Leone XIV

Leone XIV – Agenzia Romano Siciliani

«Sono ovviamente americano e mi sento profondamente americano, ma amo anche molto il Perù, il popolo peruviano, che è parte di me. Metà della mia vita ministeriale l’ho trascorsa in Perù, quindi la prospettiva latinoamericana è molto preziosa per me». Leone XIV si racconta nella sua prima intervista ufficiale. E racconta anche come concepisce alcune dimensioni della Chiesa e come vedere le urgenze del mondo. Anzitutto, descrive i primi mesi di pontificato. «Sto imparando molto e mi sento molto stimolato, ma non sopraffatto». Parla di «sinodalità», cara a papa Francesco, e la definisce «un atteggiamento, un’apertura, una volontà di comprensione. Questo significa che ogni singolo membro della Chiesa ha una voce e un ruolo da svolgere attraverso la preghiera, la riflessione… attraverso un processo. Ci sono molti modi in cui ciò potrebbe avvenire, ma solo attraverso il dialogo e il rispetto reciproco». Descrive l’impegno per la pace alla luce del Vangelo. «Credo che le persone abbiano ascoltato i diversi appelli che ho lanciato per alzare la mia voce, quella dei cristiani e delle persone di buona volontà, affermando che la pace è l’unica risposta».

Spiega la proposta della Santa Sede di essere spazio di mediazione fra Russia e Ucraina che lui stesso ha lanciato: in Vaticano o in «altri luoghi ecclesiali»: «Mi rendo perfettamente conto delle implicazioni di ciò. La Santa Sede, fin dall’inizio della guerra, ha compiuto grandi sforzi per mantenere una posizione che, per quanto difficile, non è né da una parte né dall’altra, ma veramente neutrale. Alcune cose che ho detto sono state interpretate in un modo o nell’altro, e va bene così, ma credo che l’aspetto realistico non sia primario in questo momento». Riflette sulla politica. «Se guardiamo a molti Paesi del mondo oggi, la democrazia non è necessariamente la soluzione perfetta a tutto». E sulla scena internazionale «ci sono i cattivi attori, ci sono le tentazioni». Poi denuncia le ingiustizie contemporanee, criticando «il divario sempre più ampio tra i livelli di reddito della classe operaia e il denaro che ricevono i più ricchi. Ad esempio, gli amministratori delegati che 60 anni fa guadagnavano dalle quattro alle sei volte di più di quanto guadagnano i lavoratori, l’ultimo dato che ho visto è 600 volte di più di quanto guadagna il lavoratore medio. Ieri la notizia che Elon Musk diventerà il primo triliardario al mondo. Cosa significa e di cosa si tratta? Se questa è l’unica cosa che ha ancora valore, allora siamo nei guai». Punta l’indice contro la polarizzazione. «Viviamo in un’epoca in cui la polarizzazione sembra essere una delle parole d’ordine, ma non aiuta nessuno».

L’intervista nasce da tre ore di conversazione con Elise Ann Allen, statunitense come lui e legata al Perù come il Pontefice, che nelle vesti di corrispondente senior della testata americana “Crux” ha dialogato con il Pontefice per scrivere la biografia “León XIV: ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI”, ovvero “Leone XIV del mondo, missionario del XXI secolo”. Il libro, pubblicato in spagnolo da Penguin Perù, sarà dal 18 settembre nelle librerie dell’America Latina, mentre non è ancora definita l’uscita in italiano. Stralci dei due colloqui, avvenuti a luglio fra Castel Gandolfo e la residenza del Papa in Vaticano, sono stati anticipati domenica 14 settembre nel giorno in cui Leone XIV ha compiuto 70 anni.

Il Papa fa riferimento al suo legame con il Sud America dove è stato missionario e vescovo in Perù. «Credo che questo si manifesti anche nell’apprezzamento che provo per la vita della Chiesa in America Latina, che credo sia stato significativo sia per il mio rapporto con papa Francesco, sia per la mia comprensione di parte della visione che papa Francesco aveva per la Chiesa, sia per come possiamo continuare a portarla avanti in termini di una vera visione profetica per la Chiesa di oggi e di domani».

In America Latina affonda anche la sua visione sinodale. Leone XIV parla di «processo iniziato molto prima dell’ultimo Sinodo, almeno in America Latina. E alcune Chiese latinoamericane hanno dato un contributo significativo alla Chiesa universale». Il Papa non indica una rotta precisa della sinodalità. «Ci sono molti modi in cui ciò potrebbe avvenire, ma solo attraverso il dialogo e il rispetto reciproco. Unire le persone e comprendere quella relazione, quell’interazione, quella creazione di opportunità di incontro, è una dimensione importante del modo in cui viviamo la nostra vita come Chiesa». Nel commento all’intervista, John Allen, direttore di “Crux” e marito di Elise, tiene a sottolineare che Leone «suggerisce che preservare l’ideale della sinodalità non significa necessariamente adottare tutte le strutture, le procedure e i sistemi che Francesco stesso ha messo in atto. Ciò che conta è salvaguardare lo spirito della sinodalità, pur essendo aperti a diversi modi di attuarlo».

Secondo il Papa, come evidenzia l’intervista, non si tratta di «cercare di trasformare la Chiesa in una sorta di governo democratico». E non è corretto ritenere che «alcuni sentano minacciati da questo. A volte vescovi o sacerdoti potrebbero pensare: “La sinodalità mi toglierà autorità”. Non è questo lo scopo della sinodalità, e forse la vostra idea di cosa sia la vostra autorità è un po’ sbagliata. Penso che la sinodalità sia un modo per descrivere come possiamo unirci ed essere una comunità e cercare la comunione come Chiesa, in modo che sia una Chiesa il cui focus primario non sia su una gerarchia istituzionale, ma piuttosto su un senso di “noi insieme”, “la nostra Chiesa”. Ognuno con la propria vocazione, sacerdoti o laici, o vescovi, missionari, famiglie. Ognuno con una vocazione specifica che gli è stata data ha un ruolo da svolgere e qualcosa da dare, e insieme cerchiamo il modo per crescere e camminare insieme come Chiesa». E il Pontefice indica la sinodalità come «antidoto» alla polarizzazione.

A preoccupare il Papa è il clima bellicistico che prevale. «Perché il mondo è così polarizzato? Cosa sta succedendo?», si domanda. E sottolinea: «Sto imparando molto su come la Santa Sede abbia avuto un ruolo nel mondo diplomatico per molti anni». La sfida è «il dialogo – tiene a precisare –. Una delle cose che sono riuscito a fare in questi primi mesi è stata quella di avere almeno una qualche forma di dialogo, incontrando leader mondiali di organizzazioni multinazionali. In teoria, le Nazioni Unite dovrebbero essere il luogo in cui affrontare molte di queste questioni. Purtroppo, sembra essere generalmente riconosciuto che le Nazioni Unite, almeno in questo momento, hanno perso la loro capacità di unire le persone sulle questioni multilaterali. Dobbiamo continuare a ricordarci del potenziale che l’umanità ha per superare la violenza e l’odio che ci dividono sempre di più». E se ci fosse una partita fra Stati Uniti e il Perù, per chi tiferebbe Leone XIV? «Probabilmente il Perù, e solo per via dei legami affettivi. Sono anche un grande tifoso dell’Italia… La gente sa che sono un tifoso dei White Sox, ma come Papa, sono un tifoso di tutte le squadre».