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Almeno 50mila persone hanno manifestato ad Ankara, capitale della Turchia, contro la repressione politica in corso da oltre un anno del principale partito di opposizione al presidente Recep Tayyip Erdogan, il Partito popolare repubblicano (CHP).
La manifestazione è stata organizzata in vista di un’importante sentenza prevista per lunedì ma posticipata al 24 ottobre: la sentenza potrebbe invalidare per presunte irregolarità formali il congresso che il CHP tenne nel 2023. A quel congresso fu eletto come leader del partito Özgür Özel: è un politico piuttosto popolare ed è di fatto il leader dell’opposizione, dopo che a marzo era stato arrestato l’ex sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, esponente del CHP e considerato il più promettente rivale politico di Erdogan.
Secondo i manifestanti, il tentativo di invalidare il congresso del CHP è una manovra giudiziaria studiata dal governo di Erdogan per eliminare ogni minaccia al suo potere. Nell’ultimo anno, oltre a Imamoglu, sono state arrestate più di 500 persone vicine o parte del CHP, tra cui 17 sindaci di città importanti. Secondo l’opposizione, questi arresti sono politicamente motivati e fanno parte di una campagna di repressione di Erdogan.
Se la sentenza dovesse effettivamente invalidare il congresso del 2023, il CHP sarebbe gravemente indebolito. Özel sarebbe rimosso dall’incarico, e potrebbe essere sostituito dal leader precedente, Kemal Kilicdaroglu, che è ritenuto più debole ed era già stato sconfitto da Erdogan alle presidenziali del 2023. Dopo quelle elezioni, Kilicdaroglu aveva lasciato la leadership del CHP in polemica con i leader più giovani e promettenti come Özel e Imamoglu, e se dovesse tornare a capo del partito potrebbe cercare di boicottarli dall’interno, finendo per indebolire tutta l’opposizione.
Un’alternativa è che il tribunale nomini un gestore fiduciario che guidi il partito. Paradossalmente questa sarebbe l’opzione meno peggio, perché il gestore avrebbe 45 giorni per organizzare un nuovo congresso che permetterebbe a Özel di essere rieletto.
Il CHP ha comunque già organizzato un congresso straordinario il 21 settembre in cui decidere cosa fare e votare un nuovo leader.
Domenica i manifestanti hanno chiesto le dimissioni di Erdogan sventolando bandiere turche e striscioni di partito. Sul palco il leader del CHP Özel ha accusato Erdogan di voler restare al potere indebolendo le norme democratiche dopo la sconfitta alle elezioni locali dell’ultimo anno. Ha parlato di un «colpo di stato contro il futuro presidente e contro il futuro governo» e invocato elezioni anticipate. «Resisteremo», ha ripetuto tre volte.
In una lettera inviata dal carcere e letta ad alta voce durante la manifestazione ad Ankara, Imamoglu ha scritto che il governo sta cercando di predeterminare l’esito delle prossime elezioni eliminando i candidati scomodi: «L’era dell’io in questo paese finirà e inizierà l’era del noi. Uno solo perderà e tutti gli altri vinceranno», ha scritto Imamoglu, accolto dagli applausi della folla che intonava lo slogan «Imamoglu presidente».
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