La Spagna si è di nuovo riversata in massa nelle piazze per il terzo giorno consecutivo. Ieri ad aprire le danze, alle 12, Barcellona assieme alla città di Siviglia (dove ha marciato il leader di Izquerda Unida Antonio Maíllo), in una giornata che ha visto un’ottantina di appuntamenti in tutte le principali città iberiche col cuore alla «Franja de Gaza» per protestare contro il genocidio in Palestina e per reclamare che venga tagliato ogni rapporto con lo stato di Israele.

Nella capitale catalana hanno sfilato per le vie del centro circa un centinaio di migliaio di persone (80mila secondo la Guardia Urbana, 300mila secondo gli organizzatori), chiamati a raccolta da centinaia di associazioni, organizzazioni, sindacati e partiti di sinistra.

Oltre alla liberazione immediata della cinquantina di prigionieri spagnoli della Flotilla, sequestrati illegalmente dall’esercito israeliano in acque internazionali, le centinaia di migliaia di persone che si sono riunite in piazza in tutte le città spagnole reclamano al governo Sánchez di essere più incisivo e andare oltre le parole per fermare Israele dopo due anni di barbarie.

Al grido di «Gaza non sei sola, il mondo si sta alzando», «No, Israele non è uno stato, è un’occupazione», e all’internazionale «Free free Palestine», e sotto decine di bandiere diverse (oltre a quella palestinese, c’erano bandiere della pace in italiano, bandiere della repubblica spagnola, bandiere indipendentiste, bandiere Lgbt, bandiere rosse e persino una bandiera dell’Anpi sventolata orgogliosamente dagli italiani dell’associazione Altritalia, e quelle di decine di sindacati e associazioni), i manifestanti hanno riempito il centrale Passeig de Gràcia e hanno sfilato fino all’Arco di Trionfo. Molte le famiglie con bambini con cartelli e slogan che ricordavano i moltissimi piccoli ammazzati da Israele fra i 66 mila morti accertati.

A Madrid la manifestazione, con decine di migliaia di persone, è partita dalla stazione di Atocha verso le 18 ed è arrivata fino a Callao, con alla testa diversi esponenti politici. Fra loro, la leader di Podemos, Ione Belarra, che ha chiesto a nome del suo partito che «una volta per tutte, il governo spagnolo rompa ogni tipo di relazione con i genocidi».

I manifestanti di Madrid se la sono presa anche con la leader del Pp locale e presidente della loro regione, Isabel Díaz Ayuso, che nei giorni scorsi aveva sfottuto i membri della Flotilla, dicendo che si erano andati a fare un bagno in Grecia, stesso repertorio della destra italiana quando rispolvera la «crociera», ha definito la massione in mare «un’assemblea galleggiante», e che se Israele volesse davvero far male a Gaza, dovrebbe tenersi Ada Colau e farle fare da sindaco lì.

Una linea dura persino più a destra di quella del leader del partito Alberto Núñez Feijóo che non ha attaccato direttamente la missione umanitaria e ha parlato di «massacro» in Palestina.

Altre grandi manifestazioni si sono viste anche a Valencia, Pamplona, Palma, e León fra le altre. La settimana prossima arriva in parlamento il decreto sull’embargo di armi che sembra dovrebbe avere anche i voti di Junts (il partito catalano all’inizio era perplesso) ma non ancora quelli di Podemos, che crede non sia sufficientemente efficace perché ha molti «buchi» e non affronta il nodo delle relazioni sugli armamenti con Israele «più abbondanti della nostra storia».