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Valerio Cappelli, inviato a Venezia

L’attrice, per la prima volta alla Mostra del Cinema di Venezia, è una prof di Yale. Tra i temi: potere, privilegio, ambiguità. Nel cast anche Ayo Edebiri («The Bear»)

VENEZIA Difficile crederlo ma è così, prima volta di Julia Roberts alla Mostra di Venezia: «Avevo in animo di fare un tour, è una città magica, uno dei luoghi più inspiegabili del mondo, mi guardavo intorno e mi dicevo che è un sogno, ma non ho fatto altro che lavorare». Lo dice con quel sorriso enorme che, giovanissima, sfoggiò 35 anni fa (ora ne ha 57) in Pretty Woman, il film favolistico con Richard Gere che l’ha lanciata.

Ma in After the Hunt di Luca Guadagnino, fuori gara (uscirà per Sony), un thriller sulle verità nascoste dell’animo umano, non sorride manco mezzo secondo. Lei è una prof di Filosofia a Yale. Una sua ricca studentessa di colore, lesbica, interpretata da Ayo Edebiri (a 30 anni è comica, sceneggiatrice e produttrice, attivissima sui social, in Italia il suo nome dice poco ma viene da un Golden Globe per The Bear), è attratta dalla prof e per distoglierla dal collega professore Andrew Garfield che fa il piacione con tutte dice di essere stata molestata da lui. Licenziato in tronco. Verranno fuori tante verità, la prof Julia sbotterà contro Ayo: «Sei mediocre, la tua tesi è un plagio, non hai alcun talento».



















































Che uno dei registi più cool di Hollywood, il cosmopolita Luca Guadagnino molto amato dagli attori Oltreoceano, abbia fatto un film anti cool e politicamente scorretto, dove nel mondo accademico Usa più elevato si prende di petto il privilegio di genere e una ragazza di colore, come se fosse una denuncia sulle ipocrisie dei salotti buoni americani, fa uno strano effetto. D’un tratto, Julia Roberts guarda attonita in tv l’incendio di Los Angeles che simboleggia la distruzione della cultura legata a Hollywood.

Che ne pensa Julia Roberts? Ha un guizzo geniale sul fuoco della polemica che si accende, e pensando al napalm di Apocalypse Now dice: «Adoro l’odore di queste domande al mattino». Poi: «Il film non vuole fare dichiarazioni. Non so se ci saranno controversie, io spero che la gente si arrabbierà, questa è la sfida, perché stiamo perdendo l’arte della conversazione, far sì che se ne parli sarebbe il nostro successo». 

Ecco Luca Guadagnino: «È un film provocatorio, audace, articolato e molto attuale, in termini di società, divisioni e posizioni estreme che possiamo assumere nei confronti di un’opinione. È una storia non sul desiderio ma sul potere: cosa vogliamo e perché lo cerchiamo, perché lottiamo per toglierlo agli altri, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Questa esplorazione della lotta cieca tra le persone, ero affascinato dall’ambientarla nel prestigio di Yale, tra i corridoi e le aule dell’università, il bar, i prati».

«After the Hunt», film politicamente scorretto di Luca Guadagnino. Julia Roberts: «Spero che la gente si arrabbierà, è questa la sfida»

I dialoghi sofisticati sono un labirinto di inganni e auto distruzioni. E sono densi, spesso complicati, scritti dalla sceneggiatrice Nora Garrett; man mano che prendono forma si dissolvono nell’aria come nubi e poi si riformano, mutevoli e stratificati come le opinioni che si confrontano. La studentessa parla di «sottomissione», c’entra il rapporto feticista che spesso si instaura tra professore e allievo. Il regista, cinefilo enciclopedista, dice che ha pensato a qualcosa dei film di Woody Allen girati tra il 1985 e il ’91: nessuno osa andare oltre. Ed è altrettanto misterioso il matrimonio della prof Julia col marito Michael Stuhlbarg.

I due sono vicini e lontani, come tante coppie legate malgrado tutto da una complicità antica, lui è il primo a intuire l’ambiguità della ragazza nera: «È un rapporto inusuale, i due sono amici per la pelle, c’è fiducia totale tra loro, si supportano a vicenda malgrado la diversità». Per non sentire i discorsi dell’allieva invitata a cena, il marito mette a palla la musica di John Adams, antico pallino del regista, il compositore di cui al Maggio di Firenze firmerà la sua seconda regia lirica per l’opera The death of Klinghoffer, sul sequestro della nave da crociera Achille Lauro nel 1985 da parte di terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina.

«Molti non capiranno la natura del loro rapporto – interviene Julia Roberts -, quello che mi ha attirato è la complessità, come giocare a domino, una volta che cade uno dei tasselli trovi nuove zone di conflitto». Quanto al tema sdrucciolevole delle lotte femministe, la donna adulta bianca che dalla cattedra accusa la studentessa nera, la diva afferma che «sì, riaffiorano antiche narrazioni, Luca ci fa tornare su vecchie discussioni ma con un punto di vista originale, nuovo». D’altra parte, cosa poteva dire la diva Usa che è sbarcata al Lido sfoggiando un cardigan con tante facce di Luca Guadagnino? Lui la ricambia così: «È la migliore interpretazione della sua carriera».

29 agosto 2025 ( modifica il 29 agosto 2025 | 15:53)