, ma anche avvolto-travolto da una profonda nostalgia, rappresentata dalla scomparsa dell’amata moglie Aurora. Fuma (ormai poco), è un personaggio rigoroso, abitudinario, quasi noioso, ed accanto, intorno, al di là di segretari, ufficiali, rituali, appuntamenti istituzionali, c’è soprattutto la figlia Dorotea (Anna Ferzetti), giurista come lui, che si è dedicata interamente a seguirne il percorso, a sacrificarsi, chiamatasi pure a controllarlo nella dieta (una sua vecchia amica, critica d’arte, invitata in una scena divertente, a cena, la chiama “un ipotesi di cena”), scontrandosi e confrontandosi su più fronti.