Carlo Verdone è tra i firmatari dell’appello di Venice4Palestine che alla viglia della Mostra del Cinema di Venezia esortava a «dare più risonanza a quei pochi spazi del festival dedicati alla Palestina affinché ci sia un sottofondo costante di dissenso nei confronti delle prese di posizione occidentali e nello specifico del Governo Italiano». Oltre a Verdone, tra i 1500 firmatari c’erano Marco Bellocchio, Laura Morante, Abel Ferrara, Alba e Alice Rohrwacher, Toni e Peppe Servillo, Matteo Garrone, Valeria Golino, Fiorella Mannoia, Ken Loach, Anna Foglietta, Mario Martone.

Dopo un comunicato stampa diffuso dalla direzione della Biennale, è arrivato da Venice4Palestine un secondo appello in cui si invitava la Mostra a non invitare gli attori Gal Gadot e Gerald Butler che «sostengono ideologicamente e materialmente la condotta politica e militare di Israele» e «qualunque artista e celebrità che sostenga pubblicamente e attivamente il genocidio». Era quest’ultimo un appello condiviso dai 1500 firmatari della prima lettera? Di sicuro non era condiviso da uno di essi, Verdone appunto, che lo spiega oggi sul Corriere della sera. «Mi hanno messo in mezzo».

«Mi ha chiamato Silvia Scola, la figlia di Ettore Scola, chiedendomi se volevo firmare un appello contro quello che sta accadendo a Gaza, che va condannato in tutti i modi, nell’ambito della Mostra, manifestando a una platea ampia la sensibilità del cinema, che non è chiuso nell’indifferenza. E ho firmato. In un secondo momento i promotori pro Palestina hanno aggiunto i nomi di quei due attori».

«Non sono d’accordo nell’escludere gli artisti», continua Verdone. «Anche all’inizio della guerra in Ucraina ricordo il boicottaggio verso i tennisti russi. Ma cosa c’entravano loro? Sono sportivi, non militari né politici, giocano a tennis. Gli attori non possono diventare il tribunale dell’Inquisizione. Un festival è un tavolo di confronto, di tolleranza e di libertà. Questo invece significa censurare. Poi certo non si possono chiudere gli occhi su ciò che sta accadendo a Gaza. So che anche Toni Servillo, anche lui tra i firmatari, si è ravveduto, e sul Corriere è perplesso, coi sui toni pacati e riflessivi, anche Roberto Andò, che non aveva firmato».

Non è un passo indietro per paura, spiega Verdone, ma per «ristabilire la verità. Io sull’esclusione non ci sto. Meglio un confronto tra di noi. Forse da parte mia c’è stato un attimo di superficialità sai come vanno queste cose, ti dicono ha già firmato questo e quello, ma, ripeto, Gadot e Butler non c’erano sotto quello che ho sottoscritto. Quei due non sono gente che tira le bombe, sono attori come me. Gadot è israeliana, ha prestato il servizio militare, lo fanno tutti lì».

È attesa per domani la manifestazione di Venice4Palestine al Lido. «La facessero, per carità, non contesto nulla. La cultura non dev’essere un’arma, escludere non è cultura. Ha ragione Buttafuoco, non si può caricare sulle spalle di due attori la disumanità di una guerra infinita, che va fermata».