Due anni dopo, Sakaguchi collega definitivamente le due linee di ricerca: il gene FOXP3 è il “comando centrale” delle cellule T regolatrici. Da allora, la loro scoperta ha rivoluzionato l’immunologia e aperto nuove prospettive terapeutiche contro le malattie autoimmuni, il cancro e perfino nel campo dei trapianti d’organo.
Un riconoscimento già annunciato dalla scienza
Curiosamente, per due dei premiati – Sakaguchi e Ramsdell – non è la prima volta che la comunità scientifica riconosce la loro scoperta come rivoluzionaria. Già nel 2017 avevano ricevuto, insieme all’immunologo Alexander Rudensky, il Crafoord Prize in Polyarthritis, un premio assegnato dall’Accademia Reale Svedese delle Scienze per le ricerche sulle malattie autoimmuni. Quel riconoscimento, come molti osservatori notano oggi, fu un preludio al Nobel.
Dal laboratorio ai pazienti
Oggi, grazie alle loro ricerche, diversi gruppi nel mondo stanno sperimentando terapie capaci di “riaddestrare” il sistema immunitario, utilizzando proprio le cellule T regolatrici per calmare le reazioni autoimmuni o, al contrario, per disattivarle nei tumori. Alcuni di questi trattamenti sono già in fase di sperimentazione clinica.
«Questa scoperta ha gettato le basi per un campo completamente nuovo della medicina -, ha dichiarato il Comitato del Karolinska Institute durante l’annuncio – Le potenziali applicazioni vanno dalle terapie per la sclerosi multipla e il diabete di tipo 1 ai trattamenti antitumorali».
Tre carriere, un’unica visione
Mary E. Brunkow, 64 anni, è senior program manager presso l’Institute for Systems Biology di Seattle. Fred Ramsdell, 65, è cofondatore e consulente scientifico di Sonoma Biotherapeutics a San Francisco. Shimon Sakaguchi, 74 anni, è professore emerito all’Immunology Frontier Research Center dell’Università di Osaka.