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Daniele Sparisci, inviato a Zandvoort

In Olanda il monegasco soffre, si pensa già al 2026. Antonelli: «Cambieremo modo di guidare»

Il mare del Nord è agitato come l’animo di Leclerc dopo «il venerdì peggiore della stagione». Dietro a Hamilton, lontano quasi un secondo dal primatista Norris, tallonato da Alonso (alla faccia dei 44 anni), su un circuito di appena 4,2 km. «Otto decimi persi in due curve, servirebbe un miracolo» commenta su un tracciato che non gli ha mai regalato gioie. Come questo campionato del resto, dove l’unico obiettivo è diventato difendere il secondo posto costruttori e vincere almeno una delle dieci gare che restano, troppe per gettare già la spugna.

Ma testa, risorse ed energie sono già concentrate a tempo pieno sul prossimo Mondiale in un copione che si ripete nella recente storia ferrarista. Stavolta vale per chiunque non guidi una McLaren, eccetto i team minori che lottano per un pugno di punti, cioè di soldi. A Maranello il direttore tecnico Loic Serra detta le linee e i programmi sulla monoposto 2026, la prima che nascerà sotto la sua supervisione. Quella che Hamilton vuole sentire più «sua», non come la SF-25 sulla quale ieri ha collezionato due testacoda spinto da un moto d’orgoglio nella ricerca del limite («Bello vederlo spingere così» dice Vasseur per incoraggiarlo). Servirà ben altro piglio nell’anno della grande riforma, una rivoluzione ad alta tensione, Vasseur fresco di riconferma avrà il compito di tingerla di rosso.



















































Il motore tornerà a essere un elemento centrale, quello elettrico in particolare: provvederà a fornire il 50% della potenza. In che modo sarà gestita questa energia non è chiaro, la Fia si arrovella. Montano le polemiche, i tatticismi, le sparate, in Olanda non si parla d’altro. Toto Wolff ama i titoloni, ha raccontato che le prossime monoposto potrebbero raggiungere i 400 km/h sul rettilineo. «Ma era pura teoria — si è corretto —, una provocazione per dire che queste unità di cui tutti parlano male in realtà funzionano: quella velocità sarebbe possibile grazie alla spinta elettrica, ma le batterie si esaurirebbero subito e dopo non saremmo in grado di fare due curve». Rumors insistenti dicono che la Mercedes sia avanti rispetto alla concorrenza, ma sono voci appunto. Flavio Briatore, che dalla prossima stagione monterà i motori con la Stella sull’Alpine, sembra meno convinto: «Delle nuove regole non ci capiremo un c…, noi come chi ci guarda da casa». Un’esagerazione che però nasconde timori diffusi nel paddock.

29 ago 2025

Fra i tecnici di primo livello qualche piccola certezza c’è. A differenza dell’attuale era della F1 basata sull’aerodinamica e sull’effetto suolo, caratterizzata da alta imprevedibilità (progetti una cosa in galleria del vento e la macchina ne fa un’altra in pista), i progressi delle power unit risultano più «veritieri» grazie alle prove sui banchi. Ma non basterà soltanto avere un motore potente e affidabile, bisognerà mettere insieme tutti gli elementi, non sarà un remake del 2014, il ciclo ibrido dominato dalla Mercedes. I piloti dovranno improvvisarsi ingegneri, lavorare sulla gestione e inventarsi strategie su consumi e accelerazioni.

Kimi Antonelli (ieri 12° dopo un inizio choc, fuoripista) ha da poco provato al simulatore il prototipo 2026: «In termini di telaio la macchina è molto bella da guidare, sulle curve lente andremo uguale o più forte. Sul motore ci sarà tanto da imparare, gli input dei piloti faranno la differenza e di tanto, soprattutto nella gestione della batteria: è vero, sarà un nuovo modo di guidare». Uno dei principali aspetti riguarda il contenimento del peso di fronte a batterie più grandi. Riguarda tutti i componenti, la Brembo per esempio è al lavoro sui freni. «È l’aspetto chiave che sta guidando lo sviluppo — spiega Mario Almondo, responsabile di Brembo Racing —, è un regolamento ancora più sfidante di quello 2022. I dischi anteriori avranno fino a 1.400 fori per migliorare il raffreddamento». L’altra certezza è che la Ferrari non può più sbagliare, lo sanno tutti dentro. E lo sa Leclerc che oggi cercherà comunque «un mezzo miracolo» nelle qualifiche a Zandvoort. Perché il presente non si può ignorare.

30 agosto 2025 ( modifica il 30 agosto 2025 | 07:03)