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Redazione Cronache
La notizia di «un possibile progetto di attentato» pubblicata dal «Piccolo». Ma la questura interviene. Il ritrovamento di una Luger il 6 luglio, Bergoglio era in città il giorno dopo
La notizia è stata pubblicata dal «Piccolo» di Trieste nella mattinata del 29 agosto. Militanti turchi dell’Isis, secondo il quotidiano, avevano un piano per uccidere papa Francesco nel corso della sua visita a Trieste il 7 luglio 2024. Tanto che tra gli atti dei servizi di intelligence comparirebbe la frase su un «possibile progetto di attentato contro il Sommo pontefice».
Dopo le 15, però, è arrivata la svolta, o almeno sembra: in una nota la questura di Trieste afferma che «nessuna evidenza è emersa» tra eventuali «progettualità ostili o omicidiarie nei confronti del Santo Padre» e il cittadino turco arrestato in Olanda ed estradato in Italia, dove è detenuto a Trieste, in isolamento, per porto e detenzione abusivo di arma.
Un giallo vero, al momento, un caso che sembra smorzarsi. Bergoglio era arrivato nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia per partecipare alla chiusura della 50ma Settimana sociale dei cattolici in Italia. Il giorno prima era stata trovata una pistola in un trolley abbandonato nel bar della stazione.
Il ritrovamento aveva fatto scattare una serie di accertamenti, visto che una serie di elementi facevano pensare che l’arma fosse stata lasciata in un posto per poi essere ritrovata. Erano così scattati gli approfondimenti anche dei servizi di intelligence dai quali emerge ora una frase, già agli atti, su un «possibile progetto di attentato contro il Sommo Pontefice». Circostanza che ora viene smentita.
In Olanda
L’Interpol ha quindi arrestato in Olanda uno dei sospettati, in un’operazione direttamente collegata alle indagini italiane: il turco Hasan Uzun, 46 anni, ora detenuto in carcere a Trieste in una cella d’isolamento: non riesce a comunicare con nessuno, al momento, perché parla poco in inglese. Ma secondo fonti del carcere «è apparso tranquillo». Stava in effetti progettando un attentato al Papa? Secondo la nota ufficiale della polizia no ma il caso è in divenire.
Le cartucce pronte
Il quarantaseienne è stato identificato come l’uomo che il 6 luglio, il giorno prima della visita del Papa, aveva portato materialmente la pistola in città, dentro un trolley: non è ancora chiaro, però, come sarebbe avvenuta l’identificazione, se attraverso i filmati delle telecamere o grazie a altri indizi e informazioni d’intelligence. La pistola è un’automatica, una Luger calibro 9 (modello 7B con numero di matricola 5793N), ritrovata con tanto di caricatore e 14 cartucce.
La notizia del ritrovamento dell’arma, come ricorda anche il Piccolo, era stata data dal Tg1, poi ripresa dalla stampa in tutto il mondo. Ma da quel momento in poi non se n’era saputo più nulla. Invece la Procura aveva avviato i suoi accertamenti, a partire dai movimenti alla stazione ferroviaria.
L’avvocata: «Vediamo gli atti»
«Sono subentrata a due colleghi precedenti lunedì e ho fatto richiesta al pm di copia degli atti estensibili alla difesa – commenta l’avvocata Lucrezia Chermaz, che assiste Hasan Uzun -. Le indagini sono ancora in corso». Al momento «non ho ancora ricevuto nessun atto. Ho incontrato due volte il mio assistito, ho parlato in lingua inglese con un po’ di difficoltà e nei prossimi giorni lo incontrerò con l’ausilio di un interprete in lingua turca. Quindi conto di avere più informazioni sia perché avrò gli atti sia perché potrò conferire con il mio assistito. Abbiamo fatto due chiacchiere sugli aspetti operativi di gestione dell’incarico e non nel merito» dei reati contestati, «per le barriere linguistiche».
Articolo in aggiornamento…
29 agosto 2025 ( modifica il 29 agosto 2025 | 15:47)
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