Max trionfatore, Red Bull la migliore in qualifica
Pur non essendo una gara dalle incredibili emozioni, il Gran Premio degli Stati Uniti ed in generale il weekend sul bellissimo Circuit of the Americas è stato particolarmente interessante sotto molteplici punti di vista. A uscirne trionfatore in lungo ed in largo è senza dubbio Max Verstappen. Pole e vittoria sia nella Sprint che nel Gran Premio, arrivava ad Austin a quota -63 da Piastri, torna a casa a -40 ed un mondiale che, pur essendo ancora complicato, diventa un’impresa decisamente meno impossibile di prima, peraltro considerando che mancano ancora ben 2 sprint in 5 gare, in cui, come abbiamo visto proprio ad Austin, può accadere un po’ di tutto. Al di là della perfezione e del talento di Verstappen, che non sbaglia mai e a cui probabilmente vanno ascritti meriti non solo per quanto accade in pista, ma anche per i feedback che riesce a portare ai suoi ingegneri, la performance della Red Bull si conferma la migliore in qualifica. La capacità di sfruttare al meglio le gomme, di trovare la finestra giusta e di estrarre il picco di aderenza nel breve spazio del singolo giro appare ora una prerogativa della RB21, con la McLaren vicina, ma inseguitrice. Diversa è la situazione sul passo gara, dove la tendenza appare essere quella di una monoposto papaya che ha spesso qualcosa in più sul ritmo, ma il cui potenziale non viene massimizzato da una serie di situazioni infelici che si susseguono ormai da 4 weekend di seguito. Per questo l’impresa di Verstappen rimane ardua seppur possibile: l’olandese si trova a fronteggiare un avversario che è comunque forte in gara e che ha praticamente un match point ad ogni Gran Premio, ed annullarli tutti non è impresa da poco. Sicuramente ad Austin però Max è riuscito abbondantemente nel suo intento, complice anche un passaggio a vuoto (il secondo dopo Baku) di Piastri tra l’incidente della Sprint e un ritmo non certo grandioso in gara.
Piastri non vince e non batte Norris da 4 gare
Il passo avanti Red Bull continuiamo a celebrarlo, ma in realtà molto di quanto avviene in pista dipende in qualche modo da McLaren. Anzitutto lasciateci iniziare con un aspetto che sembra una banalità, ma che a parer nostro non la è: il mondiale si sta riaprendo principalmente perché Piastri ha smesso di vincere. L’australiano merita sicuramente le attenuanti generiche, trovandosi in testa alla classifica alla sua soltanto terza stagione in Formula 1, con una pressione enorme e sempre crescente e con una generazione di vetture incredibilmente difficili, e, per questo, le sue difficoltà risultano sicuramente comprensibili. Ma nella spietatezza della classifica e di una corsa al titolo che giustamente non fa sconti a nessuno, Piastri dopo l’Olanda ha infilato 4 gare di seguito sotto tono, in cui non è arrivato dietro non solo a Verstappen, ma anche (4 volte di fila) al suo compagno, Lando Norris. Dopo il ritiro di Zandvoort il britannico ha trovato una serie di prestazioni sempre migliori, inclusa Austin dove ha dato un gran colpo di reni in qualifica per trovare la prima fila tra le difficoltà e dove ha comunque tenuto un ottimo ritmo in gara, arginato da un magistrale Leclerc di cui parleremo a breve. Norris, forse sbloccato o forse motivato dal sembrare ormai fuori dalla lotta dopo il ritiro di Zandvoort, ha trovato 4 prestazioni solide e convincenti in gara, ed in questo momento ha un parziale di 11 a 8 sul compagno e soli 14 punti di distacco in classifica, che sono meno di quelli persi per il ritiro olandese. Al di là della folle e bellissima rincorsa di Verstappen, il primo problema di Piastri è quindi anzitutto ricominciare a battere almeno il suo compagno, perché, se quella di Max sembra un’impresa al limite dell’impossibile, quella di Lando molto meno.

Austin una pista rompicapo per team e piloti. La qualifica fattore chiave in ottica Mondiale
Sul team McLaren nella gara americana è pesata come un macigno l’assenza delle informazioni ricavati dalla Sprint, più che fondamentali per tutti. La pista di Austin, già difficile di suo, estremamente impegnativa sul fronte aerodinamico, ma allo stesso tempo con un asfalto altamente irregolare che mette in crisi la meccanica e costringe le squadre ad alzare le vetture, unita alle alte temperature e alle mescole portate da Pirelli (morbide ma non soggette a usura), si è dimostrata difficilissima da interpretare per piloti ed ingegneri. Red Bull ha trovato il giusto compromesso sospensivo solo a valle della gara breve, mentre Ferrari (di cui sarà pubblicata un’analisi a parte domani mattina) ha stravolto l’assetto meccanico proprio in virtù di una Sprint usata letteralmente come test per trovare la quadra. Il ritiro alla prima curva sia di Norris che di Piastri ha quindi privato il team di Woking di una sessione che si è rivelata decisamente più importante che in altri weekend e questo ha di conseguenza compromesso il prosieguo del fine settimana, dove abbiamo visto una MCL39 girare parecchio più alta della concorrenza. Rimane da notare che, nonostante ciò, Norris sul passo era alla pari o forse leggermente più veloce di Verstappen, il che la direbbe lunga sul reale potenziale in gara della McLaren e su quanto Piastri e Norris stanno lasciando per strada nelle ultime domeniche. Uno dei fattori chiave in tutto ciò è la combinazione del miglioramento Red Bull in qualifica e dell’incredibile livello di disturbi aerodinamici che queste vetture sono arrivate ad avere. George Russell dopo la gara ha detto che tutto o quasi dipendeva dalla posizione di uscita da curva 1, dato che seguire le vetture che precedevano era quasi impossibile e abbiamo visto le difficoltà di Norris a superare Leclerc anche quando il monegasco aveva le soft ormai finite alla fine del primo stint. McLaren sta quindi pagando a caro prezzo soprattutto la perdita di brillantezza sul giro secco, dato che in gara rimane una vettura molto veloce ma che non può, di conseguenza, sfruttare il proprio potenziale.
Messico chance importante per McLaren, ma ormai è tutto aperto
La Formula 1 si sposta quindi velocemente sul tracciato di Città del Messico, dove le criticità date dall’altitudine non mancano. La morfologia pura del tracciato sembrerebbe a favore Red Bull, ma proprio l’altitudine dovrebbe aiutare non poco gli uomini capitanati da Andrea Stella: sull’autodromo intitolato ai fratelli Rodriguez, infatti, si è costretti a scegliere un assetto quasi al massimo carico aerodinamico per trovare un livello accettabile di deportanza e sappiamo che sul picco di carico McLaren ha qualche punto di vantaggio rispetto a Red Bull. Anche dal punto di vista del raffreddamento della Power Unit e dei corner ruota il team di Woking appare il migliore in pista e questo potrebbe costringere in difesa Verstappen e la sua Red Bull. Certo è, però, che fare pronostici sta diventando sempre più complicato in questo finale di stagione che sembra poter riaccendere l’attenzione verso una Formula 1 tornata interessante.