Felipe Drugovich è rimasto dietro le quinte del team Aston Martin per tre stagioni, aspettando l’opportunità di confrontarsi in pista con gli altri 19 piloti di Formula 1. Un’occasione che non si è mai presentata, nonostante il suo arrivo come pilota di riserva fosse accompagnato da grandi aspettative, forte del titolo in Formula 2. Un lampo di speranza si era acceso con la ricerca di Cadillac per un possibile ingresso in F1, ma anche quella strada non ha portato i frutti sperati.

A quel punto, Drugovich si è trovato davanti a un bivio: restare nell’ombra nella speranza di emergere oppure dare una svolta alla propria carriera. La scelta è stata chiara con la firma con il team Andretti in Formula E, dove il suo debutto avverrà nella prossima stagione.

Un bilancio tra rimpianti e crescita

In un’intervista al Daily Express, il futuro pilota Andretti ha parlato del suo percorso da riserva in Aston Martin: “Ho imparato il più possibile in questi tre anni e, in realtà, avendo guardato dall’altra parte del casco e osservando i piloti dall’esterno, credo che questo mi abbia fatto imparare molto più di quanto pensassi. Quindi è stata una cosa positiva e credo che il cambiamento sia arrivato al momento giusto”.

Parole che lasciano trasparire un pizzico di rimpianto, ma anche la consapevolezza di aver tratto insegnamenti preziosi da un’esperienza vissuta senza la possibilità di correre. Lo stesso Drugovich ha ammesso: “Certo, se avessi saputo come sarebbero andati questi tre anni, avrei sicuramente almeno disputato dei campionati completi prima. Perché è quello che amo fare, ma allo stesso tempo, pensavo fosse importante fare tutto il possibile per ottenere un posto in F1. E se non fosse successo, sarei passato ad altro, e sì, eccomi qui”.

L’incontro con Adrian Newey

Nonostante la mancanza di gare ufficiali, la permanenza in Aston Martin ha permesso a Drugovich di venire a contatto con figure di spicco del paddock. Una delle più significative è stata quella di Adrian Newey, arrivato di recente al team dopo i lunghi anni in Red Bull. Il progettista britannico è attesissimo per il 2026, quando la sua prima monoposto in verde vedrà la luce. Per Drugovich, però, l’incontro con lui è stato minimo: “Tutti i contatti che ho avuto con lui sono avvenuti a Silverstone, quando è sceso in pista”, racconta il brasiliano classe 2000.

“Mi sono presentato e questo è stata tutta l’interazione che abbiamo avuto” ha spiegato. “Non parla con nessuno del team, nessuno sa cosa sta facendo. Voglio dire, tutti sanno cosa sta facendo, ma in realtà non lo condivide con nessuno, il che è positivo, sai, in realtà è molto concentrato su questo. E per questo motivo, mi aspetto anche che l’Aston Martin faccia un ottimo lavoro l’anno prossimo”.