OLGIATE OLONA – “Allevamento infetto da influenza aviaria“. Il cartello, con tanto di logo di Regione Lombardia, è comparso all’esterno di una azienda agricola colpita dal temibile virus degli avicoli. L’attività è stata sigillata su ordine del dipartimento veterinario di ATS Insubria e messa in “quarantena”: sono in corso le procedure di sanificazione e disinfestazione previste dai protocolli e l’accesso ai capannoni è vietato. Ma dalle indagini svolte il contagio non sarebbe di origine esterna all’allevamento, quindi non causato da animali selvatici: ATS Insubria ha comunque messo sotto osservazione le attività nel raggio di tre chilometri e istituito una zona di sorveglianza nel raggio di dieci chilometri dall’allevamento infetti.
Da dove arriva il virus
Stando a quanto trapela dai canali istituzionali, l’allevamento colpito dal virus è stato sigillato per tempo e subito sono state avviate le procedure di sanificazione a cura delle aziende specializzate indicate da Ats. Dalle verifiche fatte si sarebbe trattato di un contagio interno, non dovuto ad animali esterni all’allevamento stesso. I tecnici hanno appurato che le procedure di sanificazione e disinfestazione di routine previste dai protocolli sono state seguite correttamente, pertanto la presenza del virus sarebbe legata a motivi accidentali. L’allevamento è stato messo in “quarantena” per un periodo di 21 giorni, durante il quale verrà sottoposto ad una ripetuta sanificazione degli ambienti e dei mezzi, poi potrà riprendere l’attività.
L’allerta preventiva
Il focolaio del virus è stato scoperto nei giorni scorsi ed è stato confermato dall’Istituto zooprofilattico sperimentale di Brescia, che ha attestato la positività dei campioni analizzati. Subito è scattata la procedura di allerta e di profilassi prevista dai protocolli: controlli e misure rigorose per tutte le aziende avicole entro tre chilometri dall’allevamento in cui è stato rilevato il virus e una zona di sorveglianza di dieci chilometri che arriva fino all’Altomilanese, alla provincia di Como e alla zona del Gallaratese e di Malpensa. Il consiglio che è stato dato alle aziende agricole è di tenere precauzionalmente galline e polli all’interno dei capannoni, anche se la tipologia di contagio induce a non creare allarmismi ingiustificati.
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