Senza interventi strutturali per la prevenzione e per le psicoterapie pubbliche il Piano di azione nazionale è una scatola vuota, denuncia Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil medici e dirigenti Ssn. Ecco cosa propone il sindacato
Il governo Meloni non ha fatto nulla di quanto fosse necessario per il Servizio sanitario nazionale (Ssn) sia in termini di risorse che in termini di riorganizzazione», denuncia il segretario nazionale della Fp Cgil Medici Andrea Filippi. Quanto ai finanziamenti, come è noto, Meloni ripete sempre che il suo governo è quello che ha stanziato più risorse per la sanità ma le opposizioni contestano integralmente la sua narrazione. Abbiamo chiesto a Filippi di aiutarci nel fact checking: «In termini di risorse siamo molto al di sotto del necessario. Oggi i finanziamenti del governo Meloni al Fondo sanitario nazionale sono sotto il punto critico rispetto al Pil. Siamo scesi al 6,3 per cento: un livello così basso non l’avevamo mai toccato con i governi precedenti». Del resto, aggiunge il sindacalista e psichiatra: «Meloni aveva dichiarato già nel momento in cui si è insediata tre anni fa che la sanità non era la sua priorità, nonostante si venisse fuori da una situazione drammatica come quella della pandemia. In questo è stata coerente. Quello era il suo programma».
E per quanto riguarda la salute mentale? «La situazione è speculare a quella più generale. Non ha fatto nulla in ambito di salute mentale». Con questo – precisa -, intendiamoci, non che i governi precedenti avessero fatto qualcosa di meglio o di più in ambito di salute mentale. Sono almeno 20 anni che noi attendiamo finanziamenti al Ssn e per la salute mentale. Non a caso erano dieci anni che aspettavamo quello che una volta veniva chiamato progetto obiettivo per la riorganizzazione del potenziamento dei servizi e che oggi è il Piano di azione nazionale per la salute mentale (Panasm)».
Quanto ai fondi del Pnrr? «Nella missione 6 del Pnrr c’era un brevissimo accenno alla salute mentale, così come alle tossicodipendenze e ai consultori e – fa notare Filippi – con scarsissima attenzione ai temi che sono stati centrali negli anni 70 a venire in Italia».
In questo quadro dunque cosa rappresenta il Piano di azione nazionale salute mentale e in cosa consiste? «È stato fatto da una commissione di urgenza insediata dopo l’omicidio a Pisa della psichiatra Barbara Capovani», spiega il segretario: «È un piano di azione nazionale che fondamentalmente non contiene nulla di innovativo. Senza nessuna risorsa propone molto semplicemente una riorganizzazione dell’attuale, come se fosse un buon modello di presa in carico della salute mentale e di cura, senza considerare che non è più adeguato ai bisogni di salute della cittadinanza. Di fatto si chiede a chi oggi lavora di dare di più in una sorta di riorganizzazione senza nessuna assunzione». Il punto cardine
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