Mentre si allontana l’incubo della Peste Suina – è notizia recente che entro fine anno dovrebbero essere eliminate le limitazioni – lo spettro dell’Influenza Aviaria minaccia sempre più da vicino gli allevamenti ovini del nostro territorio.
A fare il punto della situazione è Vincenzo Traldi, direttore del Dipartimento Veterinario di Ats Valpadana.
Il focolaio più vicino si trova nella zona di Crema, nel comune di Casale Cremasco Vidolasco, dove la positività è stata confermata il 27 ottobre. L’allevamento coinvolto ha visto l’abbattimento di 55 mila tacchini. Il focolaio è stato dichiarato estinto il 4 novembre, ma restano attive le misure di contenimento: zona di protezione (3 km) fino al 26 novembre e zona di sorveglianza (10 km) fino al 5 dicembre.
Un altro episodio ha interessato un allevamento di fagiani in provincia di Lodi, al confine con Cremona: anche in questo caso il focolaio è stato estinto nei primi giorni di novembre, con scadenze delle aree di restrizione analoghe (25 novembre per la protezione e 4 dicembre per la sorveglianza).
Situazione simile sul Bresciano, nel territorio di Seniga, dove le misure coinvolgono anche una parte della provincia di Cremona. Le date di estinzione sono analoghe agli altri casi.
A complicare il quadro, un ulteriore focolaio in provincia di Mantova, nel comune di Guidizzolo, estinto proprio sabato dopo aver colpito un allevamento di tacchini. Mantova è inoltre interessata dalla zona di sorveglianza legata a un focolaio parmense, dichiarato chiuso il 6 novembre.
A dimostrazione di una circolazione sempre più diffusa, il virus è stato rinvenuto anche nella fauna selvatica: un cigno è risultato positivo nel comune di Goito e si attendono gli esiti degli esami su altri esemplari trovati morti nell’area del lago Superiore di Mantova.
Come evidenzia Traldi, l’auspicio delle autorità sanitaria è che l’epidemia non assuma l’aggressività dello scorso anno, ma la prudenza resta altissima, soprattutto perché — come confermano gli studi più recenti — si tratta di nuove introduzioni virali e non di ri-circolazioni interne.
“Il virus ormai circola ogni anno, soprattutto negli uccelli selvatici stanziali, e spesso riesce a entrare negli allevamenti” sottolinea Traldi. “Dicembre e gennaio sono mesi critici: l’attenzione deve essere massima”.
Le indicazioni agli allevatori sono chiare: “rispettare rigorosamente le norme di biosicurezza, controllare tutto ciò che entra nei capannoni, cambiare le calzature, lavare i piazzali e le aree di ingresso, utilizzare correttamente le zone filtro e monitorare con cura i mezzi in entrata”.
Sul fronte della peste suina, invece, si registrano segnali positivi. Da diverso tempo non si sono più verificati nuovi focolai nel suino domestico e la zona di restrizione 3 è stata revocata. Restano le zone 1 e 2, legate alla persistenza del virus nella popolazione di cinghiali.
La provincia di Cremona ha inoltre visto una riduzione della zona 1, ora limitata al comune di Crotta d’Adda. Anche per la peste suina, tuttavia, resta fondamentale mantenere comportamenti corretti in tema di biosicurezza.
Laura Bosio
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