Un visitatore distratto potrebbe scambiarlo per un arazzo. Ma anche un occhio più attento potrebbe pensare che sia un tessuto. E invece, quello che da oggi si può ammirare al Mudec, il museo delle Culture di Milano, è un mosaico composto da piume raffigurante il cardinale Giulio Rospigliosi (1600-1669), poi papa Clemente IX. Un’intelligente acquisizione da parte del Comune meneghino ha portato nelle collezioni civiche questa autentica rarità. L’opera, realizzata in ambito messicano nella seconda metà del 1600, è un particolare esempio di arte “amanteca”, una tecnica che prevedeva l’applicazione di fogli di carta “amatl” (che veniva prodotta nell’America precolombiana) su una lastra di rame. Successivamente, i fogli venivano rivestiti da piume di volatili variopinti come il quetzal (venerato da Maya e Atzechi) o il colibrì. La particolarità di quest’opera sta nel fatto che raffigura un personaggio all’epoca vivente.

A raccontare la vicenda è Carolina Orsini, conservatrice del Mudec, che nel 2021, insieme a Luca Tosi, attualmente funzionario al Castello Sforzesco, aveva lavorato al riallestimento della collezione permanente del museo. In quell’occasione era stato rinvenuto un altro ritratto simile in piume raffigurante papa Alessandro VII Chigi (che fu proprio il predecessore di Clemente XI). Stessa tecnica, stesse dimensioni, stessa provenienza: Messico. In quel caso, è documentato il committente: il famoso studioso Athanasius Kircher, attraverso la rete gesuitica nel Nuovo Mondo. L’opera è stata esposta al Mudec per un anno per poi tornare in collezione privata. Solo successivamente un antiquario ha segnalato al Mudec l’attuale dipinto, che era finito in un’asta internazionale dopo essere stato esportato dall’Italia. Il collegamento con l’altro mosaico in piume è stato immediato, e il Comune si è attivato per l’acquisto. Tosi, intanto, ha identificato il ritratto su tela del cardinale Rospigliosi che ha fatto da modello: si conserva a Roma, a Palazzo Barberini, e fu dipinto da Giovanni Maria Morandi nel 1667. «Lo stemma, la posa della mano, il balcone sullo sfondo sono gli stessi – raccontano Orsini e Tosi –. Molto probabilmente, un disegno o una stampa furono inviati in Messico e qui copiati dagli artisti amantechi». Proprio gli oggetti in piume, tra i vari manufatti prodotti oltre Oceano, erano i più ricercati, «perché mostravamo l’ingegno delle popolazioni indigene». L’opera più antica opera che ci è arrivata è una Messa di San Gregorio, un mosaico di piume su legno eseguito in Messico nel 1539 dagli indios per ringraziare Paolo III della bolla Sublimis Deus, con cui papa Farnese dichiarò che i nativi delle Americhe possedevano un’anima, condannando la schiavitù a cui venivano sottoposti.

Il mosaico composto da piume raffigurante il cardinale Giulio RospigliosiIl mosaico composto da piume raffigurante il cardinale Giulio Rospigliosi

La maggior parte di questi oggetti sono quindi devozionali (come la serie di santi “piumati” conservata nel santuario di Loreto): il ritratto attuale di Rospigliosi, e quello di papa Chigi, sono invece due eccezioni, notevoli anche per il formato più grande. Opere fuori dal comune, che risalgono ad un periodo più tardo legato ad un gusto ormai barocco. Inoltre farsi fare un ritratto del genere voleva sottolineare un legame con il Nuovo Mondo. E Rospigliosi, intellettuale e collezionista legato ai Barberini – e amico di Kircher -, fu anche nunzio apostolico in Spagna, e quindi molto legato alle Americhe. Proprio nell’Urbe, nella chiesa di Sant’Ildefonso in via Sistina che fece ampliare, venne collocata la prima copia della famosa icona della Vergine di Guadalupe.

Gli studi sui due dipinti ora proseguono: la bottega è la stessa e si pensa che siano anche stati conservati per lungo tempo assieme. Lo conferma il loro comune stato di conservazione: per consolidare le piume e fermarne il deterioramento è stato usato in passato lo stesso tipo di vernice che ha dato oggi questo particolare aspetto, quasi da tessuto. I funzionari milanesi sono adesso in contatto con i colleghi messicani per valutare un eventuale restauro, ma anche per allargare le ricerche su altre opere simili. I lavori sono solo all’inizio, promette Orsini. Il ritratto Rospigliosi, intanto, si può ammirare da oggi nella sala intitolata a Manfredo Settala: scienziato e viaggiatore, nel 1600 raccolse migliaia di reperti di tutti i tipi da tutto il mondo, compresi dei ritratti in piume andati perduti. E, last but not least, fu amico sia di Kircher che di Flavio Chigi, futuro papa Alessandro VI.