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Stefania Ulivi, inviata a Venezia
L’attrice è nel cast del nuovo film di Gianni Di Gregorio, «Come fai, sbagli» alle Giornate degli autori
«Ci tenevo tantissimo a entrare nell’universo cinematografico Gianni Di Gregorio, tipo i supereroi Marvel. Lui crea uno spazio poetico in cui si muove e fa muovere i personaggi, eroi a modo loro». A Greta Scarano, al suo primo ruolo di attrice dopo il fortunato esordio alla regia con La vita da grandi, Di Gregorio, che conquistò il Lido nel 2008 con Pranzo di Ferragosto, ha affidato un ruolo delicato. Quello di Sofia, la figlia che con i due figli adolescenti irrompe nella tranquilla routine del padre, professore pensionato in Come ti muovi, sbagli, alle Giornate degli autori e subito in sala il 5 settembre con Fandango (è prodotto da Bibi Film con Raicinema). «È un uomo che raggiunto la serenità nella senilità: la sua casa, gli amici del baretto, un’amica con cui si intrattiene, Iaia Forte. Quando la figlia gli piomba in casa dalla Germania con i figli perché ha mollato il marito che l’ha tradita, lui rimane schiacciato da questo tornado».
«Di persona no, amavo il suo modo di raccontare, così pieno di garbo, grazia e verità. Ora posso dire che sono pazza di lui: è un uomo stupendo, simpaticissimo e dolcissimo. Nel film racconta a modo suo una cosa molto vera: che la famiglia è la cosa più bella del mondo ma pure, come si dice a Roma, un po’ un accollo».
Ha deciso cosa fare da grande: attrice o regista?
«Ho la fortuna di fare un lavoro incredibilmente bello. Vorrei continuare con entrambe le cose. Da regista sei catturata per mesi, se non anni. Cercherò un equilibrio».
«Ci sto lavorando, ma sono ancora in uno stato troppo embrionale per parlarne. Il tema mi appassiona molto».
Essere attrice ha influenzato il suo modo di dirigere?
«Ho portato il mio bagaglio nel dialogo con i colleghi che ho diretto. Posso dire che amo i registi che sanno quello che fanno, che sono sicuri di ciò che chiedono agli interpreti, cerco di essere così».
Ha debuttato quindici anni fa, quanto è cambiato per le registe in questo periodo?
«Si è aperto un varco che prima non c’era. È stato molto più difficile per le donne esordire, trovare finanziamenti. Però se diamo un’occhiata ai film diretti dalle registe sono quelli a basso budget. Insomma, i numeri migliorano ma è un percorso ancora in salita».
Arriverà a Venezia con suo figlio, nato un mese fa.
«È difficile parlarne senza scadere in discorsi banali. È tutto, troppo, tantissimo. Un cambiamento gigantesco nella nostra vita (è sposata con Sydney Sibilia, ndr)».
È sempre stata molto sensibile alla causa palestine. Cosa pensa della mobilitazione Venice4Palestine?
«Seguo la questione da quando ho 15 anni. Se non avessi un bambino piccolo mi unirei alla Global Sumud Flotilla per portare sostegno alla popolazione di Gaza. Trovo che un festival come Venezia sia la piattaforma giusta per puntare i riflettori sulla tragedia in corso».
E il caso Gadot e Butler?
«Detesto la censura a ogni livello, però penso sia fondamentale prendere posizione davanti a una cosa così intollerabile, soprattutto per chi ha legami con uno stato come Israele che ha imposto un regime di apartheid ai palestinesi da quasi 80 anni, rendendo la loro vita impossibile ben prima del 7 ottobre. Penso sia quindi naturale che chi non prende una posizione netta nei confronti del genocidio venga visto con diffidenza da chi soffre nel vedere quello che sta accadendo a Gaza».
30 agosto 2025
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