Intanto, mentre il mondo brucia e milioni di persone si riversano nelle strade per chiedere giustizia dove non c’è, umanità dove è smarrita e ai governi di prendere posizione guardando non solo agli interessi economici, alla salvaguardia di se stessi e delle loro convenienze elettorali, intanto gli inglesi nominano per la prima volta nella storia una donna a capo spirituale della loro chiesa.

Sono ottantacinque milioni le persone di fede anglicana nel mondo e sarà Sarah Mullally a guidarle: la nuova arcivescova di Canterbury ha 63 anni, è sposata con un architetto e madre di due figli.

È stata a lungo infermiera e poi responsabile nazionale del settore infermieristico del suo Paese, incarichi civili, prima di dedicarsi completamente al percorso nella chiesa. È, oggi, la prima donna al mondo alla guida di una grande comunità religiosa.

Avrete già letto notizie sul suo conto e forse qualche passaggio del suo primo discorso. Colpisce moltissimo il richiamo battente che fa alla sua lunga attività di cura grazie alla quale — ha detto — «ho imparato ad ascoltare profondamente le persone». Mullally si è specializzata molto giovane come infermiera oncologica.

Tutti i lavori di cura delle persone fragili sono egualmente delicati: richiedono una capacità di mettersi in connessione con l’altro che fa la differenza, come chiunque abbia avuto esperienza di malattia sa, fra una condizione di degenza dignitosa e un supplemento di sofferenza. Nel caso dei malati di cancro, adulti e specialmente bambini, la relazione con chi li assiste è cruciale non fosse altro perché — in questa come in altre patologie gravi — l’esito infausto è un fantasma che continua ad aleggiare ben oltre i primi segnali di guarigione, quando ci sono.

L’ascolto è, appunto, componente fondamentale della cura. Che alla guida di una Chiesa ci sia una persona che ha fatto dell’ascolto la sua principale vocazione è notizia quasi più rilevante del fatto che quella persona sia una donna. Entrambe, a pari merito, diciamo.

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