“A Gaza c’è un genocidio in corso e Israele è responsabile”. Dopo i mandati d’arresto emessi a carico di Netanyahu e Gallant dalla Cpi, il procedimento in corso alla Cig, i rapporti di accreditate ong non solo palestinesi, ma anche israeliane come B’Tselem e Medici per i diritti umani Israele, adesso anche la commissione d’inchiesta Onu accusa lo Stato ebraico. E chiama in causa le sue massime autorità. “Il Presidente israeliano Isaac Herzog, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant – si legge nel rapporto, pubblicato mentre l’esercito avanza a Gaza City– hanno istigato alla commissione del genocidio e le autorità israeliane non hanno preso provvedimenti nei loro confronti per punire tale istigazione”.
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Sanzioni, stop alle armi, inchieste: l’appello alla comunità internazionale
Per i giuristi delle Nazioni Unite, a Gaza Israele ha commesso “quattro dei cinque atti” che secondo la Convenzione del 1948 caratterizzano un genocidio e impongono alla comunità internazionale di intervenire. Questo, è l’esplicita richiesta della commissione, significa imporre sanzioni, bloccare ogni fornitura di armi e tecnologia affine, garantire che individui e società presenti negli Stati membri non siano “coinvolti nel favoreggiamento e nell’assistenza alla commissione di genocidio o nell’incitamento a commetterlo”, accertare le responsabilità attraverso indagini e procedimenti legali contro individui o società direttamente o indirettamente coinvolti”. Anche perché sottolinea la commissione, la tragedia potrebbe non essere limitata alla Striscia e si dice “preoccupata” che “l’intento specifico di distruggere i palestinesi nel loro complesso si sia esteso al resto del territorio palestinese occupato,vale a dire la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est”.
Israele: “Rapporto falso, commissari antisemiti, fanno i rappresentanti di Hamas”
Istituita nel 2021, formata da legali esperti e supportata direttamente dal personale della Segreteria internazionale, la commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est – questo il nome completo – non è mai stata riconosciuta dallo Stato ebraico, da tempo ormai entrato in rotta di collisione con le Nazioni Unite, più volte accusate di “comportamento antisemita”. Medesima contestazione che oggi il governo Netanyahu affida a un portavoce del ministero degli Esteri, che su X punta il dito contro i tre esperti della commissione, “noti per le loro posizioni apertamente antisemite”, accusandoli di agire come”rappresentanti di Hamas” e di basarsi “interamente sulle falsità di Hamas, riciclate e ripetute da altri” ma “già state ampiamente smentite”. Quel rapporto, si legge nel post, è “distorto e falso” e la commissione “va abolita”. Sugli stessi toni il commento del presidente Herzog: “”Israele – ed io personalmente – respingiamo categoricamente questo cosiddetto ‘rapporto’ e i suoi autori caduti in disgrazia, la cui mancanza di legittimità è così totale che essere citati nelle loro accuse è di per sé un’approvazione della nostra lotta per i diritti umani”,
I criteri giuridici per identificare il genocidio
Tuttavia, il metodo di lavoro usato dalla commissione è consolidato, codificato e internazionalmente riconosciuto. Si basa su fattispecie definite, è stato già sperimentato per i crimini commessi in Rwanda e Bosnia e sottoposto a serie verifiche. Attraverso accertamenti fattuali e giuridici relativi agli attacchi a Gaza, testimonianze dirette e indirette, incluse le dichiarazioni rilasciate delle massime autorità dello Stato ebraico dal 7 ottobre 2023 al 31 luglio 2025, la commissione ha identificato quattro delle cinque fattispecie giuridiche necessarie per identificare un genocidio: omicidio di membri del gruppo; grave lesione dell’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; costrizione intenzionale del gruppo a condizioni di esistenza tali da comportarne la distruzione fisica totale o parziale; misure volte a impedire le nascite all’interno del gruppo. “È chiaro che esiste l’intento di distruggere i palestinesi di Gaza attraverso atti che soddisfano i criteri stabiliti dalla Convenzione sul Genocidio”, ha dichiarato la presidente Navi Pillay, giurista di larga esperienza, in passato a capo della commissione d’inchiesta sul Rwanda.
Medio Oriente, la commissione Onu accusa Israele: “A Gaza è genocidio”

I numeri del genocidio
Il rapporto è asciutto, parte dai meri numeri e la fotografia è devastante. Oltre 64.000 palestinesi uccisi, fra cui 18.000 bambini e quasi 10.000 donne, un crollo verticale dell’aspettativa di vita da 75 anni a poco più di 40 in un solo anno, ospedali, scuole, chiese, moschee e interi quartieri distrutti, al pari del sistema sanitario nazionale, deliberatamente devastato, mentre la fame è stata usata come arma di guerra. Come fatto in passato in situazioni simili, sono stati esaminati gli avvenimenti sul campo, documentati da agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni umanitarie e le stesse comunicazioni ufficiali dell’Idf.
“Intento deliberato di cancellare i palestinesi fisicamente e culturalmente”
Analizzando 22 mesi di eventi sono state trovate prove solide, concrete e circostanziate per affermare che a Gaza si è tentato di annientare fisicamente e anche culturalmente la popolazione in quanto tale. Lo dimostrano, spiegano gli esperti, le operazioni militari israeliane che hanno causato non solo l’uccisione e il ferimento grave di un numero senza precedenti di palestinesi, l’imposizione di un assedio totale, incluso il blocco degli aiuti umanitari, che ha portato alla fame, la distruzione sistematica dei sistemi sanitari ed educativi a Gaza, la presa di mira deliberata di minori il compimento di atti sistematici di violenza sessuale e di genere, ma anche “gli attacchi sistematici e diffusi” contro siti religiosi e culturali. “Secondo l‘Unicef, a Gaza muore un bambino ogni ora. Questi non sono incidenti di guerra. Sono atti calcolati per provocare la distruzione di un popolo”, si legge in un intervento della presidente dalla commissione pubblicato sul New York Times. “La responsabilità di questi crimini atroci – è invece il pensiero che affida ad una nota – ricade sulle più alte cariche delle autorità israeliane, che hanno orchestrato una campagna genocida per quasi due anni con l’intento specifico di distruggere il gruppo palestinese di Gaza”.
Ignorati avvertimenti, segnalazioni e ordini delle istituzioni internazionali
Più volte – si ricorda – il governo israeliano è stato avvertito, sono state inviate innumerevoli segnalazioni, ordini di misure provvisorie della Corte Internazionale di Giustizia, avvertimenti degli Stati membri, degli uffici delle Nazioni Unite, delle organizzazioni per i diritti umani e dei gruppi della società civile – si spiega nel rapporto – ma puntualmente sono state ignorate, dunque la commissione ritiene che “Israele non sia riuscito a prevenire e punire il genocidio, non indagando sugli atti genocidi e non perseguendo i presunti autori”.È una prova in sé, secondo gli esperti Onu. “La Commissione – scrivono nero su bianco – ritiene che le autorità israeliane non avessero alcuna intenzione di cambiare il loro corso d’azione. Al contrario, le autorità israeliane hanno persistito e portato avanti la loro campagna genocida a Gaza per quasi due anni”.
“Israele fermi operazioni militari e carestia e rispetti gli obblighi internazionali”
Le richieste della Commissione sono quelle che inascoltate da tempo arrivano dalle Nazioni Unite, da singoli Stati membri e da centinaia di organizzazioni umanitarie: stop alla carestia indotta, fine dell’assedio, via libera all’accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari su vasta scala e a tutto il personale delle Nazioni Unite, incluso di Unrwa, messa fuori legge, e dell’Alto commissariato per i diritti umani, e a tutte le agenzie umanitarie internazionali riconosciute che forniscono e coordinano gli aiuti. “La Commissione – si sottolinea – invita Israele a porre immediatamente fine alle attività della Gaza Humanitarian Foundation”, nonché a “rispettare immediatamente i propri obblighi giuridici internazionali, tra cui porre fine al genocidio nella Striscia di Gaza e attuare pienamente le misure provvisorie ordinate dalla Corte Internazionale di Giustizia”.
“L’inazione della comunità internazionale è complicità”
Ma adesso si va oltre e alla comunità internazionale si chiede di intervenire con blocchi, sanzioni, sospensione di accordi militari e commerciali, inchieste. “La comunità internazionale non può rimanere in silenzio di fronte alla campagna genocida lanciata da Israele contro il popolo palestinese a Gaza. Quando emergono chiari segni e prove di genocidio, l’assenza di azioni per fermarlo equivale a complicità”, ha affermato Pillay. “Ogni giorno di inazione costa vite umane ed erode la credibilità della comunità internazionale. Tutti gli Stati hanno l’obbligo legale di utilizzare tutti i mezzi ragionevolmente disponibili per fermare il genocidio a Gaza”.