Il sistema Star cambia radicalmente approccio. Grazie a una combinazione di tecnologie di imaging ad altissima risoluzione e algoritmi di deep learning, riesce a scandagliare milioni di immagini di un campione di sperma in pochi minuti, riconoscendo automaticamente la presenza di spermatozoi vivi.

Una volta identificati, un microchip con canali più sottili di un capello isola la parte utile del campione, e un robot di precisione estrae lo spermatozoo selezionato in pochi millisecondi. Questo può poi essere utilizzato per fecondare un ovocita oppure conservato a basse temperature per un uso futuro.

Il caso clinico: 19 anni di attesa

La tecnica è stata sperimentata su una coppia che cercava un figlio da quasi vent’anni. La donna, 37 anni, aveva affrontato 11 cicli di stimolazione ovarica e vari tentativi di fecondazione in vitro senza successo. Il partner, 39 anni, soffriva di azoospermia non ostruttiva, con testicoli ipotrofici ma livelli ormonali normali.

Durante l’esperimento, il sistema Star ha analizzato 2,5 milioni di immagini in circa due ore, identificando sette spermatozoi, di cui due mobili. Questi due sono stati iniettati in altrettanti ovociti maturi, generando due embrioni. Entrambi sono stati trasferiti nell’utero della donna e, tredici giorni dopo, il test di gravidanza è risultato positivo. Un’ecografia a otto settimane ha confermato la gravidanza, con un feto in crescita e battito cardiaco regolare.

«Basta un solo spermatozoo sano per creare un embrione – sottolinea Williams – Questo risultato, anche se basato su un singolo caso, mostra la fattibilità e il potenziale di Star per dare una chance biologica a coppie che fino a oggi non ne avevano alcuna».