Si chiamava Ovidio Marras, è morto a gennaio dell’anno scorso all’età di 93 anni, per tutta la vita è stato pastore e agricoltore a Capo Malfatano, comune di Teulada, di fronte alla spiaggia di Tuerredda, una delle zone più belle della Sardegna sud occidentale.
La sua storia è quella raccontata nel film di Riccardo Milani, “La vita va così”, che ha aperto la Festa del Cinema di Roma. I luoghi sono gli stessi, al cinema il protagonista si chiama Efisio Mulas. Ma la vera storia di Ovidio è più intrigante e suggestiva del copione del film, così come i “cattivi” della realtà non avevano le facce da simpatiche canaglie di Diego Abatantuono e Aldo Baglio.
Il maxi progetto in Sardegna
Tutto parte nei primi anni Duemila, quando un gruppo di imprenditori immobiliari, riuniti sotto la sigla Sitas (Società iniziative agricole sarde) decide di costruire un resort da oltre 150mila metri cubi a Capo Malfatano: su circa 700 ettari di verde e macchia mediterranea sarebbe nato un complesso alberghiero, ville con piscina, residence, giardini privati, campo da golf e servizi annessi. Un mega resort che avrebbe dovuto essere la perla della Costa Dorada, l’equivalente della Costa Smeralda spostato nel sud della Sardegna. Dietro la Sitas c’era il gotha del mattone italiano: il gruppo Benetton, Toti-Lamaro, il gruppo Toffano e la Sansedoni spa, braccio immobiliare della Fondazione e della Banca Mps, che aveva all’epoca Francesco Gaetano Caltagirone come vicepresidente. Se non bastassero questi nomi, la Sitas aveva trovato anche chi avrebbe dovuto gestire quel mega-complesso: la Mita resort di Emma Marcegaglia e Andrea Donà delle Rose, che a poca distanza gestivano già il Forte Village, con in società l’altro immobiliarista Massimo Caputi.
Il via libera del Comune, la resistenza di Ovidio
Un investimento da centinaia di milioni di euro, progetti già pronti e autorizzati dal Comune di Teulada, che si sono infranti contro la caparbietà e la resistenza di Ovidio Marras. Un uomo a metà tra il disneyano Dinamite Bla (irascibile vecchietto che spara con il fucile contro Paperon de’ Paperoni, ogni volta che il fantastiliardario gli chiede di vendergli la sua fattoria) e il melvilliano Bartleby lo scrivano, che oppone un irriducibile “preferirei di no” a ogni richiesta del suo datore di lavoro. Ovidio aveva il suo “furriadroxiu”, una casa ovile dove viveva con il gregge di pecore e le mucche, a Capo Malfatano, con un uso civico di passaggio per portare gli animali al pascolo lungo il sentiero che portava alla spiaggia. Il resort era stato progettato anche su quel terreno, sul sentiero ci sarebbe stata la hall, e dietro l’ovile c’era persino la villa di Benetton. Ovviamente la Sitas fa un’offerta a Marras, alza anche il prezzo fino a cifre cospicue per un pezzetto di terreno. “Io non vendo – è la risposta decisa del pastore – questa è la terra di mio padre e del padre di mio padre e me la tengo. Voi qui intorno non avete diritto a costruire”.
Il vecchio pastore sardo vince la battaglia contro il colosso dei resort
nicola pinna
05 Febbraio 2016
La battaglia giudiziaria
Da lì parte una storia giudiziaria, che dura diversi anni, con Italia Nostra che si schiera dalla parte di Ovidio Marras. Lui fa ricorsi contro le costruzioni avviate sul suo terreno, Italia Nostra fa le pulci alle autorizzazioni concesse a Sitas e scopre che manca la valutazione di impatto ambientale sul mega resort. Capo Malfatano rientra nelle aree tutelate dal decreto Urbani, il tentativo di aggirare la Via e i divieti del piano paesaggistico regionale, frazionando il progetto in cinque lotti per provare a ridurre l’impatto, non ha successo. Nel 2010 Ovidio vince la sua prima causa, nel 2012 il Tar annulla le autorizzazioni paesaggistiche e a costruire rilasciate dal Comune. Il Consiglio di Stato e la Cassazione confermano le sentenze, bocciando definitivamente il progetto Capo Malfatano.
Gli effetti della battaglia sulla Costa Dorada sono come una valanga per molti dei soci. La Sitas viene dichiarata fallita nel 2018, dietro la spiaggia della Tuerredda ci sono ancora i ruderi del resort. Nessuno vuole accollarsi i costi delle demolizioni e della rimozione dei detriti, Comune e Regione, che hanno la loro parte di responsabilità, non sanno ancora come sbrogliare la matassa. Sansedoni spa è stata in liquidazione ed è stata rilevata da un fondo internazionale. Messa in crisi anche per le “mele avvelenate”, come il progetto sardo, lasciate dagli ex soci Toti-Lamaro, liquidati con valutazioni dorate degli immobili portati in società. I guai della Fondazione Mps e della Banca erano già molto più pesanti dopo gli aumenti di capitale miliardari nel tentativo di tamponare la falla nei conti, aperta dallo sciagurato acquisto di Antonveneta. Emma Marcegaglia in Sardegna restò a bocca asciutta anche alla Maddalena: avrebbe dovuto ospitare il G8 nel suo resort, il premier Berlusconi dirottò i Grandi del pianeta a L’Aquila. I problemi dei Benetton, purtroppo, sono noti.
Cosa fece dopo le vittorie nei processi Ovidio Marras? Per qualche anno continuò a vivere nella sua casa ovile, fino a quando i nipoti lo convinsero per motivi di salute a trasferirsi in paese. Chi lo ha conosciuto e ha trattato con lui per comprargli la terra, non lo definisce un eroe ambientalista che difendeva la Sardegna dalle colate di cemento. Piuttosto come un caparbio solitario, che non aveva amici a Teulada e non si lasciava convincere nemmeno dai suoi familiari. Rifiutando di vendere voleva dimostrare ai compaesani che non l’avevano stimato, di che pasta fosse fatto. Ci è riuscito al punto di diventare una stella del cinema.