di
Flavio Vanetti

A quasi otto mesi dall’infortunio la campionessa del mondo di gigante ha rimesso gli sci a Cervinia sulle nevi di casa insieme col fratello e coach Davide, nel giorno in cui è stata accesa la fiamma olimpica

Federica Brignone ha finalmente rotto il ghiaccio, anzi… la neve, nel senso che è tornata sugli sci dopo il terribile incidente del 3 aprile (237 giorni), nel corso del gigante degli assoluti all’Alpe Lusia, e soprattutto dopo questi lunghi mesi nei quali il suo orizzonte è stato il J-Lab, il bellissimo centro medico e di riabilitazione della Juventus a ridosso dell’Allianz Stadium.

Il primo test, insieme col fratello e coach Davide,  in vista di un ritorno auspicato ma ancora indefinibile in termini di data e di evento (la speranza di tutti è che sia pronta almeno per i Giochi olimpici di Milano-Cortina, il prossimo febbraio) è avvenuto verso la metà mattina di oggi, 26 novembre, a Cervinia (poco dopo l’accensione ad Olimpia della fiamma olimpica) . Sui social è subito circolata la notizia: «La tigre è tornata». E’ stata davvero una prova soft, condotta sotto gli occhi del fratello Davide – suo allenatore – e di Giuseppe Abruzzini, capo dell’équipe dei fisioterapisti della Federazione Sport Invernali.



















































La detentrice della Coppa del Mondo assoluta – nonché vincitrice di tre coppe di specialità e di un oro e un argento al Mondiale 2025 di Saalbach – ha usato dei normalissimi sci “turistici”, ovvero senza lamine accentuate e senza gli standard che normalmente servono per le gare della Coppa del Mondo. Federica ha effettuato quattro giri, per un totale di 40 minuti circa, in assoluta scioltezza: lo scopo era di provare le sensazioni del primo rientro in campo libero, senza forzare.

È possibile che domani, 27 novembre, ci sia una replica – meteo permettendo: oggi ci sono state raffiche di vento a ostacolare, tant’è che l’inizio del test è stato rinviato di almeno un’ora –, quindi Federica tornerà al J-Medical per continuare il piano di lavoro elaborato da medici e fisioterapisti, chiamati a un’opera meticolosa e precisa perché il danno che ha avuto – frattura pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, oltre a una lesione del comparto capsulo-legamentoso mediale e una lesione del legamento crociato anteriore (il legamento, peraltro, è oggetto di un recupero conservativo e non chirurgico: altrimenti, addio Giochi) – è davvero grave e normalmente richiede un anno mezzo per il pieno recupero.

Contestualmente alla ripresa dell’attività indoor, la Brignone metterà a punto successive prove, ovviamente a crescere: a seconda dell’evolversi della situazione tenterà di aggiungere carichi e difficoltà per capire come reagisce la gamba. E, soprattutto, che cosa le dice la testa, probabilmente il giudice più severo in questa rincorsa alla ripresa dell’attività sportiva.

26 novembre 2025 ( modifica il 26 novembre 2025 | 15:53)