A breve tutte le squadre inizieranno i ritiri invernali, durante i quali prepareranno la prossima stagione. Da qualche anno praticamente tutte le formazioni si trasferiscono in Spagna, continentale o sulle isole, ma non è sempre stato così.
Anzi, meno di vent’anni fa era l’Italia ad ospitare tutto il meglio del ciclismo mondiale durante questo periodo. Cos’è cambiato nel frattempo? Potrebbe il nostro Paese tornare agli antichi fasti? L’abbiamo chiesto a Matteo Tosatto, che dopo una lunghissima carriera tra i professionisti ora è direttore sportivo del Tudor Pro Cycling Team.


Matteo, dove andavate in ritiro ai tuoi tempi, e dove andrete invece quest’anno?
Avendo avuto una carriera lunga ho visto, anzi vissuto, il passaggio tra Italia e Spagna. Fino al 2005 si andava in Toscana, e non solo noi, venivano anche tantissime squadre straniere. Mi ricordo per esempio la Telekom, la Rabobank, la Lotto e anche molte francesi. Poi un po’ è cambiato il clima, un po’ il bisogno di un altro tipo di infrastrutture. Nel frattempo la Spagna è cresciuta molto e adesso quasi tutti vanno lì, anche noi. Credo che in 50 chilometri di costa tra Valencia ed Alicante ci siano tutte le squadre del mondo.
Il cambiamento è stato causato dal clima e dalle strutture quindi?
Direi di sì. Lì a dicembre c’è ancora un’ottima temperatura e poi certamente gli hotel sono più strutturati. Sono attrezzati con la palestra, parcheggi spaziosi per i mezzi, sale riunioni per poter fare molte cose. Nelle strade interne poi c’è anche molto meno traffico, un altro fattore importante ovviamente. Per fare un paragone, negli anni 80 tutte le squadre andavano nella costa ligure, ora col traffico che c’è sarebbe impossibile. E poi c’è il dato economico. In Spagna fanno prezzi ottimi per i ciclisti. A volte mi è capitato di andare anche da solo per dei lavori specifici e mi ricordo che era davvero molto conveniente.


Da che anno c’è stato il cambiamento?
Con la Quick Step nel 2006 abbiamo fatto il ritiro di dicembre in Italia e poi quello di gennaio a Calpe. Poi dal 2008 in poi siamo andati solo in Spagna, a Gran Canaria. Secondo me quello è il miglior posto in assoluto, ci sono sempre tra i 18 e i 26 gradi, e puoi fare di tutto. Salite lunghe, salite brevi, pianura, tutto quello che serve per allenarsi bene.
La Sicilia non potrebbe essere un’alternativa? Dopo tutto l’Etna assomiglia un po’ al Teide…
In Sicilia ci sono stato una settimana nel 2015, ed eravamo appunto sotto l’Etna. Il clima era ottimo, si stava bene, il problema mi ricordo che erano le strade. La principale era buona, invece quelle interne molto meno per via del traffico. Ho letto giusto ieri un’intervista di Fiorelli che è di quelle parti e anche lui dice lo stesso. Poi c’erano anche tanti cani randagi che in bici possono essere un problema. D’altronde la salita dell’Etna è il paesaggio più bello che si potesse vedere credo, e ci si allenava molto bene. Ma non si può fare solo su e giù per quella salita tutto il tempo.


Ci sarebbero altri posti adatti in Italia secondo te?
Un’altra volta, sempre con la Quick Step, siamo andati in Puglia e mi è sembrato un ottimo posto. Sia come clima che come strutture. Il problema lì è che mancano le salite ed ora anche a dicembre si inizia già a fare lavoro di qualità. Una volta l’Italia tirava anche per il cibo, era vista come una parte importante.
Ora non lo è più?
Adesso anche quello è cambiato perché tutte le squadre hanno il loro cuoco. Una volta invece si guardava molto la qualità della cucina, che in Italia è e resta imbattibile. Mi ricordo che gli stranieri rimanevano colpiti anche solo per un cappuccino, e anche soltanto per quello venivano da noi molto volentieri.
A livello tecnico invece i ritiri sono cambiati?
Secondo me non è cambiato tantissimo rispetto a 15 anni fa, l’idea di base è sempre quella. Il primo ritiro, quello di dicembre, è quello in cui ci si trova tutti assieme e serve per fare gruppo, anche perché è l’unica occasione durante l’anno in cui si è davvero tutti, dagli atleti allo staff. Si allena più il fondo, senza troppa intensità. Invece il secondo, quello di gennaio, è più specifico anche come lavori, e si formano già i diversi gruppi, per esempio non c’è chi va a correre poco dopo in Australia.


Qual è stato il posto più bello in cui sei stato in ritiro, e quello che invece ricordi meno volentieri?
Secondo me il luogo migliore in generale è Gran Canaria. Ci siamo stati ai tempi di Bjarne Riis, in una bellissima struttura, un golf club molto grande in cui avevamo una villetta ogni tre corridori. Anche come qualità di allenamento, clima, un po’ tutto. Il ricordo peggiore forse è del 2013, quando a gennaio siamo andati in Corsica una settimane per vedere le prime tappe del Tour che iniziava da lì. Il posto era molto bello, ma abbiamo preso 5 giorni di pioggia e vento e con Riis ci si allenava sempre e comunque.
Matteo, ultima domanda. Durante quest’inverno preparerete un corsa in particolare tra quelle di primavera?
In generale puntiamo a fare bene in tutte le classiche fin dalla Sanremo, tanto più che ci siamo rinforzati con corridori di qualità come Kung e Mozzato. In più nel 2026 saremo presenti a tutte le corse WorldTour e vogliamo fare bene anche anche all’Amstel e alla Liegi con Alaphilippe e Hirschi. Se proprio dovessi dire due corse che fanno per noi però, forse direi che Fiandre e Roubaix sono i due grandi obiettivi di primavera. Sono sicuro che abbiamo la squadra per fare molto bene.